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Papers
Brand life 02-11-2011

Le prigioni del linguaggio pubblicitario italiano. E alcuni piani internazionali di fuga.

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P. Musso, E. Sala, Università Cattolica di Milano
patrizia.musso@unicatt.it; elisabetta.sala@brandforum.it

Il carcere, di per sé, non sembra presentare alcuna caratteristica atta a un suo efficace utilizzo come location per uno spot pubblicitario contemporaneo: oltre alla sua dimensione denotativa, l'ampia e variegata dispersione connotativa lo rendono in linea di principio un ambiente con una scarsa valenza attrattiva per le imprese, intenzionate da sempre a promuovere nel migliore dei modi (quindi in ambienti da sogno e con personaggi positivi e da imitare) i loro prodotti e servizi.

 

A meno di non ricorrere a strategie discorsive che siano in grado di aprire un gioco comunicativo con il pubblico...Come è successo in occasione del noto evento statunitense del Superbowl, con lo spot Audi.

 

 

Queste le premesse del saggio realizzato nell'ambito di una ricerca sul tema "Carceri. Cinema, televisione, teatro, videogame, pubblicità".

 

Si tratta di un intervento che è stato pubblicato nella rivista "Comunicazioni sociali on line", n. 4, Dipartimento di Scienze della Comunicazione dell'Università Cattolica di Milano. 

 

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