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	<title>Brand life Archives - Brandforum.it</title>
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	<link>https://www.brandforum.it/category/brand-life/</link>
	<description>L'osservatorio culturale sul branding</description>
	<lastBuildDate>Fri, 28 Feb 2020 14:32:29 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
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		<title>La società signorile di massa</title>
		<link>https://www.brandforum.it/paper/la-societa-signorile-di-massa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Patrizia Musso]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Feb 2020 14:32:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Brand life]]></category>
		<category><![CDATA[GIOVANI]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.brandforum.it/la-societa-signorile-di-massa/</guid>

					<description><![CDATA[<p>Recensione del libro del sociologo Luca Ricolfi, <em>La societ&#224; signorile di mass</em><em>a</em>, Milano, La nave di Teseo editore, 2019</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&ldquo;<em>L&rsquo;Italia &egrave; una repubblica democratica fondata sul lavoro</em>&rdquo;: cos&igrave; scrissero i padri costituenti nel primo articolo della &ldquo;magna charta&rdquo;, su cui si fonda l&rsquo;ordinamento giuridico del nostro Paese.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un&rsquo;affermazione pi&ugrave; volte disattesa, ma che ha comunque offerto un importante riferimento simbolico e valoriale ai nostri nonni e ai nostri genitori, impegnati a risollevarsi dalle macerie del secondo conflitto mondial<span style="font-size:12.0pt"><span style="font-family:&quot;Times New Roman&quot;,serif"><span style="color:black">e.</span></span></span> In quegli anni difficili l&rsquo;etica del lavoro e lo spirito di sacrificio spinsero le persone a dare il meglio di s&egrave;, fino a trasformare un Paese agricolo e sonnolento come l&rsquo;Italia in una moderna potenza industriale. Nel contempo, il lavoro (e lo studio) si proposero come vie per migliorare il tenore di vita, strumenti di affermazione sociale, occasioni per uscire dalla condizione di povert&agrave; estrema in cui versava la gran parte delle nostre campagne. Dietro il boom economico (1958-1963) c&rsquo;erano le storie dei Borghi, dei Fumagalli, degli Zoppas, dei Zanussi: imprenditori visionari, che su quell&rsquo;etica e su quello spirito avevano giocato le proprie carte. Vincendo la sfida. E generando benessere per tutta la comunit&agrave;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img decoding="async" class="gallery inline_image" src="/wp-content/uploads/2021/05/copertina_ricolfi_def_home.jpg"></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#000099;"><strong>1. Consumo opulento e repubblica &ldquo;fondata sulle rendite&rdquo;</strong></span></p>
<p>A distanza di sessant&rsquo;anni il quadro &egrave; completamente mutato: oggi verrebbe da dire che<strong> l&rsquo;Italia &egrave; diventata una repubblica &ldquo;fondata sulle rendite&rdquo;</strong>, ossia sull&rsquo;elevatissima ricchezza privata accumulata negli ultimi decenni dalle famiglie, grazie all&rsquo;imponente espansione del debito pubblico e alle operazioni speculative sui mercati immobiliari e finanziari. Insomma, siamo diventati una &ldquo;societ&agrave; signorile di massa&rdquo;, come suggerisce &#8211; con elegante metafora &#8211; il sociologo Luca Ricolfi nell&rsquo;omonimo volume, recentemente uscito in libreria. Un passaggio analogo all&rsquo;evoluzione dei comuni in signorie, quando ricchi mercanti e banchieri decisero di &ldquo;immobilizzare&rdquo; i patrimoni acquisiti, cominciando a fregiarsi di titoli nobiliari e ad arricchire di marmi, affreschi, stucchi e decorazioni le dimore di famiglia. Con la differenza che questa volta il fenomeno &egrave; di massa: riguarda un po&rsquo; tutti gli Italiani. E non soltanto una cerchia ristretta di privilegiati.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>I tratti caratteristici dell&rsquo;odierna societ&agrave; signorile di massa sono tre, secondo Ricolfi</strong>:</p>
<p>1. a differenza di quanto avviene nella gran parte dei Paesi avanzati,<strong> il numero dei cittadini che non lavorano supera di gran lunga il numero di quelli che lavorano</strong>. Per la precisione, in Italia solo il 43,3% dei cittadini in et&agrave; lavorativa contribuisce alla crescita della ricchezza complessiva con la propria attivit&agrave;;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>2.<strong> una gran parte della popolazione si dedica a forme di consumo opulento</strong>, capaci di soddisfare esigenze che in passato solo i &ldquo;signori&rdquo; potevano permettersi: seconda auto, seconda casa, dispositivi tecnologici di ultima generazione, costose attrezzature da sub o da sci, weekend lunghi e ripetuti in localit&agrave; dai nomi esotici, corsi di lingue e di judo per i figli, osteopata e personal trainer, cibi macrobiotici, lunghi apericena come preludio di vagabondaggi notturni. Nella popolazione nativa &ldquo;il surplus, ossia il consumo che eccede i bisogni essenziali, supera il triplo del livello di sussistenza&rdquo; (Ricolfi, 2019, p. 38). <strong>Tuttavia, la dinamica di questi consumi non &egrave; alimentata dal reddito derivante da un&rsquo;attivit&agrave; lavorativa o dall&rsquo;esercizio del rischio d&rsquo;impresa, ma dalle &ldquo;rendite&rdquo; di cui la famiglia dispone</strong>, ossia dalla tipica fonte su cui, tradizionalmente, nobili, proprietari terrieri e classe agiata hanno poggiato le proprie vite;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>3. il sistema economico ha cessato di crescere</strong>: per l&rsquo;intero decennio 2009-2018, segnato dalla recessione o da tassi di crescita prossimi all&rsquo;1% annuo, l&rsquo;Italia si &egrave; comportata come le &ldquo;societ&agrave; fredde&rdquo; del passato, ove la crescita era assente. Oppure impercettibile o negativa. Siamo dunque entrati in una societ&agrave; &ldquo;a somma zero&rdquo;, nella quale &#8211; a fronte di una &ldquo;torta&rdquo; che mantiene inalterate le proprie dimensioni &#8211; successi e fallimenti, invidia sociale e mentalit&agrave; del carpe diem, ottimismo e vittimismo, s&rsquo;intrecciano e si sovrappongono: i progressi di qualcuno corrispondono inevitabilmente agli arretramenti di qualcun altro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I pilastri su cui si regge questo sistema vanno individuati, secondo Ricolfi, nell&rsquo;enorme ricchezza &#8211; reale e finanziaria &#8211; accumulata nei decenni passati dalle famiglie, nel costante abbassamento del livello effettivo di istruzione, cui si accompagnano forme di &ldquo;disoccupazione volontaria&rdquo; riconducibili al fenomeno dei NEET (Neither in Employment nor in Education or Training), e nella presenza di una &ldquo;infrastruttura paraschiavistica&rdquo; (op.cit., p. 71), costituita da soggetti &#8211; stranieri, ma non solo -, che vengono inseriti in ruoli servili, a beneficio di cittadini italiani: lavoratori stagionali nei campi, badanti senza contratto, dipendenti in nero addetti a mansioni pesanti, prostitute, ma anche addetti allo spaccio di sostanze illegali, lavoratori della <em>Gig Economy</em> (es.: consegne a domicilio di cibo), addetti al magazzinaggio, alla pulizia, all&rsquo;assistenza sociale, alla sorveglianza, spesso operanti in condizioni di forte precariet&agrave;<a href="#_ftn1" name="_ftnref1" title="">[1]</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#000099;"><strong>2. Fenomenologia del consumo signorile</strong></span></p>
<p>Dopo aver definito le coordinate e le premesse di carattere teorico, Ricolfi passa a tratteggiare una godibilissima e ironica &ldquo;fenomenologia&rdquo; del consumo signorile, caratterizzato ad esempio &nbsp;dall&rsquo;espansione senza precedenti della pratica del mangiare &ldquo;fuori casa&rdquo;, secondo una logica aspirazionale, legata a un immaginario culturale, di status, pi&ugrave; che a esigenze di carattere funzionale: si spiega cos&igrave; il fiorire &#8211; accanto a ristoranti, bar e pizzerie &#8211; di yogurterie, focaccerie, piadinerie, sushi bar, kebaberie, ma anche la trasformazione di chef pi&ugrave; o meno stellati in celebrit&agrave; alla pari dei cantanti e dei calciatori, nel mentre influencer e food blogger assurgono al ruolo di &ldquo;figure guida&rdquo; per masse di follower alla disperata ricerca di nuovi stimoli ed esperienze da acquistare. Divertentissime anche le pagine sul &ldquo;subconsocio successorio&rdquo;, che caratterizza &#8211; secondo l&rsquo;Autore&nbsp; &#8211; un particolare esponente della generazione Y, ossia il &ldquo;giovin signore&rdquo;, abituato a un&rsquo;esistenza senza slanci ideali e senza rischi, sotto l&rsquo;ombrello protettivo del patrimonio di famiglia, ma in realt&agrave; costretto a vivere in una condizione psicologica di &ldquo;doppio legame&rdquo; (parassitismo e dipendenza) con chi gli procura i mezzi necessari a realizzare il privilegio di poter &ldquo;consumare senza lavorare&rdquo;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In ogni caso, l&rsquo;ingente quantit&agrave; di tempo libero regalata dallo sviluppo delle nuove tecnologie e dall&rsquo;accesso alla &ldquo;condizione signorile&rdquo; non viene impiegata. secondo l&#39;Autore, per &ldquo;innalzare il livello culturale delle persone, la loro sensibilit&agrave; artistica, la loro capacit&agrave; di vivere in modo saggio, piacevole e salutare&rdquo;, ma per &ldquo;ampliare lo spettro dei consumi&rdquo; (op.cit., p. 93), chiamati ad &ldquo;attrezzare&rdquo; gli spazi vuoti dell&rsquo;esistenza individuale. A titolo di esempio, nel 2018 la spesa complessiva degli Italiani per il gioco d&rsquo;azzardo &egrave; stata pari a 107,3 miliardi di euro, pi&ugrave; o meno la cifra che lo Stato ha investito nello stesso anno per finanziare la sanit&agrave; pubblica (op.cit., pp. 124-125).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#000099;"><strong>3. Un prodotto a termine</strong></span></p>
<p>Non si tratta di semplice predilezione per il superfluo: il consumo &ldquo;signorile&rdquo; ridefinisce anche il concetto di status e il significato delle relazioni. Ad esempio, un tempo si leggevano i libri: oggi si va alle presentazioni, ai festival, alle fiere, a veder parlare l&rsquo;autore. Provvedendo, per&ograve;, a scattarsi un selfie davanti all&rsquo;ingresso, da condividere all&rsquo;istante con i propri amici. Gi&agrave;, perch&eacute; in una societ&agrave; post-crescita, come quella attuale, ove il senso di autorealizzazione non &egrave; pi&ugrave; legato al superamento di ostacoli e difficolt&agrave;, ma al semplice accesso a &ldquo;beni posizionali&rdquo;, che consentono di distinguersi dagli altri, affermando una presunta superiorit&agrave; nei loro confronti, lo status del singolo viene spesso misurato dal numero di like ricevuti sui social. Si innesca in questo modo un perverso gioco, nel quale &ldquo;la condivisione diventa la marca distintiva dell&rsquo;individualismo nell&rsquo;era di Internet&rdquo; (op.cit., p. 170). Un concetto che richiama alla mente quello di &ldquo;altruismo narcisistico <a href="#_ftn1" name="_ftnref1" title="">[2</a><a href="#_ftn2" name="_ftnref2" title="">]</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La conclusione del viaggio di Ricolfi nei nuovi scenari del consumo suona abbastanza pessimistica: <strong>la societ&agrave; signorile di massa &egrave; un prodotto a termine, con la scadenza impressa nel suo DNA, come la vita per i replicanti di Blade Runner</strong>. Prima o poi i soldi finiranno, gli ingenti patrimoni accumulati dalle famiglie si esauriranno, la stagnazione si trasformer&agrave; in declino. Ne deriver&agrave; un processo di &ldquo;argentinizzazione&rdquo; lenta del nostro Paese.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per fortuna, questo non &egrave; un esito scontato, a patto che la societ&agrave; signorile di massa prenda coscienza di s&eacute;. <strong>L&rsquo;Autore propone varie soluzioni: due, apparentemente di segno opposto, mi hanno particolarmente colpito</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#000099;"><strong>3.1. Sciogliere vincoli burocratici e normativi</strong></span></p>
