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Brand in Italy 23-03-2019

#SBF019: AAA Nuovi Slow Boss cercasi

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Antonia Iacobelli, Network di Brandforum.it
info@brandforum.it

Stop. Rew. Play. Tre azioni. Tre i tasti del telecomando che usiamo, ormai, in automatico per risintonizzarci sul filo del discorso di un film che, distorto dagli effetti speciali, fa sempre più fatica a rimanere impresso nelle menti di chi lo guarda.


Fermarsi, tornare indietro e ricominciare, sono i tre paradigmi del mondo moderno che echeggiano come un imperativo controcorrente in questa società che scorre ininterrotta, proprio come le scene di un film dove musica, suoni ed effetti speciali sembrano essere l’unico escamotage per emozionare un pubblico apparentemente assuefatto alla semplicità.

 


Ma siamo davvero alla ricerca di così tanto artificio?
A dirla tutta, per quanto Hollywood ci abbia abituato a prodotti cinematografici abilmente costruiti con le tecniche più all’avanguardia, spesso – probabilmente – le emozioni più intense ce le danno le storie più semplici, raccontate nella loro autentica essenza per arrivare dritte alla nostra intimità.

 

 

Dal cinema al business, il passo può essere più breve di quanto ci si immagini. Se si vuole una platea di consumatori e collaboratori realmente coinvolta nel plot narrativo della propria attività, anche gli effetti speciali del branding più evoluto non possono che attenuarsi e rallentare. Paradosso?

 


D’altro canto i rischi dell’irrefrenabile corsa al progresso, della sterile smania di operosità, sono ben noti fin dall’inizio del secolo scorso. Eppure ancora oggi, la sola idea di porre un freno agli insostenibili ritmi di vita e lavoro pare talmente anacronistica da doverla giustificare. Verrebbe quasi da pensare – ahimè - che la portata rivoluzionaria dei “Tempi moderni” di Chaplin sia più attuale che mai, se dopo quasi un secolo fanno ancora scalpore quelle organizzazioni che, invece, hanno iniziato a ricercare un’insolita sincronia con i lenti respiri delle proprie persone, senza guardare con ansia le ingrate lancette di un orologio che corre troppo in fretta.

 


Fortunatamente – seppur non senza effetto sorpresa - gli echi del cambiamento di rotta verso una gestione più #slow delle proprie risorse sono sempre più numerosi e pronti a risuonare intensamente nel panorama del branding odierno. E per quanto tale decisione richieda ai leader di oggi di indossare spesse lenti per superare la miope visione di un presente apparentemente poco efficiente, i vantaggi della lungimiranza sono concreti e si prospettano numerosi agli occhi dei più coraggiosi.

 


Non solo coraggio, però. Capacità di ascolto e di condivisione delle idee, empatia, sensibilità, fiducia, una buona dose di diplomazia e – perché no – un pizzico di simpatia, figurano tra gli ingredienti fondamentali che portano la leadership ad un livello superiore e che danno alla figura dello #slowboss quel gusto ricercato, ma al tempo stesso talmente semplice e genuino da risultare familiare.
La nuova e tanto vagheggiata armonia diffusa dalle “buone maniere” dello #slowboss è pronta a rimpiazzare il clima di “terrore e preoccupazione” tipico di un ambiente di lavoro quasi fantozziano, dominato dallo strapotere di un megadirettore che – per nostra fortuna – rimane semplicemente il grottesco personaggio relegato alla sagace comicità di Paolo Villaggio e di un tempo ormai sempre più remoto.

 

 

#slowboss è, quindi, chi sa andare controcorrente, chi osa rallentare in un mondo che va veloce e crede in una nuova relazione tra brand e persone, dove le minacce lasciano posto ai consigli e il dovere del lavoro è sostituito dal piacere.

 

L’Osservatorio di Brandforum in questi anni ne ha scovati diversi durante le ultime edizioni di Slow Brand Festival:

 

2016 (https://brandforum.it/papers/1456/vincitori-sbf016-slow-boss-e-slow-brand-2016)

 

(Ph. Alessandra Maraschio) - Ruben Abbattista - Presidente Circolo del Design Torino

 

 

 

2017 (https://brandforum.it/papers/1525/chi-sono-i-vincitori-di-sbf017)

 

(Ph. Giulia Giaccon) - Maria Emanuela Salati (Responsabile formazione, progetti evolutivi e welfare ATM) - più votato dalla Giuria Tecnica

 

 

(Ph. Giulia Giaccon) - Dante Bonacina (Direttore Commerciale Ca' del Bosco) - più votato dalla Community di Brandforum

 

 

2018 (https://brandforum.it/papers/1556/gli-slow-boss-alla-conquista-di-sbf018). 

 

(Ph. Giulia Giaccon) - Emanuela Salati (Slow Boss 2017) passa il testimone a Enrica Acuto Jacobacci, Slow Boss 2018

 

 

(Ph. Giulia Giaccon) - Gherardo Magri, Slow Boss 2018 (web)

 

 

(Ph. Giulia Giaccon) - Nicola Piazza, Slow Boss 2018 (web - menzione speciale)

 

 

Siamo oggi alla ricerca di nuovi leader lungimiranti e carismatici per il 2019, da premiare al prossimo #SBF019 (6 giugno, Enel Store Milano).

 

Per segnalarci le vostre preferenze avrete tempo fino al 29 aprile, compilando questo agile questionario in forma anonima: https://rebrand.ly/SlowBoss2019

 

 

E se nel frattempo vi dovesse capitare di finire incastrati negli ingranaggi della fabbrica come moderni Charlot? Il solo modo per liberarsi è, ovviamente, l’arresto forzato. In alternativa, come prevenzione, essere #slow può essere la soluzione.

 

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Antonia Iacobelli
Laureata triennale in Mediazione Linguistica e Interculturale all’Università di Bari, ha approfondito lo studio dell’inglese e del russo con il Corso di Laurea Magistrale presso l’Università Cattolica di Milano in Scienze Linguistiche, curriculum Management Internazionale, per ampliare l’ambito di conoscenza al mondo delle organizzazioni e del branding. Con la tesi magistrale in Storia e Linguaggi della Pubblicità ha avuto modo di valutare l’impatto della leadership femminile sulla comunicazione interna d’impresa.

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