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Slow Brand 29-10-2018

Cosa ricerca l’uomo viaggiando in modo slow?

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Francesca Canevari, Network di Brandforum.it
info@brandforum.it

Il turismo lento è una modalità di viaggio che negli ultimi anni sta prendendo sempre più piede tra le scelte turistiche attuali.

 

Il 2019 infatti sarà l’anno del turismo lento, un’occasione unica per coinvolgere viaggiatori stranieri e non, con lo scopo di valorizzare quei territori italiani meno conosciuti, per sponsorizzarli in modo innovativo e sostenibile.

 

Questa modalità di viaggio permetterà al turista di sperimentare sulla propria pelle la bellezza dei luoghi italiani, la cultura e l’artigianalità tipica: si tratta di un fenomeno in crescita che elogia la riscoperta di un territorio in lentezza, privilegiando lunghe camminate a piedi, gite in bicicletta e immersioni nella cultura locale. Ma che cosa spinge una persona a viaggiare in modo slow?

 

 

L’epoca in cui viviamo è caratterizzata dalla frenesia e dallo stress: si cerca di sopravvivere alla giungla urbana adattandosi ai suoi ritmi sempre più fast e soffocanti. Queste conseguenze prodotte dalla modernità incidono negativamente sul benessere degli individui. Al giorno d’oggi siamo tutti in movimento: non ci si accontenta di stare fermi sulla propria poltrona, ma si sente il bisogno di uscire e di rompere la condizione di immobilità. Diversi sociologi affermano che si cerca di scappare dalla prigionia e dalla routine per trovare un luogo libero dall’oppressione e dalla futilità, con l’obiettivo di riscoprire i valori essenziali della vita. Perché non farlo viaggiando?

 


Il viaggio viene intrapreso per allontanarsi momentaneamente dalle quotidiane abitudini, andando alla ricerca di qualcosa di nuovo da scoprire e imparare. Il turista contemporaneo sta però diventando insoddisfatto: realizza viaggi sempre più corti e frantumati. Cerca esasperatamente di riempire il proprio tempo a disposizione con più azioni possibili per non permettere alla noia di sopraggiungere. Questa è una tipica caratteristica del “viaggiatore moderno”: fare il possibile per non “perdere tempo”. In questo modo però, si coglie solo la superficialità e l’approssimazione in ogni destinazione, causando nel turista una continua irrequietezza.
Sentiamo quindi la necessità di evadere da questa vita caotica, abbracciando una nuova modalità di viaggiare basata sulla lentezza, sul contatto con l’ambiente circostante e sull’essenzialità. Per sopravvivere a questa situazione si cerca una forma di rallentamento, una pausa dalla frenesia per apprezzare pienamente l’ambiente e connettersi ai ritmi della natura. È da questa esigenza che nasce il viaggio lento.

 


Lo slow travel costituisce un’opportunità per inoltrarsi nel territorio e farne un’esperienza autentica, ma è anche un’occasione per consentire un puro incontro con un’altra cultura. Il viaggiatore crea profondi legami con la territorialità e la dimensione del locale (culture, tradizioni, usi e costumi, abitudini alimentari, ecc), cogliendo le differenze e arricchendo quindi la propria conoscenza, come analizzato all’interno del volume “Turismo Digitale. In viaggio tra i click” (FrancoAngeli, 2018). Viaggiando in modo slow cerchiamo dentro di noi la nostra anima selvatica che si assopisce dietro la veste di persona urbana.

 

Turismo contemporaneo: tra fast e slow 
In questo scenario che per alcuni aspetti potrebbe sembrare idilliaco, c’è però da chiedersi se essendo così abituati alla “velocità” tipica del digitale, riusciamo a sperimentare esperienze completamente “slow”. Paradossalmente, sembra che il digital (fast) conviva e anzi, supporti, un viaggio slow. Come? Se ci pensiamo bene, internet e lo smartphone seguono il turista in tutto il suo viaggio lento: prima quando organizza il proprio itinerario informandosi sui percorsi e cercando consigli su blog o forum, durante per immortalare i ricordi o utilizzare mappe digitali, dopo per condividere sui social i propri scatti ed esperienze.
Anche un viaggio lento spesso necessita di organizzazione e pianificazione ed è qui che il digital gioca il suo ruolo. Ad esempio, per poter riservare un posto dove dormire o un mezzo di trasporto viene in aiuto internet che, oltre alla prenotazione in sé, permette anche di trovare la scelta perfetta tra una vastità di offerta. Gli strumenti digitali permettono da un lato di aiutare il turista ad ottenere informazioni e prenotazioni in modo veloce e immediato, ma allo stesso tempo anche di dilatare i tempi e le esperienze del viaggio, tramite la condivisione di immagini, storie e racconti a posteriori.


Grazie alle nuove tecnologie digitali infatti, il viaggio non termina quando il turista torna a casa, ma, con la pubblicazione di fotografie e stories sui social, il vissuto esperienziale viene dilatato e prolungato nei tempi. Il turista odierno non si limita a raccontare le proprie avventure ad un gruppo di amici radunato attorno ad un tavolo, ma vuole condividere i propri ricordi sulle piattaforme digitali permettendo a tutti, conoscenti e non, di “vivere e partecipare” al proprio viaggio. Tramite la condivisione sui social di informazioni, esperienze e consigli, ognuno ha la possibilità di farsi un’idea sulla destinazione e venirne in qualche modo influenzato.
In quest’ottica quindi il digital non è solo “fast”, ma amplifica e prolunga l’esperienza del viaggio in modo “slow”.

 


Abbiamo visto che gli strumenti digitali seguono il viaggio in tutta la sua interezza e sembra quindi difficile staccarsene. Dobbiamo imparare a dosarli nel giusto modo. Per un’esperienza slow più autentica, potremmo evitare l’utilizzo del digital laddove non necessario. Ad esempio, arrivati in cima ad una montagna proviamo a non prendere in mano lo smartphone per fotografare subito il paesaggio o visitare i social, ma godiamoci la vista, impariamo ad apprezzare le bellezze della natura e il rumore del silenzio. Godiamoci il senso di libertà regalataci dal viaggio lento e camminiamo alla scoperta del mondo e di noi stessi.
La lentezza non è un limite, ma un modo per amplificare l’esperienza e la conoscenza. L’obiettivo non è riempire il tempo con qualsiasi azione con l’ansia di non sapere come occuparlo, ma è usare il tempo per compiere senza fretta le nostre attività. Non esiste il “tempo perso”, ma è tutto “tempo per vivere... e viaggiare".

 

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Francesca Canevari, 26 anni di passione per il viaggio: appena posso faccio la valigia, anzi, lo zaino e parto! Dopo una laurea in Relazioni Pubbliche e Comunicazione di Impresa e un Master in Account e Sales Management ho iniziato a lavorare nel mondo del marketing e delle vendite. Nel tempo libero amo informarmi su nuove mete da esplorare e organizzare itinerari per viaggi di qualsiasi tipo.

Viaggiare mi rende felice e appagata: sono troppo curiosa per starmene tra le mie mura senza vedere ciò che c'è fuori, dai nuovi paesaggi alle diverse culture. Mi piace perdermi tra le vie ed esplorare in modo insolito una località, conoscere le persone del posto e raccontare di un Paese con i miei occhi. Con una macchina fotografica, un quaderno su cui scrivere e nuove avventure sono la persona più felice del mondo! francesca-canevari@libero.it

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