<p>La prima consiste in una liberazione dall&rsquo;eccesso di burocrazia e di normazione &#8211; con conseguente moltiplicazione degli adempimenti e dei centri decisionali -, in cui incaglia qualunque iniziativa. Una situazione che blocca la produttivit&agrave; del nostro Paese, ostacolandone la crescita e l&rsquo;attitudine a reggere la concorrenza a livello internazionale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#000099;"><strong>3.2. Il valore della lentezza e dell&rsquo;attesa</strong></span></p>
<p>La seconda &#8211; suggerita tra le righe &#8211; &egrave; il <strong>recupero di un&rsquo;etica improntata ai valori della lentezza e dell&rsquo;attesa</strong>, alla capacit&agrave; di apprezzare le imprese che comportano un&rsquo;evoluzione lenta e una fatica (op.cit., p. 161): una battaglia ideale in cui firme e amici di Brandforum &#8211; da <strong>Patrizia Musso</strong> a <strong>Bruno Contigiani</strong>, da <strong>Lucia Adamo</strong> e <strong>Sergio Tonfi</strong><a href="#_ftn3" name="_ftnref3" title="">[3]</a> &#8211; sono impegnati da alcuni anni. Ci dovremmo riappropriare del &ldquo;diritto di non fare nulla&rdquo;, occupando il tempo vuoto con una sorta di ozio &ldquo;operoso&rdquo;, fatto di solitudine, contemplazione, pensiero, amicizia, progetti per il futuro, buone letture. Se necessario addirittura noia e dolce far niente, purch&eacute; siano antidoti alla bulimica rincorsa di occasioni di consumo con cui riempire ogni istante della vita quotidiana.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#000099;"><strong>4. Nodi problematici</strong></span></p>
<p>Occupandomi di marketing e di comportamenti di consumo, ho apprezzato molto (e letto tutto d&rsquo;un fiato) questo libro, davvero ricco di dati, di stimoli e di originali chiavi di lettura: dal fenomeno del <strong>food delivery</strong> al successo di <strong>Airbnb</strong>, dalle vendite di cosmetici a base di acido ialuronico al viaggio in compagnia con <strong>BlaBlaCar</strong>. Consiglio vivamente la lettura di queste pagine.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Mi sono tuttavia rimasti alcuni dubbi, relativi a nodi problematici lasciati scoperti dall&#39;Autore.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#000099;"><strong>4.1. Knowledge worker</strong></span></p>
<p>Il primo riguarda il mondo dei knowledge worker, ossia <strong>il ruolo delle professioni creative e intellettuali</strong>, soggette a un processo di continua erosione del valore percepito nel nostro Paese: una deriva che sta portando a una vera e propria commoditizzazione di queste competenze, il cui contributo ideativo appare difficilmente &ldquo;misurabile&rdquo; in riferimento a specifici indicatori di performance. Mi vengono in mente due ambiti, con i quali ho dei contatti abbastanza frequenti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Nel mondo della pubblicit&agrave;</strong>, come evidenziato in una recente ricerca condotta da Federica Ceccotti<a href="#_ftn4" name="_ftnref4" title="">[4]</a> dell&rsquo;Universit&agrave; La Sapienza, si parte dall&rsquo;assunto &#8211; non dimostrato &#8211; che vi sia del &ldquo;polline creativo&rdquo; che costantemente si muove nell&rsquo;aria, in attesa di essere intercettato e inserito all&rsquo;interno delle strategie aziendali: inutile dunque pagare dignitosamente dei professionisti, se &egrave; sufficiente raccogliere gli stimoli provenienti dall&rsquo;esterno, magari attraverso un &ldquo;contest&rdquo;, selezionando di volta in volta quelli ritenuti pi&ugrave; appropriati.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Nel mondo accademico</strong> si delegano parti importanti del &ldquo;ciclo produttivo&rdquo; (lezioni, colloqui, tesi ed esami, ecc.) a soggetti dotati di riconosciute competenze (PhD, attivit&agrave; di ricerca, pubblicazioni, abilitazione scientifica, esperienze professionali, ecc.), ma privi di stabile inquadramento: ricercatori a tempo determinato, assegnisti di ricerca, docenti a contratto, assistenti alla didattica, ecc.</p>
<p>Non si tratta di figure complementari e accessorie, come una diffusa &ldquo;vulgata&rdquo; tende a far credere ai pi&ugrave;: come segnalato dall&rsquo;ultimo Focus sul personale delle Universit&agrave; Italiana, uscito nel 2019, <strong>il sistema si regge abbondantemente sull&rsquo;apporto di personale non strutturato</strong> (49.556 unit&agrave; contro 46.570 &ldquo;incardinati&rdquo;)<a href="#_ftn5" name="_ftnref5" title="">[5]</a>. &Egrave; dunque difficile ricondurre queste figure al paradigma del &ldquo;giovin signore&rdquo;, che astutamente procrastina l&rsquo;ingresso nel mondo del lavoro in attesa di tempi migliori. Basti pensare a Marilena Ciciarello, premiata pi&ugrave; volte dall&rsquo;American Society of Hematology per le sue ricerche sui meccanismi che alimentano la leucemia: biologa ultraquarantenne, sposata e madre di due figlie, continua a operare come &ldquo;borsista precaria&rdquo; &#8211; a vent&rsquo;anni dalla laurea &#8211; presso l&rsquo;Azienda Ospedaliero Universitaria Orsola-Malpighi di Bologna<a href="#_ftn6" name="_ftnref6" title="">[6]</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#000099;"><strong>4.2. Frammentazione dimensionale delle imprese</strong></span></p>
<p>Il secondo riguarda la frammentazione dimensionale che caratterizza l&rsquo;attivit&agrave; d&rsquo;impresa nel nostro Paese<a href="#_ftn7" name="_ftnref7" title="">[7]</a>. E&rsquo; un fenomeno tutto sommato recente, che ha preso avvio alla met&agrave; degli anni Settanta, quando, di fronte alla crisi del modello di produzione fordista, l&rsquo;Italia ha imboccato un modello di sviluppo del tutto originale nel contesto dei paesi industrializzati: il percorso si &egrave; basato sulla <strong>valorizzazione delle piccole imprese, dei distretti industriali, del made in Italy, nel mentre si rinunciava a una strategia di rilancio dell&rsquo;industria basata sulla ricerca, sull&rsquo;innovazione di processo, sugli investimenti nelle nuove fonti di energia</strong><a href="#_ftn8" name="_ftnref8" title="">[8]</a>. Venuta meno la fiducia nel progresso e nel futuro, si &egrave; cominciato a cercare conforto e rassicurazione in un passato idilliaco, mai esistito realmente come tale, in un saper fare artigianale frutto dell&rsquo;esperienza pi&ugrave; che della ricerca e dell&rsquo;innovazione. In parallelo, le famiglie, quasi a proteggersi da un futuro percepito come incerto e imprevedibile, hanno cominciato ad accumulare ingenti risparmi privati, che oggi vengono investiti nel mercato immobiliare e in quello finanziario. Senza generare tangibili ricadute sulla produttivit&agrave; e sui livelli occupazionali del nostro Paese, fatta eccezione per l&rsquo;indotto &#8211; spesso sommerso &#8211; nel settore edilizio..</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Forse &egrave; giunto il momento di ripensare alcune scelte strategiche, distinguendo con maggior chiarezza ci&ograve; che &egrave; industria e produzione seriale da ci&ograve; che &egrave; &ldquo;atelier creativo&rdquo; e laboratorio di idee. E investendo con maggior coraggio sulla ricerca e sull&rsquo;innovazione.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#000099;">Luca Ricolfi, sociologo, insegna <em>Analisi dei dati</em> all&rsquo;Universit&agrave; di Torino e presiede la fondazione David Hume. </span></p>
<div>
<p>Link: <span style="color:#000099;">intervista all&rsquo;Autore</span><a href="https://www.youtube.com/watch?v=7ZCCE9J9h6w" target="_blank" rel="noopener"> https://www.youtube.com/watch?v=7ZCCE9J9h6w</a></p>
</div>
<div>&nbsp;</p>
<hr size="1" />
<div id="ftn1">
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1" title="">[1]</a> Vedi anche M. Ferri, F. Iacovone, <em>Consumati. Siamo uomini o merci?</em>, Roma, Massari, 2019.</p>
</div>
<div id="ftn2">
<p><a href="#_ftnref2" name="_ftn2" title="">[2]</a> C. Villa, &ldquo;Brand entertainment reloaded in Italia e nel mondo&rdquo;, in P. Musso (a cura di), <em>Brand Reloading. Nuove strategie per comunicare, rappresentare e raccontare la marca</em>, Milano: FrancoAngeli, 2011, pp. 135-153.</p>
</div>
<div id="ftn3">
<p><a href="#_ftnref3" name="_ftn3" title="">[3]</a> P.Musso, <em>Slow Brand. Vincere imparando a correre pi&ugrave; lentamente</em>, Milano, FrancoAngeli, 2017; B. Contigiani, <em>Vivere con lentezza</em>, Milano, Orme Edizioni, 2008; S. Tonfi, <em>Super Brands. Da grandi poteri, grandi responsabilit&agrave;</em>, Milano, FrancoAngeli, 2017.</p>
</div>
<div id="ftn4">
<p><a href="#_ftnref4" name="_ftn4" title="">[4]</a> F. Ceccotti, <em>Le agenzie di comunicazione nel nuovo scenario dell&#39;integrated marketing communication. Innovazione, competizione e relazioni</em>, Milano, McGraw-Hill, 2018.</p>
</div>
<div id="ftn5">
<p><a href="#_ftnref5" name="_ftn5" title="">[5]</a> A fronte di 33.969 professori (tra ordinari ed associati) e di 12.601 ricercatori a tempo indeterminato, nei nostri atenei si contano 7.692 ricercatori a tempo determinato, 14.105 assegnisti di ricerca e ben 27.759 docenti a contratto. Fonte: MIUR. <a href="http://ustat.miur.it/dati/didattica/italia/atenei">http://ustat.miur.it/dati/didattica/italia/atenei</a></p>
</div>
<div id="ftn6">
<p><a href="#_ftnref6" name="_ftn6" title="">[6]</a> G.Venturini, &ldquo;Negli Stati Uniti sono una ricercatrice pluripremiata, in Italia una precaria. Come se il mio lavoro fosse un hobby&rdquo;, in&nbsp; <em>Il Fatto Quotidiano</em>, 16 febbraio 2020.</p>
</div>
<div id="ftn7">
<p><a href="#_ftnref7" name="_ftn7" title="">[7]</a> G. Qualizza, &ldquo;Stakeholder engagement e marche locali: risultati di un&rsquo;indagine esplorativa&rdquo;, in<em> Micro &amp; Macro Marketing</em>, n. 3 (2019), pp. 407-434.</p>
</div>
<div id="ftn8">
<p><a href="#_ftnref8" name="_ftn8" title="">[8]</a> Tra il 2001 e il 2013 la copertura degli investimenti delle imprese in Ricerca e Sviluppo con finanziamenti pubblici &egrave; scesa in Italia dal 14,9% al 6,4%. Gli stanziamenti pubblici per attivit&agrave; di R&amp;S si sono attestati nel 2014&nbsp; a 8,5 miliardi di euro, mentre in Francia si sono avvicinati ai 15 miliardi e in Germania hanno superato la soglia dei 25 miliardi. Cfr. M. Schilling e F. Izzo, <em>Gestione dell&rsquo;innovazione</em>, Milano, McGraw-Hill, 2017, p. 64.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Comunicazione d’impresa e brand management: il caso di Scuola Zoo</title>
		<link>https://www.brandforum.it/paper/comunicazione-dimpresa-e-brand-management-il-caso-di-scuola-zoo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Patrizia Musso]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Oct 2019 18:42:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Brand life]]></category>
		<category><![CDATA[GIOVANI]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.brandforum.it/comunicazione-dimpresa-e-brand-management-il-caso-di-scuola-zoo/</guid>

					<description><![CDATA[<p><em>Mirko Olivieri, Junior Editor di Brandforum.it</em></p>
<p>Quali dinamiche comunicative scendono in campo quando si tratta di coinvolgere la <strong>Generazione Z</strong>? Intervista a <strong>Francesco Marinelli</strong>, Editor in Chief di <strong>Scuola Zoo</strong></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-left:0cm; margin-right:0cm; text-align:justify">I paradigmi del marketing tradizionale e della comunicazione d&rsquo;impresa sono radicalmente cambiati grazie al web. Gli utenti della Rete, infatti, chiedono un <strong>dialogo sempre pi&ugrave; diretto e autentico con le aziende</strong> attraverso diversi touchpoint come, per esempio, i social media.</p>
<p style="margin-left:0cm; margin-right:0cm; text-align:justify">&nbsp;</p>
<p style="margin-left:0cm; margin-right:0cm; text-align:justify">Le imprese, di conseguenza, hanno dovuto ripensare il modo di posizionarsi sul mercato di riferimento e di interagire con il proprio target: una <strong>riorganizzazione degli strumenti comunicativi</strong> &egrave; stata necessaria per far fronte a queste nuove sfide. In un contesto cos&igrave; dinamico e competitivo, le imprese devono ricorrere a <strong>strategie di brand management e di brand positioning il pi&ugrave; distintive possibile</strong>.</p>
<p style="margin-left:0cm; margin-right:0cm; text-align:justify">&nbsp;</p>
<p style="margin-left:0cm; margin-right:0cm; text-align:justify">
Per fare chiarezza su queste tematiche, abbiamo intervistato <strong>Francesco Marinelli</strong>, giornalista professionista ed Editor in Chief di <strong>Scuola Zoo</strong>, il media brand della Generazione Z, che si rivolge e coinvolge complessivamente una community di oltre 4 milioni di ragazzi fra i 15 e i 25 anni.</p>
<p style="margin-left:0cm; margin-right:0cm; text-align:justify">&nbsp;</p>
<p style="margin-left:0cm; margin-right:0cm"><img decoding="async" class="gallery inline_image" src="/wp-content/uploads/2021/05/CopertinaHomePage.jpg"></p>
<p style="margin-left:0cm; margin-right:0cm">&nbsp;</p>
<ol>
<li style="text-align:justify"><span style="color:#3300cc"><strong>Il digitale ha ormai cambiato il modo in cui si fa comunicazione d&#39;impresa: tra strategie social, trend hunting, vantaggi e criticit&agrave;, come ha risposto ScuolaZoo a queste sfide?</strong></span></li>
</ol>
<p style="margin-left:0cm; margin-right:0cm">&nbsp;</p>
<p style="margin-left:0cm; margin-right:0cm; text-align:justify"><em>ScuolaZoo vive in mezzo alle nuove generazioni. Il nostro target (15-25) &egrave; un&rsquo;evoluzione continua, e tra i nostri compiti c&rsquo;&egrave; quello di dare voce alle loro storie e quello di cercare di intuire e anticipare alcuni trend. Essere al passo con le nuove generazioni significa avere con loro un <strong>rapporto sincero e di scambio continuo</strong>: &egrave; cos&igrave; che nascono i nostri contenuti. Nascono dal dialogo con la nostra audience, non sono mai calati dall&rsquo;alto. Questo significa avere sempre un bilanciamento: da una parte avere una visione chiara, che si traduce in strategie di contenuto e strategie social, dall&rsquo;altra <strong>evitare di imporre contenuti</strong> e creare gabbie. I vantaggi e le criticit&agrave; sono tutte qui dentro, nel mantenere cio&egrave; un linguaggio e un taglio che siano identificativi, senza perdere mai la <strong>capacit&agrave; di ascolto</strong>.</em></p>
<p style="margin-left:0cm; margin-right:0cm; text-align:justify">&nbsp;</p>
<ol start="2">
<li style="text-align:justify"><span style="color:#3300cc"><strong>Definire un obiettivo strategico di lungo periodo &egrave; ormai fondamentale per ogni azienda, cos&igrave; come essere pro-attivi e cercare di anticipare i cambiamenti pu&ograve; risultare differenziante. Come intende posizionarsi ScuolaZoo in futuro?</strong></span></li>
</ol>
<p style="margin-left:0cm; margin-right:0cm">&nbsp;</p>
<p style="margin-left:0cm; margin-right:0cm; text-align:justify"><em>ScuolaZoo vuole essere il <strong>media brand di riferimento per le nuove generazioni</strong>. E lo vuole fare attraverso un piano di <strong>diversificazione dei propri contenuti</strong>. Essere il punto di riferimento per le nuove generazioni significa avere pi&ugrave; pubblici: queste persone non sono isolate. Intorno a loro gravitano altri pubblici interessati: quello dei professori, dei genitori, delle istituzioni, delle associazioni, delle aziende. Il nostro posizionamento &egrave; chiaro: vogliamo essere un interlocutore per tutti questi pubblici, fare dei progetti editoriali insieme a loro, avendo sempre chiara la nostra missione, che &egrave; quella di mettere al centro le nuove generazioni.</em></p>
<p style="margin-left:0cm; margin-right:0cm; text-align:justify">&nbsp;</p>
<ol start="3">
<li style="text-align:justify"><span style="color:#3300cc"><strong>Quali sono le considerazioni da fare in fase di costruzione di un piano di comunicazione aziendale e quanto conta davvero oggi il branded content?</strong></span></li>
</ol>
<p style="margin-left:0cm; margin-right:0cm">&nbsp;</p>
<p style="margin-left:0cm; margin-right:0cm; text-align:justify"><em>Noi abbiamo un&rsquo;anima doppia: siamo allo stesso tempo generalisti (seguendo l&rsquo;attualit&agrave; di quello che succede nella vita dei ragazzi e delle ragazze) e verticali su alcuni macro temi. Al flusso pi&ugrave; largo si sovrappone quindi un flusso parallelo fatto di interessi. Essere il media brand di riferimento delle nuove generazioni non significa coprire soltanto l&rsquo;ambito della scuola e dell&rsquo;universit&agrave;. La vita di queste persone &egrave; fatta anche di passioni, attivit&agrave;, lavoro, sogni per il proprio futuro. &Egrave; su questo binario parallelo che possiamo portare valore anche alle aziende. Noi partiamo sempre dalle <strong>storie che si vogliono raccontare</strong>: e anche dietro a un prodotto o a un servizio ci pu&ograve; essere una storia da raccontare, qualcosa che lasci un segno a chi ci segue. Alla base di tutto ci deve essere sempre la <strong>sincerit&agrave; di una storia</strong>, e le nuove generazioni (native digitali) sono abituate a passare del tempo sui contenuti, anche di quelli fatti dalle aziende. Quello che non deve mancare mai &egrave; il <strong>valore</strong> che si vuole lasciare loro attraverso le storie.</em></p>
<p style="margin-left:0cm; margin-right:0cm; text-align:justify">&nbsp;</p>
<p style="margin-left:0cm; margin-right:0cm; text-align:justify">Un linguaggio identificativo, la capacit&agrave; di ascoltare e di captare i trend del momento per favorire un dialogo trasparente e sincero sembra essere proprio la formula magica di quelle imprese che non possono pi&ugrave; fare a meno di continuare a innovarsi per rimanere competitive e sapersi distinguere, (anche!) attraverso&nbsp;la comunicazione.</p>
<p style="margin-left:0cm; margin-right:0cm">&nbsp;</p>
<p style="margin-left:0cm; margin-right:0cm">&#8212;&#8211;</p>
<p style="margin-left:0cm; margin-right:0cm"><strong><span style="color:#3300cc">Breve descrizione dell&rsquo;intervistato</span>:</strong></p>
<p style="margin-left:0cm; margin-right:0cm">&nbsp;</p>
<p style="margin-left:0cm; margin-right:0cm"><img decoding="async" class="gallery inline_image" src="/wp-content/uploads/2021/05/c0o18tYd_400x400.jpg"></p>
<p style="margin-left:0cm; margin-right:0cm; text-align:justify"><em>Francesco Marinelli &egrave; un giornalista professionista. Inizia la sua carriera nel 2012 nella redazione de Il Post, dove passa tre anni come redattore e social media manager. Nel 2014 apre un suo blog, sempre su Il Post, per parlare di Europa. Nel 2016 inizia una nuova avventura come Direttore Editoriale di OVO, la pi&ugrave; grande videoenciclopedia italiana e nel 2016 passa in Red Bull Italia come Editor in Chief. Da settembre 2019 &egrave; Editor in Chief di ScuolaZoo, il media brand delle nuove generazioni.</em></p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>PR e Marketing: l’unione fa la forza. Parola di Andrea Polo, direttore comunicazione di Facile.it</title>
		<link>https://www.brandforum.it/paper/pr-e-marketing-lunione-fa-la-forza-parola-di-andrea-polo-direttore-comunicazione-di-facile-it/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Patrizia Musso]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Mar 2019 16:02:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Brand life]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><em>Elia Buongarzone e Felice Ragona, Network di Brandforum</em><br />
A fianco delle attivit&#224; di marketing &#232; importante sviluppare un buon piano di comunicazione, tenendo sempre presente alcuni elementi fra cui: il contesto, la prossimit&#224; e la capacit&#224; di stupire l&#39;interlocutore.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Andrea Polo</strong>, direttore della comunicazione di <strong>Facile.it</strong>, &egrave; intervenuto nel corso del modulo tenuto dalla Prof Patrizia Musso di &ldquo;Forme e strategie della comunicazione digitale&rdquo; all&rsquo;interno del Master in <em>Comunicazione, Marketing Digitale e Pubblicit&agrave; Interattiva</em> dell&rsquo;<strong>Universit&agrave; Cattolica del Sacro Cuore</strong> di Milano per sottolineare l&#39;importanza di un buon piano di comunicazione in affiancamento alle attivit&agrave; di marketing. La sua testimonianza ha abbracciato oltre al case aziendale attuale anche pi&ugrave; in generale una serie di campagne/attivit&agrave; svolte nel corso della sua lunga carriera professionale.</p>
<p>Prima di cominciare, &egrave; stato subito sottolineato come spesso<strong> la figura del responsabile delle pubbliche relazioni</strong> sia confusa con quella del marketer. Il PR si occupa di mantenere i rapporti con i media e le istituzioni, non di advertising. Nonostante questo, il rapporto tra chi &egrave; responsabile delle relazioni esterne e chi lo &egrave; del marketing deve essere di stretta collaborazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>
Il focus si &egrave; poi spostato sulla comunicazione e su come questa possa essere resa efficace in ambito aziendale. Da non trascurare assolutamente &egrave; il <strong>contesto</strong> in cui la &ldquo;notizia&rdquo; (legata a un certo brand) viene veicolata: bisogna sempre tenere a mente che il destinatario dei comunicati &egrave; un essere umano, quindi influenzabile dal contesto circostante; sta al responsabile dell&#39;ufficio stampa provare a prevederlo, quando possibile. Le tipologie di contesto sono, principalmente, tre:<br />
<strong>&bull; Geografico </strong>(ad esempio, un comunicato con renne e Babbo Natale sotto la neve non pu&ograve; andare bene in due Paesi assai diversi come l&rsquo;America e l&rsquo;Australia, se il periodo in cui viene veicolato &egrave; dicembre);<br />
<strong>&bull; Culturale</strong>;<br />
<strong>&bull; Ambientale</strong> (ad esempio, se &egrave; periodo invernale di brutto tempo, bisogna calcolare i tempi diversi con cui il giornalista arriver&agrave; in redazione, rispetto a una giornata estiva).</p>
<p>
Un altro dei pilastri della comunicazione &egrave; il <strong>comunicato stampa</strong>, che deve essere visto come il proprio biglietto da visita: la prima impressione &egrave; quella che conta, &egrave; quindi necessario impostarlo nella maniera corretta. Innanzitutto, deve informare, incuriosendo il destinatario, che deve essere spinto a leggerlo fino in fondo. Il titolo &egrave;, al proposito, fondamentale. Occhiello e sottotitolo fungono, poi, da collaboratori nel catturare l&rsquo;attenzione del destinatario. In questo caso, il referente sar&agrave; un giornalista di una determinata testata, che va convinto dell&#39;importanza dei dati riportati per far s&igrave; che il comunicato venga poi pubblicato.</p>
<p>
Sono <strong>due le chiavi vincenti nel mondo della comunicazione</strong>: prossimit&agrave; e capacit&agrave; di stupire l&#39;interlocutore. La <strong>prossimit&agrave; </strong>pu&ograve; avere diverse forme:<br />
<strong>&bull; Fisica</strong>: quando il valore della notizia &egrave; relazionato alla vicinanza del lettore (es. vicinanza geografica);<br />
<strong>&bull; Empatica</strong>: quando la rilevanza della notizia dipende dall&#39;affinit&agrave; con gli interessi del lettore;<br />
<strong>&bull; Sociologica</strong>: quando l&#39;interlocutore si rivede in una notizia in base alla fase di vita che sta attraversando.</p>
<p>
<strong>La capacit&agrave; di stupire il lettore</strong>, riassumibile nel cosiddetto &quot;frustino sadomaso&quot; &#8211; cos&igrave; chiamato per via di un esperimento di psicologia cognitiva, nel quale tra tanti elementi messi in un lungo elenco della spesa i soggetti memorizzavano molto pi&ugrave; facilmente quello pi&ugrave; strano &#8211; che consiste nel rompere gli schemi con la realt&agrave; di tutti i giorni, inserendo elementi fuori dal comune, al fine di attirare l&#39;attenzione. Questo contribuisce a far in modo che una notizia diventi virale e che questa sia ripresa da quante pi&ugrave; testate possibile.</p>
<p>
Infine, il dott Polo ha focalizzato la sua presentazione su <strong>4 drivers utili per costruire una buona strategia di comunicazione aziendale</strong>:<br />
<strong>&bull; Dati</strong>: che vanno scremati, cos&igrave; da consegnarli nella maniera pi&ugrave; chiara possibile nelle mani del giornalista;<br />
<strong>&bull; Tendenze</strong>: cercare di far in modo che i comunicati vertano su fatti di stretta attualit&agrave;;<br />
<strong>&bull; Curiosit&agrave;</strong>: il &quot;frustino sadomaso&quot; di cui sopra;<br />
&bull; Corporate: informazioni che riguardino l&#39;azienda che emette il comunicato.</p>
<p>
Per far s&igrave; che il comunicato non venga considerato esclusivamente come una &ldquo;forma di pubblicit&agrave;&rdquo; e insieme catturi l&rsquo;interesse del ricevente del messaggio (sia il giornalista sia, poi, il lettore/telespettatore/radioascoltatore&hellip;) si deve puntare soprattutto sulle prime tre leve (dati, tendenze, curiosit&agrave;). La parte &ldquo;corporate&rdquo; arriver&agrave; in un secondo momento. Succede spesso che sia il giornalista stesso a inserire una parte &ldquo;corporate&rdquo; nel proprio pezzo (ad esempio con frasi come: &hellip;i dati arrivano dall&rsquo;osservatorio RC auto di Facile.it, il pi&ugrave; importante comparatore di polizze auto&hellip;.); a quel punto, arrivata sui media la notizia, i consumatori conosceranno e riconosceranno il brand come autorevole e, quindi, ne percepiranno anche il valore corporate.</p>
<p>
Nel corso dell&#39;incontro, ampio spazio &egrave; stato dato anche alle case history di Facile.it.&nbsp; Il Dott Polo ha cos&igrave; raccontato alcuni dei casi pi&ugrave; rappresentativi della sua carriera di comunicatore, nel corso della quale &egrave; riuscito a conseguire, anche con budget limitati, risultati importanti. Ed &egrave; proprio con un appunto sui budget che si &egrave; chiusa la sua interessante testimonianza, perch&eacute; troppo spesso considerati tra i parametri che determinano il successo di una campagna di comunicazione:</p>
<p>&quot;<strong>Per una grande comunicazione non servono grandi budget e grandi budget non fanno una grande comunicazione</strong>&quot;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p><strong>Elia Buongarzone</strong>. Nato nel 1991 a Tolentino nelle Marche. Attualmente studente del Master in Comunicazione, Marketing Digitale e Pubblicit&agrave; Interattiva dell&#39;Universit&agrave; Cattolica Del Sacro Cuore di Milano.</p>
<p>Laureato in Economia e Commercio presso l&rsquo;UNIVPM di Ancona, ho proseguito i miei studi nella stessa Facolt&agrave; e nel marzo del 2018 ho conseguito la laurea magistrale in Economia e Management curriculum amministrazione finanza e controllo. Nel mio percorso di studi mi sono approcciato diverse volte al marketing, in particolare ho affiancato un mio amico nell&rsquo;apertura di un&rsquo;azienda commerciale cooperando nelle attivit&agrave; di marketing digitale e ottenendo riscontri pratici delle strategie. Da questa esperienza ho capito quale fosse stata la strada da intraprendere.</p>
<p>La mia frase preferita &egrave;: &quot;Non &egrave; la pi&ugrave; forte delle specie che sopravvive, n&egrave; la pi&ugrave; intelligente, ma quella pi&ugrave; reattiva ai cambiamenti.&quot;</p>
<p>(LinkedIn: <a href="https://www.linkedin.com/in/elia-buongarzone/" target="_blank" rel="noopener">https://www.linkedin.com/in/elia-buongarzone/</a>)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Felice Ragona</strong>. Vengo da Capo d&rsquo;Orlando, un piccolo paesino in provincia di Messina, in Sicilia. Attualmente studente del Master in Comunicazione, Marketing Digitale e Pubblicit&agrave; Interattiva dell&#39;Universit&agrave; Cattolica Del Sacro Cuore di Milano.<br />
Presso la facolt&agrave; di Scienze della Comunicazione dell&rsquo;Universit&agrave; di Roma Tre, nel corso del primo anno, ho iniziato a collaborare con Bloglive.it, un network composto da dei blog pi&ugrave; piccoli di tipo settoriale, ricoprendo, nel giro di qualche mese, il ruolo di caporedatorre della sezione musica. L&igrave;, il mio primo approccio con WordPress e, di conseguenza, con gli strumenti SEO. Mi sono laureato nel mese di novembre 2017, dedicando i mesi successivi al conseguimento di certificati linguistici (IELTS e DELE) che mi hanno permesso di recuperare e confermare le conoscenze linguistiche acquisite negli anni del liceo.</p>
<p>Da settembre 2018 mi occupo di curare il profilo Instagram di Onstage (@onstagemagazine). Con i social network ho un rapporto che non fatico a definire idilliaco: mi reputo, infatti, una persona molto creativa ed &egrave; proprio sui social che riesco a far s&igrave; che questo lato di me emerga maggiormente.<br />
(LinkedIn: <a href="https://www.linkedin.com/in/felice-ragona/" target="_blank" rel="noopener">https://www.linkedin.com/in/felice-ragona/</a>)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Huawei: quando l&#8217;adv va oltre la promozione</title>
		<link>https://www.brandforum.it/paper/huawei-quando-ladv-va-oltre-la-promozione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Patrizia Musso]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Mar 2019 16:02:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Brand life]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.brandforum.it/huawei-quando-ladv-va-oltre-la-promozione/</guid>

					<description><![CDATA[<p><em>Valentina Conoci, Costanza Arcagni, Francesca Burzoni</em> - Network di Brandforum.it<br />
Analisi dell&#39;ultima campagna pubblicitaria di Huawei e del suo adattamento ai diversi mezzi di comunicazione su cui &#232; stata veicolata.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La pubblicit&agrave; &egrave; lo strumento principer per promuovere prodotti/servizi. Chiaramente, affinch&eacute; sia efficace, &egrave; necessario utilizzare la strategia migliore ma allo stesso tempo &egrave; importante anche scegliere i mezzi di comunicazione pi&ugrave; adeguati.</p>
<p>
A questo proposito, abbiamo deciso di analizzare nel dettaglio la strategia pubblicitaria utilizzata dalla societ&agrave; <strong>Huawei</strong>, la quale in occasione dell&rsquo;uscita dei nuovi modelli di smartphone<em> Huawei P20 </em>e <em>Huawei P20 Pro</em>, ha deciso di realizzare differenti <strong>spot pubblicitari ideati appositamente per essere adattati ai vari mezzi di comunicazione</strong>.&nbsp;&nbsp;</p>
<p>
La nostra attenzione si &egrave; focalizzata in modo particolare su due tipi di spot: quello trasmesso in <strong>televisione</strong> e quello divulgato sui <strong>social</strong>. Dopodich&eacute;, abbiamo tenuto conto anche di tutta quella comunicazione che avviene fuori di casa (<strong>Out Of Home</strong>) e che include sia la pubblicit&agrave; dinamica che quella statica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Prima di tutto, di chi stiamo parlando?</strong></p>
<p>Huawei &egrave; una societ&agrave; cinese fondata nel 1987 impegnata nella ricerca e nella produzione di apparecchiature per le telecomunicazioni. Con quartier generale a Shenzhen, in Cina, Huawei &egrave; diventato il secondo produttore di smartphone al mondo subito dopo Samsung.&nbsp;Huawei &egrave; attiva in Italia dal 2004 ed &egrave; presente sul territorio nazionale grazie alle 2 sedi di Milano e Roma.&nbsp;Per quanto riguarda la scelta e il significato del nome Huawei, ecco una <strong>#logotale </strong>dedicata:&nbsp;<a href="https://brandforum.it/loghi/dettaglio/2784" target="_blank" rel="noopener"><span style="color:#000080"><u>https://brandforum.it/loghi/dettaglio/2784</u></span></a><br />
&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Spot televisivo</strong></p>
<p>Per quanto riguarda l&rsquo;aspetto televisivo, il brand Huawei, ha creato un nuovo spot pensato appositamente per le principali emittenti tv nazionali. Questa campagna pubblicitaria propone ai consumatori i nuovi device mettendone in luce le caratteristiche.&nbsp;Lo spot in questione&nbsp;(<a href="https://www.youtube.com/watch?v=uLNPvSN8sJ8" target="_blank" rel="noopener"><span style="color:#000080"><u>https://www.youtube.com/watch?v=uLNPvSN8sJ8</u></span></a>), della durata di 1 minuto, &egrave; costituito da scene ben definite che si susseguono rapidamente. Esso si concentra in modo particolare sull&rsquo;<strong>esperienza fotografica professionale</strong> che il nuovo smartphone &egrave; in grado di offrire.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img decoding="async" alt="" src="https://i.pinimg.com/originals/92/1e/43/921e430e0c02d7d4a8ae1b82530cc725.jpg" style="height:190px; width:520px" /></p>
<p>(Una delle prime scene dello spot televisivo)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nei primi secondi dello spot sono presenti delle scene che mostrano alcune parti di attrezzatura fotografica prendere fuoco mentre poco dopo possiamo chiaramente vedere un ragazza tirare fuori dalla sua tasca il nuovo Huawei. Gi&agrave; da queste prime scene il messaggio trasmesso ai consumatori &egrave; evidente: <em>non serve essere professionisti per ottenere risultati professionali.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img decoding="async" alt="" src="https://i.pinimg.com/originals/9e/4f/33/9e4f3352d37c02d371ea34781809378d.jpg" style="height:189px; width:520px" /></p>
<p>(Prima scena in cui viene mostrato il prodotto)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>
Le scene seguenti dello spot sono ambientate in <strong>luoghi tutt&rsquo;altro che classici</strong>. Infatti, possiamo notare posti straordinari che mostrano spiagge rischiarite dall&rsquo;alba, luoghi artistici dai colori sorprendenti e infine scogliere dalla vista mozzafiato.&nbsp;La scelta di questo tipo di ambientazioni non &egrave; casuale, in quanto esse sono caratterizzate da diverse condizioni di luminosit&agrave; e quindi adatte a mostrare al pubblico le prestazioni del nuovo device.<br />
&Egrave; in questi pochi secondi che Huawei tenta di raccontare nel modo migliore possibile le <em>potenzialit&agrave; della nuova fotocamera</em>, come lo zoom ibrido 5X che consente di catturare in modo nitido anche i soggetti a distanza, l&rsquo;obiettivo migliorato che permette di ottenere foto sorprendenti anche in condizioni luminose pessime e infine il riconoscimento dei soggetti, garantito dall&rsquo;Intelligenza Artificiale integrata che riconosce e capisce l&rsquo;immagine che vogliamo creare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img decoding="async" alt="" src="https://i.pinimg.com/originals/c2/3e/0e/c23e0e4a7476c475d538708c8a62ec73.jpg" style="height:390px; width:520px" /></p>
<p>(Una delle scene che mostra le potenzialit&agrave; della fotocamera)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il <strong>payoff </strong>dello spot &lsquo;<em>Un nuovo rinascimento della fotografia</em>&rsquo; d&agrave; particolare importanza al rinnovamento nella fotografia inteso come rinascita che parte prima di tutto da s&eacute; stessi. Il brand, infatti, incoraggia le persone a superare i propri limiti, ad andare oltre le convenzioni ed affrontare qualsiasi situazione si trovi al di fuori della vita quotidiana. Secondo Huawei, saranno proprio i loro nuovi smartphone che ci permetteranno di realizzare scatti perfetti che trasmettono a chi li guarda le nostre passioni ma soprattutto ci&ograve; che siamo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>
Secondo noi, <strong>il payoff rispecchia i valori che il brand cerca di comunicare</strong>, in quanto l&rsquo;obiettivo principale di Huawei &egrave; quello di puntare all&rsquo;innovazione e ai progressi tecnologici in modo tale da poter migliorare ogni volta. Huawei si impegna in questo rinnovamento ma contemporaneamente fa capire ai consumatori che &egrave; necessario un miglioramento anche da parte loro, per questo motivo essi vengono incoraggiati ad uscire dalla cosiddetta &lsquo;comfort zone&rsquo; con lo scopo di scoprire posti nuovi e vivere nuove esperienze. Di conseguenza, Huawei si impegna a <strong>portare il digitale in ogni persona</strong>, accompagnandola in ogni momento e senza mai deludere le sue aspettative.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per quanto riguarda il <strong>target</strong>, l&rsquo;intento principale dello spot &egrave; quello di mostrare come chiunque (anche i meno esperti) possa realizzare delle foto eccezionali in modo semplice, intuitivo e professionale. La loro campagna e di conseguenza anche i loro device, sono pensati per tutti, compresi anche quei consumatori che non hanno dimestichezza nel campo della tecnologia ma che desiderano ugualmente vivere un&rsquo;esperienza fotografica di alto livello.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per tutta la durata dello spot, <strong>il brand non &egrave; presente </strong>in quanto allo spettatore vengono mostrate solo delle rapide inquadrature dello smartphone. &Egrave; invece nella scena finale che viene indicato chiaramente il brand con il rispettivo logotipo. Nonostante la compagnia Huawei non venga nominata durante il minuto dello spot, lo stile incisivo ed energico delle scene risulta per il consumatore facilmente associabile al brand. Inoltre, il fatto di illustrare nello spot in maniera cos&igrave; precisa (talvolta con didascalie) le caratteristiche dei nuovi prodotti, rende il marchio riconoscibile a chi sta guardando. Ciononostante, Il fatto di non mostrare fin da subito il brand &egrave; una tecnica molto usata nel campo della pubblicit&agrave; in quanto attira l&rsquo;attenzione del consumatore per tutta la durata dello spot, incuriosendolo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La societ&agrave; cinese basa la comunicazione dello spot sull&rsquo;<strong>aspetto visivo combinato a quello sonoro</strong>. Le varie immagini che si susseguono appaiono stimolanti e attraenti per lo spettatore, il quale si immedesima nelle situazioni dello spot. Il tutto &egrave; abilmente accompagnato da una <strong>canzone</strong> di sottofondo intitolata <em>Undeniable </em>e realizzata da <strong>Donnie Daydream</strong>. Questa aggiunta musicale conferisce un ritmo energico al video e si sposa perfettamente con lo stile delle immagini. Chi guarda viene pertanto invogliato a provare il prodotto con le proprie mani.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Appare evidente che il messaggio generale che traspare dalle scene dello spot, &egrave; quello di spronare lo spettatore a vivere le proprie esperienze al massimo, a superare i propri limiti e le barriere precostituite senza per&ograve; perdersi nemmeno un istante.&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#000080"><strong>Spot social</strong></span><br />
Per quanto riguarda l&rsquo;ambito virtuale, anche Huawei a fronte del grande sviluppo negli ultimi anni della pubblicit&agrave; attraverso i social network, ha creato uno spot volto a essere esclusivamente trasmesso sulle piattaforme social come <strong>Facebook e Instagram</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Lo spot in questione racconta in 1:40&rsquo;&rsquo; (<a href="https://www.youtube.com/watch?v=CVsgCacPV5w" target="_blank" rel="noopener"><span style="color:#000080"><u>https://www.youtube.com/watch?v=CVsgCacPV5w</u></span></a>) una breve storia nella quale compare come protagonista un simpatico animaletto extraterrestre: tutto comincia con un ragazzino che passeggiando nel bosco, incontra questo essere mai visto prima e decide cos&igrave; di fotografarlo utilizzando il suo telefono Huawei. Subito dopo aver scattato la foto, si trova a fantasticare sulle possibili ripercussioni che l&rsquo;animale potr&agrave; subire in futuro a causa della condivisione della sua foto sui social network: la fama iniziale si trasformer&agrave; poi in strumentalizzazione mediatica volta al solo guadagno e il povero animaletto finir&agrave; imprigionato per essere esposto agli spettatori. A questo punto il ragazzo torna in s&eacute; e decide di eliminare la foto, lasciando fuggire il piccolo extraterrestre.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img decoding="async" alt="" src="https://i.pinimg.com/originals/50/fa/6a/50fa6abe34dc1964154104132d29e6f2.jpg" style="height:205px; width:520px" /></p>
<p>(Scena in cui il ragazzo decide di scattare la foto)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>
Gi&agrave; a primo impatto si pu&ograve; notare come questo spot sia diverso rispetto alle classiche campagne pubblicitarie, ma analizzandolo pi&ugrave; nello specifico queste differenze emergono maggiormente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&ldquo;<em>It&rsquo;s in your hand</em>&rdquo; ovvero &ldquo;<em>&egrave; nelle tue mani</em>&rdquo;: &egrave; questo il <strong>payoff </strong>conclusivo della campagna. &Egrave; differente da quelli comuni poich&eacute; non si concentra solo sul prodotto con l&rsquo;unico intento di pubblicizzarlo: esso trasmette un messaggio chiaro che <strong>mira a far riflettere lo spettatore sul potere che la tecnologia&nbsp;</strong><strong>pu&ograve; avere&nbsp;</strong><strong>nelle sue mani</strong>. Difatti si sottolinea come una semplice foto fatta con un telefono possa causare terribili conseguenze per la vita di un povero animaletto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img decoding="async" alt="" src="https://i.pinimg.com/originals/11/ee/1d/11ee1d06685e7b6aaba7ecb12325085e.jpg" style="height:220px; width:520px" /></p>
<p>(Payoff dello spot social)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Essendo uno spot creato esclusivamente per i social network, Huawei riduce il <strong>target </strong>a coloro che utilizzano in maniera frequente questi tipi di piattaforme. Si pu&ograve; pensare quindi che il target sia composto prettamente dalla fascia giovane della popolazione, che &egrave; probabilmente quella che l&rsquo;azienda vuole colpire maggiormente; in realt&agrave; in questo spot vengono incluse anche le generazioni pi&ugrave; anziane e questo accade grazie alla scelta delle immagini e al loro montaggio che va a creare legami sia con la generazione passata dell&rsquo;alieno &ldquo;Et&rdquo; sia con quella moderna che &egrave; costantemente a contatto con immagini e video riguardanti il tema fantascientifico. Coloro che appartengono alla generazione passata, rivedendo il piccolo extraterrestre, potrebbero ripensare alla loro giovinezza e in modo particolare ai tempi in cui utilizzare tutta questa tecnologia non era indispensabile. Confrontando poi questi anni passati con quelli attuali, &egrave; possibile notare le differenze che caratterizzano ogni epoca, cogliendo dunque maggiormente il messaggio comunicato dallo spot.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per quanto riguarda il brand, la compagnia <strong>Huawei viene nominata solamente nei secondi finali dello spot</strong>, nel tempo precedente non si ha nessun accenno ad esso se non per i telefoni mostrati, dei quali per&ograve; si pu&ograve; solo presupporre la marca poich&eacute; non viene mai inquadrata. Si ha in questa campagna pubblicitaria uno stravolgimento rispetto ai classici canoni usati nel campo della tecnologia poich&eacute; il prodotto quasi scompare. Certo si sottolinea il fatto che il telefono Huawei abbia un&rsquo;eccellente fotocamera, ma non ci si sofferma eccessivamente su questo aspetto poich&eacute; non &egrave; la cosa fondamentale. In questo caso, ci&ograve; che &egrave; realmente importante &egrave; il messaggio comunicato. L&rsquo;azienda in questo modo riesce a mostrare la sua posizione in merito a certi<strong> temi di attualit&agrave; come l&rsquo;uso consapevole dei social </strong>e cos&igrave; pubblicizzare in maniera positiva il brand anche senza mostrarlo in modo evidente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Infine, nel campo della comunicazione la compagnia <strong>basa tutto lo spot sull&rsquo;emotivit&agrave; e sull&rsquo;empatia dello spettatore</strong>. La presenza dell&rsquo;animaletto dallo sguardo dolce &egrave; perfetta per suscitare emozioni in chi guarda, nessuno riuscirebbe a rimanere impassibile di fronte al suo maltrattamento. Alle immagini viene associato il soundtrack che cambia a seconda della scena in cui ci troviamo: si parte da una melodia tranquilla, successivamente si passa ad una musica pi&ugrave; movimentata soprattutto nel momento in cui l&rsquo;animaletto diventa un fenomeno mediatico, in seguito nella scena del lieto fine cambia ancora tornando alla musica iniziale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Concludendo, per quanto riguarda il messaggio, l&rsquo;azienda tramite lo spot tratta vari temi che oggigiorno vengono continuamente discussi: problemi ambientali, lo sfruttamento di animali a scopo di intrattenimento e soprattutto l&rsquo;utilizzo dei social network. In merito all&rsquo;ultimo punto vuole far riflettere sull&rsquo;utilizzo sbagliato e contro producente che essi possono avere: a causa della mania di condivisione che oggi coinvolge la maggior parte della popolazione si pu&ograve; addirittura rovinare la vita di un essere vivente. Il pubblico viene quasi invitato a disconnettersi, a <strong>vivere maggiormente nel mondo reale senza il bisogno di condividere qualsiasi momento ma con la voglia e il bisogno di fare esperienze e creare ricordi indelebili.&nbsp;</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>
Tra le varie particolarit&agrave; di questo spot, il messaggio ne fa sicuramente parte in quanto <strong>risulta essere quasi un paradosso</strong> dal momento che viene trasmesso proprio da un&rsquo;azienda specializzata in device tecnologici.<br />
Si nota quindi come Huawei sia innovativa e originale rispetto alle aziende concorrenti che al contrario si concentrano unicamente nel promuovere i loro prodotti che offrono ai consumatori, non sfruttando al meglio la possibilit&agrave; di comunicare un messaggio importante a un vasto pubblico.</p>
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<p><span style="color:#000080"><strong>Pubblicit&agrave; Out Of Home</strong></span><br />
Un&#39;ulteriore modalit&agrave; promozionale utilizzata dal brand &egrave; l&rsquo;<strong>Out Of Home</strong>. Nella pubblicit&agrave; OOH (sia statica che dinamica) la societ&agrave; cinese incuriosisce l&rsquo;acquirente con un teaser che evidenzia le lettere &ldquo;AI&rdquo;, sottolineando quindi il punto forte del nuovo smartphone: la&nbsp;fotocamera.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img decoding="async" alt="" src="https://i.pinimg.com/originals/46/76/7e/46767e94b635e26e2f0e16bbc037c7e6.jpg" style="height:291px; width:520px" /></p>
<p>(Payoff della campagna pubblicitaria)</p>
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<p>Dopo l&rsquo;evento di lancio del 27 marzo 2018 a Parigi, si &egrave; scoperto che queste lettere stanno per intelligenza artificiale (<strong>Artificial Intelligence</strong>) che aiuta la fotocamera a regolare le sue impostazioni, a riconoscere il soggetto della foto e a stabilizzare l&rsquo;immagine (anche notturna).<br />
L&rsquo;azienda non ha badato a spese per l&rsquo;investimento nella <strong>cartellonistica</strong>, come dimostra l&rsquo;affissione in Plaza de Espa&ntilde;a a Madrid che il 12 giugno 2018 ha vinto il <strong>Guinness World Record come pi&ugrave; grande cartellone pubblicitario al mondo con una superficie di 5673 metri quadrati</strong>.</p>
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<p><img decoding="async" alt="" src="https://i.pinimg.com/originals/71/fa/84/71fa84ab12420bbef95bae079a1d3cc6.jpg" style="height:390px; width:520px" /></p>
<p>(Affissione in Plaza de Espa&ntilde;a)</p>
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<p>
Con questa campagna la Huawei voleva probabilmente arrivare non solo agli appassionati della fotografia, ma a tutti, giovani e non, dato che la societ&agrave;, oggi pi&ugrave; che mai, ruota attorno alle immagini. D&rsquo;altronde chi rinuncerebbe a postare una bella foto di qualit&agrave; sui social?<br />
La fotocamera &egrave; esaltata anche dal <strong>payoff</strong> &ldquo;<em>un nuovo rinascimento della fotografia</em>&rdquo; sempre posto accanto a foto semplici, ma allo stesso tempo d&rsquo;impatto fino ad arrivare alla foto di Eugenio Recuenco nell&rsquo;affissione in Plaza de Espa&ntilde;a, che rappresenta una &ldquo;nuova Annunciazione&rdquo;, intesa come quella del nuovo smartphone.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>
La presenza del Brand &egrave; evidente dai colori utilizzati, le lettere messe in risalto (AI) sono rosse, mentre il resto della frase &egrave; scritto in bianco, proprio come il logotipo, mentre il rosso richiama il marchio della societ&agrave;. Tutto questo porta a uno stile di comunicazione molto semplice, che, mirando alla qualit&agrave; del prodotto, fa per&ograve; anche leva su dei trend della nostra societ&agrave;, che sono appunto la fotografia e l&rsquo;immagine.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img decoding="async" alt="" src="https://i.pinimg.com/originals/10/7c/10/107c10a6434392810ea6b39fe967152f.jpg" style="height:346px; width:520px" /></p>
<p>(Pubblicit&agrave; dinamica del Brand)</p>
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<p><strong><span style="color:#000080">Conclusioni</span></strong></p>
<p>Arrivate al termine di questa analisi, crediamo che la campagna pubblicitaria ideata da Huawei (in tutte le sue forme) sia tanto efficace da <strong>incuriosire e coinvolgere realmente i consumatori</strong>, in quanto la sua tecnica di comunicazione &egrave; semplice e d&rsquo;impatto a tal punto da non poter passare inosservata.</p>
<p>Al giorno d&rsquo;oggi, ci&ograve; che risulta fondamentale per un&rsquo;azienda, &egrave; <strong>capire qual &egrave; il giusto medium da utilizzare per comunicare un messaggio corretto</strong> ma &egrave; altrettanto importante individuare quali sono le abitudini mediali del target che si vuole raggiungere.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Lo spot che ha richiamato di pi&ugrave; la nostra attenzione &egrave; lo spot social, in quanto il suo stile di comunicazione, pensato appositamente per i social, risulta essere pi&ugrave; significativo rispetto agli altri, dal momento che l&rsquo;obiettivo principale &egrave; sensibilizzare proprio coloro che in quell&rsquo;esatto momento stanno visualizzando il video dal loro profilo social. Il fatto di sfruttare una delle piattaforme pi&ugrave; usate soprattutto dalla nuova generazione, &egrave; un ottimo modo affinch&eacute; il messaggio arrivi esplicitamente al pubblico. Dunque, la strategia comunicativa utilizzata in questo caso si rivela adeguata ed efficace per il tipo di piattaforma sulla quale lo spot verr&agrave; diffuso e per il tipo di target al quale il messaggio &egrave; diretto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dal nostro punto di vista si tratta di uno degli spot pi&ugrave; innovativi dell&rsquo;ultimo periodo, in quanto la storia emozionante che viene ricreata, rispecchia a pieno i ritmi dell&rsquo;epoca in cui viviamo. Esso trasmette un messaggio che potrebbe sembrare scontato ma che in realt&agrave; non lo &egrave; affatto: bisogna riflettere sulle nostre azioni e in modo particolare a quello che condividiamo in rete.</p>
<p>Noi essendo d&rsquo;accordo con questa idea crediamo che tutti, soprattutto coloro che usano quotidianamente i social, dovrebbero porsi pi&ugrave; spesso una domanda: &egrave; veramente indispensabile condividere quel contenuto? O forse sarebbe meglio tenerselo per s&eacute;? La scelta, come sempre sta a noi.</p>
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		<title>Mutamento e trasformazione urbana: il punto di vista della Sociologia</title>
		<link>https://www.brandforum.it/paper/mutamento-e-trasformazione-urbana-il-punto-di-vista-della-sociologia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Patrizia Musso]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Mar 2019 16:02:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Brand life]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.brandforum.it/mutamento-e-trasformazione-urbana-il-punto-di-vista-della-sociologia/</guid>

					<description><![CDATA[<p>Alessandra Olietti, Redattore Senior di Brandforum.it - in collaborazione con Maddalena Esteri e Mirko Olivieri - Redattori CIMOinfo<br />Si ringraziano le Proff.sse Ivana Pais e Cristina Pasqualini, Sociologhe - Università Cattolica del Sacro Cuore.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>
	<em>Per la redazione di questo paper si ringraziano le Proff.sse <strong>Ivana Pais</strong> e <strong>Cristina Pasqualini</strong>, Sociologhe dell&#39;Universit&agrave; Cattolica del Sacro Cuore, che ci hanno permesso di vedere la citt&agrave; di Milano con occhi nuovi.</em></p>
<p>
	&nbsp;</p>
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	&nbsp;</p>
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	Come stanno cambiando le citt&agrave; in cui viviamo e quanto influiscono sull&rsquo;agire sociale dei loro abitanti? Con questa premessa si &egrave; svolta &ldquo;<a href="http://www.settimanadellasociologia.it/wp-content/uploads/2018/10/SdS_-Locandina_19-ottobre2018.pdf" target="_blank" rel="noopener"><span style="color:#000080;"><strong><u>Mutamento e trasformazione urbana: citt&agrave;, comunit&agrave;, consumi</u></strong></span></a>&rdquo;, un&rsquo;iniziativa inserita all&rsquo;interno della <strong>Settimana della Sociologia 2018</strong> (<span style="color:#000080;"><strong>#WeekSoc2018</strong></span>).</p>
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	&nbsp;</p>
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	&nbsp;</p>
<p>
	Nello specifico si &egrave; trattato di un momento di confronto promosso in forma congiunta dai Dipartimenti di Sociologia dell&rsquo;<strong>Universit&agrave; Cattolica</strong>, dell&rsquo;<strong>Universit&agrave; degli Studi di Milano</strong>, dell&rsquo;<strong>Universit&agrave; degli studi di Milano Bicocca</strong> insieme al <strong>Comune di Milano</strong>, nell&rsquo;ambito del tavolo <strong>City School</strong> (<span style="color:#000080;"><strong>#cityschoolmi</strong></span>) finalizzato a mettere in rete conoscenze e competenze sulle periferie.</p>
<p>
	&nbsp;</p>
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	&nbsp;</p>
<p>
	<strong><span style="color:#000080;">L&rsquo;importanza del dialogo e della collaborazione</span></strong><br />
	Il convegno iniziale, dal taglio pi&ugrave; istituzionale, ha fatto emergere come nell&rsquo;epoca storica in cui viviamo sia fondamentale consolidare il dialogo tra le scienze sociali e la comunit&agrave; (con le sue istituzioni) per dare valore alla citt&agrave;. La motivazione &egrave; riscontrabile nello speech di <strong>Roberto Zoboli</strong> (Delegato rettorale al coordinamento e alla promozione della ricerca scientifica, Universit&agrave; Cattolica del Sacro Cuore) che ha sottolineato come &quot;<em>siamo in un cambiamento d&#39;epoca, non in un&#39;epoca di cambiamenti dove la citt&agrave; deve affrontare grandi trasformazioni e challenge</em>&quot;.</p>
<p>
	Come porsi quindi di fronte a questa sfida? Centrale &egrave; senza dubbio avere un contatto diretto con la realt&agrave;, leggerla e saperla interpretare per poter portare cos&igrave; alla messa in atto di soluzioni efficaci che diano effettivo valore aggiunto, in ascolto dei mutamenti in atto. Tra questi, come emerso dai dati Istat presentati da <strong>Sabrina Prati</strong> (Direzione centrale per le statistiche sociali e il censimento della popolazione dell&rsquo;Istat), emergono nuovi assetti demografici come l&rsquo;aumento della &quot;celibitudine&quot;, delle coppie non sposate con figli, e delle unioni civili. Va da s&eacute; che nascono parallelamente nuove richieste &ndash; anche in termini di consumi e stili di vita, come ha spiegato <strong>Roberta Sassatelli</strong>, Dipartimento di Scienze sociali e politiche dell&rsquo;Universit&agrave; degli Studi di Milano &ndash; nonch&eacute; di modalit&agrave; di vivere le citt&agrave;, ben esemplificati dalla perdita di interesse verso l&rsquo;auto di propriet&agrave;.</p>
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	&nbsp;</p>
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	<img decoding="async" alt="" src="https://i.pinimg.com/originals/aa/a7/c0/aaa7c0a49abe600f04995fc8aa801168.jpg" style="width: 520px; height: 390px;" /></p>
<p>
	(Ph. Brandforum.it)</p>
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	&nbsp;</p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	<strong><span style="color:#000080;">Da on a offline, la soc</span></strong><strong><span style="color:#000080;">ialit&agrave; diventa pratica virtuosa</span></strong></p>
<p>
	Tutti questi cambiamenti sono il frutto del nuovo rapporto tra tecnologie e socialit&agrave;. Si parla, infatti, sempre pi&ugrave; spesso di come la #solitudine sar&agrave; parola chiave delle dinamiche sociali del futuro in quanto la popolazione si trova a stretto ed esclusivo contatto con i propri smartphone, limitando di fatto le relazioni dirette con gli altri e isolandosi di conseguenza. In realt&agrave;, come emerso, questa paura pu&ograve; essere scongiurata in quanto i nuovi device tecnologici hanno, di fatto, portato ad un nuovo modo di intendere la comunicazione attuale che &#8211; seppur abbia una forte impronta digitale &#8211; conduce ad un riscontro pratico ed effettivo offline.</p>
<p>
	Ne &egrave; un esempio lo spaccato del Comune di Milano: dai dati Istat emerge, infatti, un aumento della partecipazione culturale (che coinvolge il 55% della popolazione), sociale (32%), civica e politica (76%). Questa voglia di socialit&agrave; &ldquo;reale&rdquo; &egrave; confermata dalla nascita delle <strong>Social Street</strong>, un fenomeno che si sviluppa inizialmente online, in ottica di collaborazione degli abitanti di uno stesso quartiere, ma che molto spesso trova poi riscontri pratici offline, per portare cambiamenti effettivi nelle comunit&agrave;.</p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	<img decoding="async" alt="" src="https://i.pinimg.com/originals/68/43/7b/68437bc3d4d14f4d9e0e905f99fad45c.jpg" style="width: 520px; height: 390px;" /></p>
<p>
	(Ph. Brandforum.it)</p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	<br />
	Abbiamo avuto modo di comprendere come solitamente uno dei motivi che porta alla nascita di queste associazioni &egrave; la questione sicurezza: al proposito <strong>Sonia Stefanizzi</strong> (Dipartimento di Sociologia e Ricerca sociale dell&rsquo;Universit&agrave; di Milano Bicocca) ha esposto alcune ricerche in cui emerge un gap sostanziale tra <em>rischio effettivo e rischio percepito</em>; per questo risulta necessario stimolare la partecipazione attiva degli abitanti nella vita di quartiere, favorire il controllo sociale diffuso, per mettere un freno sia al diffondersi della micro criminalit&agrave;, sia alle percezioni errate, e parallelamente favorire lo scambio di esperienze virtuose.</p>
<p>
	Con questo spirito partecipativo,<strong> Ivana Pais</strong> e <strong>Cristina Pasqualini</strong> (Dipartimento di Sociologia Universit&agrave; Cattolica del Sacro Cuore) sottolineano come si stia assistendo alla nascita di molteplici tipologie di comunit&agrave;: collaborative, di brand, virtuali, comunit&agrave; di pratica&hellip; Fino appunto alle Social Street e alle pratiche di <strong>Sharing Economy</strong>, dove il possesso di un bene viene sostituito dal suo utilizzo condiviso solo nel momento dell&rsquo;effettivo bisogno. Se pensiamo alle nostre citt&agrave;, basta guardarsi attorno per vedere come siano aumentante queste forme di economia partecipativa: bike e car sharing, house sharing, &hellip;</p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	<img decoding="async" alt="" src="https://i.pinimg.com/originals/a8/a3/1a/a8a31ab295bde8ce33973eec8800adb0.jpg" style="width: 520px; height: 390px;" /></p>
<p>
	(Ph. Brandforum.it)</p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	<br />
	<span style="color:#000080;"><strong>Le passeggiate etnografiche</strong></span><br />
	Per non lasciare queste riflessioni rinchiuse tra i muri della teoria, <strong>#WeekSoc2018</strong> ha proposto ai partecipanti di vedere con i propri occhi come i mutamenti sociali influiscano nel concreto sulla quotidianit&agrave; degli abitanti delle citt&agrave; e sulla conformazione urbana: sono infatti state organizzate due &ldquo;passeggiate etnografiche&rdquo;, guidate da ciceroni locali, in zona San Gottardo-Chiesa Rossa (in collaborazione con la <strong>social street San Gottardo-Meda-Montegani</strong>) e a NoLo (Nord Loreto), con <strong>NoLo Social District</strong>.</p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	<img decoding="async" alt="" src="https://i.pinimg.com/originals/12/df/4e/12df4ef8d5d523d30b4c7c9f38c2ee65.jpg" style="width: 520px; height: 390px;" /></p>
<p>
	(Ph. Brandforum.it)</p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	<br />
	Camminare per la citt&agrave;, prestando attenzione a chi la vive e alle sue peculiarit&agrave;, &egrave; stato importante per capire come si stia trasformando: abbiamo visto come la zona dei <strong>navigli milanesi</strong> sia stata riqualificata portando ad una diminuzione della criminalit&agrave; in senso ampio, ad un incremento del valore delle abitazioni in zona ma anche ad un conseguente aumento della movida con le sue conseguenze; inoltre abbiamo potuto vedere come un semplice bar (<a href="http://spaziorab.it/" target="_blank" rel="noopener"><span style="color:#000080;"><strong>Rab</strong></span></a>&nbsp;e <a href="https://www.facebook.com/Portineria14/" target="_blank" rel="noopener"><span style="color:#000080;"><u><strong>Portineria14</strong></u></span></a>), grazie ad associazioni attive sul territorio, si possa trasformare sia in un luogo di incontro per integrazione sociale, sia parallelamente in luogo di supporto pratico (corsi e laboratori, sportello <strong>WeMi</strong> del Comune di Milano per favorire il volontariato e la messa in rete di opportunit&agrave; lavorative, servizio di portineria basato sulla reciproca fiducia).</p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	<img decoding="async" alt="" src="https://i.pinimg.com/originals/0e/22/3f/0e223f5a02f830dbd1801e583cfe0e74.jpg" style="width: 520px; height: 390px;" /></p>
<p>
	(Ph. Brandforum.it)</p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	Ci siamo poi addentrati alla scoperta degli orti urbani (<strong>Parco Segantini</strong>) e dei giardini pubblici gestiti dai privati (<strong>Conchetta Verde</strong>), per riqualificare e bonificare le zone interessate e aumentare la partecipazione attiva e collaborativa; non &egrave; poi mancata una visita alle aree &ldquo;delicate&rdquo; con i problemi di integrazione sociale (<strong>Via Gola</strong>) in cui gli abitati si stanno mobilitando per riprenderne il controllo ed evitare che il quartiere &#8211; vicino alla movida milanese &#8211; si lasci vincere dal degrado.</p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	<img decoding="async" alt="" src="https://i.pinimg.com/originals/65/42/49/654249d54d6c760c4022f6c307e4644e.jpg" style="width: 520px; height: 426px;" /></p>
<p>
	(Ph. Maddalena Esteri)</p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	<br />
	Anche la passeggiata a <strong>Nord di Loreto</strong>, accompagnati dalle guide di <strong>NoLo Social District</strong>, ci ha permesso di scoprire iniziative votate all&rsquo;integrazione del vicinato e al soddisfacimento dei suoi bisogni: si tratta per esempio di <a href="http://hugmilano.com/" target="_blank" rel="noopener"><span style="color:#000080;"><u><strong>Hug</strong></u></span></a>, spazio di smart working nato da un&rsquo;ex fabbrica di cioccolato che, oltre al fascino della location, offre al quartiere tavoli per lavorare e un locale di ristoro, ma che comprende nel suo statuto (<a href="http://hugmilano.com/statuto-hug/" target="_blank" rel="noopener"><span style="color:#000080;"><u>http://hugmilano.com/statuto-hug/</u></span></a>) anche &ldquo;<em>la promozione e la facilitazione delle iniziative volte all&rsquo;integrazione delle diverse componenti del tessuto sociale&rdquo; e &ldquo;la divulgazione del concetto di turismo sostenibile attraverso escursioni, tour, workshop</em>&rdquo;, oltre a tante altre nobili iniziative. La scoperta di NoLo &egrave; proseguita passando dal primo campus di <a href="https://talentgarden.org/it/campus/italia/milano-merano/" target="_blank" rel="noopener"><span style="color:#000080;"><strong><u>Talent Garden</u></strong></span></a>&nbsp;aperto a Milano, che si promuove come &ldquo;<em>punto di riferimento per community di innovatori, web agency, freelance e startup</em>&rdquo;, per poi sbucare in <strong>Via Pontano</strong>.</p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	<img decoding="async" alt="" src="https://i.pinimg.com/originals/1f/a6/62/1fa662eb6af3166aafb7b05ddbed7ffb.jpg" style="width: 520px; height: 693px;" /></p>
<p>
	(Ph. Maddalena Esteri)</p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	&Egrave; proprio in questa via che nel 2016 &egrave; stato creato <strong>OUT</strong>, chiamato anche &ldquo;il museo a cielo aperto&rdquo;: un coloratissimo percorso espositivo di street art sui muri del Comune di Milano che richiama gli spazi graffitati delle grandi metropoli europee. Non tutti i partecipanti alla passeggiata sapevano che a NoLo &egrave; presente anche uno spazio molto verde: si tratta degli <a href="https://www.facebook.com/ortidiviapadova/" target="_blank" rel="noopener"><span style="color:#000080;"><u><strong>Orti di Via Padova</strong></u></span></a>, che sono proprio degli spazi condivisi dove vengono coltivati veri e propri ortaggi e che sono nati da un&rsquo;iniziativa di <strong>Legambiente Reteambiente Milano</strong> nel 2014, tuttora gestiti da volontari. Terminata la visita degli Orti di via Padova, la nostra guida ci ha accompagnati al <strong>Mercato Comunale</strong> di viale Monza, che rappresenta uno dei primi mercati coperti di Milano. La galleria commerciale, infatti, &egrave; stata costruita nel 1933 e si sviluppa su tre navate in cemento armato di impronta chiaramente razionalista. Per chiudere poi la visita in <strong>piazza Morbegno</strong>, dove nuovi spazi di socialit&agrave; per giovani stanno contrastando una tradizione di degrado.</p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	<img decoding="async" alt="" src="https://i.pinimg.com/originals/c8/27/54/c827540888aba5b67e82e3761eae30bd.jpg" style="width: 520px; height: 390px;" /></p>
<p>
	(Ph. Maddalena Esteri)</p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	Se volessimo riassumere la &ldquo;nostra&rdquo; <span style="color:#000080;"><strong>#WeekSoc2018 </strong></span>attraverso l&rsquo;utilizzo di alcune keyword, potremmo sicuramente utilizzare: socialit&agrave;, reciprocit&agrave;, trasformazione sociale, scambio di beni e servizi, legami forti, rispetto, relazioni, fiducia sistemica, unione tra motivazioni espressive e strumentali&#8230; Tante etichette che ci fanno comprendere come le trasformazioni urbane siano in forte rapporto di reciprocit&agrave; con i mutamenti sociali, studiarli e saperli riconoscere, porta senza dubbio ad una maggior facilit&agrave; nel poter poi mettere in atto attivit&agrave; concrete che portino reale valore aggiunto alla comunit&agrave;, intesa a 360&deg;.</p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	Per un <strong>racconto fotografico</strong> dell&#39;evento, visitate il nostro profilo Pinterest:&nbsp;<a href="https://www.pinterest.it/brandforum/weeksoc2018-settimana-della-sociologia-2018/" target="_blank" rel="noopener"><span style="color:#000080;"><u>https://www.pinterest.it/brandforum/weeksoc2018-settimana-della-sociologia-2018/</u></span></a></p>
<p>
	&nbsp;</p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>CSR: per i brand è una chiamata verso il futuro</title>
		<link>https://www.brandforum.it/paper/csr-per-i-brand-e-una-chiamata-verso-il-futuro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Patrizia Musso]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Mar 2019 16:02:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Brand life]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.brandforum.it/csr-per-i-brand-e-una-chiamata-verso-il-futuro/</guid>

					<description><![CDATA[<p>Alessandra Olietti, Redattore Senior di Brandforum.it<br />Un momento di incontro per riflettere sullo stato dell’arte della Corporate Social Responsibility in azienda. </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>
	<em>Quanto &egrave; importante la CSR in azienda? Quanto conoscono questa dinamica i giovani che si stanno approcciando al mondo del lavoro? </em></p>
<p>
	&nbsp;</p>
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	&nbsp;</p>
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	Queste sono solo due delle tematiche affontate qualche giorno fa in Universit&agrave; Cattolica ALTIS (Alta Scuola Impresa e Societ&agrave;) durante <strong>#VivilatuaCSR</strong>, convegno organizzato da <strong>Rossella Sobrero </strong>(Koinetica) e dai <strong>CSR Natives</strong>, con l&rsquo;obiettivo di veicolare il peso della CSR in azienda e fuori. Un confronto tra giovani leve e Manager esperti del settore ha animato l&#39;evento.</p>
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	Ad aprire i lavori <strong>Mario Molteni</strong>, Direttore Divisione strategie e sostenibilit&agrave; ALTIS, che ha focalizzato l&rsquo;attenzione sull&rsquo;importanza dell&#39;insegnamento universitario nell&rsquo;<strong>indirizzare i giovani verso un nuovo modo di fare impresa</strong>, perch&eacute; siano loro &#8211; attraverso le loro conoscenze &#8211; a &ldquo;<em>trasformarsi in innovatori sociali e ad orientare l&rsquo;impresa verso un agire responsabile&rdquo;. </em>Una chiamata verso il futuro che viene accolta di buon grado dai CSR Natives, una rete di giovani universitari, interessati alla sostenibilit&agrave;, che dal 2015 sta via via assumendo la connotazione di luogo di confronto tra studenti e imprese.</p>
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	<span style="color:#000080;"><strong>Comunicare la CSR attraverso i video (slow!)</strong></span></p>
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	<br />
	Per capire meglio verso dove si stanno spingendo le aziende in ottica di CSR, in riferimento anche alle strategie comunicative, sono stati mostrati tre video rappresentativi dell&rsquo;impegno dei brand verso l&rsquo;agire sociale.</p>
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	<br />
	Il primo, <a href="https://www.youtube.com/watch?v=U7K8VIqmj-M" target="_blank" rel="noopener"><span style="color:#000080;"><u><strong>Adidas: From sea to shoe</strong></u></span></a>, &egrave; stato lanciato dal brand nel novembre 2016 per sensibilizzare l&rsquo;audience sul tema dell&rsquo;inquinamento dei rifiuti &ndash; in particolare negli oceani. In questo caso Adidas ha sollevato la problematica &ndash; attuale e globale &ndash; in modo coerente con il suo posizionamento sul mercato, come brand riconosciuto a livello internazionale; parallelamente ne ha dato una soluzione possibile (creare le scarpe riciclando la plastica dispersa nei mari). Un corto con un impatto sociale notevole che sottolinea<strong> l&rsquo;impegno del brand nel sensibilizzare a livello mondo il miglioramento dei comportamenti quotidiani dei cittadini</strong>, una sorta di educazione del consumatore. A nostro parere, cos&igrave; come degli esperti di CSR presenti al convegno, si tratta di un intento ben riuscito che mira ad <strong>integrare la sostenibilit&agrave; al business</strong>; resta per&ograve; un focus non indifferente sul prodotto la cui autopromozione rischia di far passare in secondo piano il messaggio sociale di fondo.</p>
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	Altro brand, da tempo, attento ad una comunicazione etica e responsabile &egrave; <strong>Dove</strong> che nel video del 2016 <a href="https://www.youtube.com/watch?v=wqOvcgzowA8" target="_blank" rel="noopener"><span style="color:#000080;"><u><strong>Dear media: An athlete&rsquo;s beauty is her say #mybeautymysay</strong></u></span></a>&nbsp;rivolge un messaggio decisamente forte nei confronti di quei media che non comunicano in modo corretto le performance sportive degli atleti (donne in particolare). Al contrario diffondono messaggi e immagini che ne veicolano solamente gli aspetti esteriori (anche a sfondo sessista) e non i risultati ottenuti nel mondo dello sport. Il video si inserisce nel filone pi&ugrave; ampio <a href="https://www.youtube.com/watch?v=_XOa7zVqxA4" target="_blank" rel="noopener"><span style="color:#000080;"><u><strong>#mybeautymysay</strong></u></span></a>&nbsp;che mira a sfatare i pregiudizi comuni a favore dell&rsquo;unicit&agrave; e autenticit&agrave; di ognuno di noi. Un approccio (il mettersi &ldquo;contro&rdquo; i media) che conferma la coerenza di intenti, di strategie e di posizionamento del brand, fornendo anche <strong>suggerimenti per migliorare la comunicazione e renderla pi&ugrave; autentica</strong>, come la bellezza &#8211; che il brand promuove da diversi anni.</p>
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	Un approccio che sottolinea invece l&rsquo;<strong>ottica di ascolto</strong>, nella quale si mettono i brand, nei confronti delle dinamiche sociali &egrave; rappresentato da <a href="https://www.youtube.com/watch?v=IlCr5C1B3vE" target="_blank" rel="noopener"><span style="color:#000080;"><strong><u>Banco Santa Fe Alzheimer ATM</u></strong></span></a>. Attraverso questa campagna sociale <strong>il brand vuole farsi portavoce per sensibilizzare i propri clienti</strong>, e non solo, verso le cure per Alzheimer &ndash; in particolare in Argentina dove Banco Santa Fe ha una forte presenza territoriale. Una <strong>comunicazione unconventional</strong> (ricreare le sensazioni di un malato di Alzheimer quando va allo sportello bancario e dimentica il codice segreto) che si posiziona lontano dal classico modo di fare business/comunicazione delle banche.</p>
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	Una strategia non banale che <strong>colpisce l&rsquo;utente senza cadere nel pietismo </strong>(rischio che spesso si corre quando si promuovono campagne a sfondo sociale). Non passa al tempo stesso inosservato l&rsquo;intento di autopromozione della banca che mostra l&#39;ampiezza e la capillarit&agrave; dei servizi di prelievi sul territorio.</p>
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	&nbsp;</p>
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	<br />
	Questi tre video hanno una chiara impronta <strong>slow sia a livello di durata</strong> (tutti attorno ai 2 minuti) <strong>sia a livello contenutistico</strong>. Tre approcci differenti che mirano ad un obiettivo comune, ovvero mostrare l&rsquo;attenzione sostenibile dei brand nei confronti delle persone (societ&agrave;) e del territorio (locale/mondo) nel quale &egrave; inserito.</p>
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	<br />
	Per veicolare questo tipo di comunicazione &egrave; imprescindibile la presenza in azienda di un <strong>CSR Manager </strong>preparato che abbia &ndash; secondo i CSR Natives &ndash; le seguenti caratteristiche: sappia ascoltare, sia competente, sia curioso e lavori con dedizione, sia coinvolto in quello che fa (per saper coinvolgere gli stakeholder dentro e fuori dall&rsquo;azienda), abbia un pensiero trasversale, e ultimo &ndash; ma non meno importante &ndash; sappia appassionarsi del proprio lavoro.</p>
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	<br />
	Questa riflessione sulle caratteristiche che un CSR Manager deve avere ci porta a riflettere su come <strong>la Corporate Social Responsibility stia diventando un aspetto sempre pi&ugrave; centrale per le aziende, a livello di business e di comunicazione</strong>. Una comunicazione che non deve essere solo una dichiarazione d&#39;intenti (rischio <em>greenwashing</em>) ma deve &ldquo;<em>dare risonanza alle attivit&agrave; reali ed effettive compiute dai brand</em>&rdquo;, <strong>Francesca Conte</strong> (CSR Native).</p>
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	<strong><span style="color:#000080;">CSR e Slow Factory</span></strong></p>
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	<br />
	Ecco quindi la necessit&agrave; sempre pi&ugrave; impellente di <strong>trasformare le imprese in Slow Factory</strong>, come teorizzato da <strong>Patrizia Muss</strong>o nel suo Slow Brand (<a href="https://www.francoangeli.it/Ricerca/scheda_libro.aspx?CodiceLibro=270.2" target="_blank" rel="noopener"><span style="color:#000080;"><u>https://www.francoangeli.it/Ricerca/scheda_libro.aspx?CodiceLibro=270.2</u></span></a>), dove la CSR si integri sempre di pi&ugrave; con le diverse funzioni interne alle imprese e porti reale valore aggiunto al territorio e alla comunit&agrave; dentro la quale il brand si inserisce.</p>
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	<br />
	&ldquo;<em>Avere una visione sistemica e al tempo stesso critica</em>&rdquo;, come ha sottolineato <strong>Marina Migliorato</strong> (Enel), pensiamo possa essere una delle chiavi per dare valore all&rsquo;agire aziendale sostenibile. Perch&eacute; questo avvenga e perch&eacute; si abbia una visione strategica completa e coerente coi i brand values &egrave; fondamentale &ldquo;<em>prendersi dei tempi pi&ugrave; lunghi, avere un pensiero analitico e al tempo stesso sistemico</em>&rdquo;: questa l&rsquo;opinione di <strong>Roberta Culella </strong>(Nexive) che noi come Osservatorio attento alle dinamiche lente, come portatrici di valore, non possiamo che condividere in toto.</p>
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	&nbsp;</p>
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	<br />
	L&rsquo;obiettivo per il futuro &egrave; far conoscere la CSR a sempre pi&ugrave; persone in ottica di <strong>scambio reciproco di conoscenze</strong>, facendo una formazione di livello sia dentro sia fuori dall&#39;azienda, sfruttando anche gli strumenti digitali (verso la <strong>CSR 2.0</strong>). Tra questi strumenti, i CSR Natives hanno appena lanciato una nuova app, testata in esclusiva all&#39;evento, per sfidare i propri amici digitali sui temi legati alla Responsabilit&agrave; Sociale.</p>
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		<title>Best Brands 2017: tra forza economica e capacità di emozionare</title>
		<link>https://www.brandforum.it/paper/best-brands-2017-tra-forza-economica-e-capacita-di-emozionare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Patrizia Musso]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Mar 2019 16:02:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Brand life]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.brandforum.it/best-brands-2017-tra-forza-economica-e-capacita-di-emozionare/</guid>

					<description><![CDATA[<p>Elena Garini, Junior Editor di Brandforum.it<br />Chi saranno i vincitori di Best Brands 2017? Restiamo in attesa fino al il 15 novembre, giorno in cui verranno svelate le classifiche. I vincitori verranno incoronati negli studi Rai di Milano.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>
	<a href="http://best-brands.it/" target="_blank" rel="noopener"><span style="color:#000080;"><u>Best Brands</u></span></a>, ricerca che valuta i brand sia sul fronte emozionale sia economico, torna quest&#39;anno nella sua terza edizione.</p>
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	&nbsp;</p>
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	Format nato nel 2004 in Germania ad opera di <strong>GfK </strong>e <strong>Serviceplan</strong>, Best Brands si propone come un&#39;analisi che va oltre i numeri e le statistiche, posizionandosi come strumento di misurazione dei trend di mercato. La sua peculiarit&agrave; &egrave; l&rsquo;importanza data alla relazione tra brand e consumatori, grazie ad un&rsquo;analisi scientifica.</p>
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	&nbsp;</p>
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	<span style="color:#000080;"><strong>&ldquo;Marche forti, aziende longeve&rdquo;</strong></span></p>
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	Lo scorso 5 settembre, la Redazione di Brandforum ha partecipato alla conferenza stampa negli uffici milanesi di UPA (Utenti Pubblicit&agrave; Associati), organismo che fornisce il patrocinio all&rsquo;iniziativa. L&rsquo;incontro &egrave; stato occasione per scoprire in anteprima come si &ldquo;sceglie&rdquo; un Best Brand nel 2017.</p>
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	&nbsp;</p>
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	Ad introdurre la giornata &egrave; stato <strong>Lorenzo Sassoli de Bianchi</strong>, Presidente <strong>UPA</strong>, con una riflessione sull&rsquo;andamento della pubblicit&agrave; in Italia. &ldquo;<em>In un periodo storico in cui sembra che finalmente si stia uscendo dalla recessione, vi &egrave; la necessit&agrave; di ricominciare a pianificare su strategie a lungo termine: entro fine anno ci si aspetta una crescita complessiva della pubblicit&agrave; del +1,8%</em>&rdquo;.<br />
	Questo dato ci permette di comprendere quanto la comunicazione e i brand si sostengano reciprocamente e contribuiscano ad un sistema economico solido e credibile, sia per chi consuma la pubblicit&agrave; sia per chi vi opera e investe: ecco, quindi, l&rsquo;importanza di premiare i brand.</p>
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	&nbsp;</p>
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	Lorenzo Sassoli de Bianchi continua il suo intervento spiegando quanto sia indispensabile operare con brand forti, vista la velocit&agrave; con la quale gli scenari cambiano. Come sostenuto dal Presidente &ldquo;<strong>marche forti, aziende longeve</strong>&rdquo; dovrebbe diventare il paradigma che guida gli attori del mercato odierno.</p>
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	&nbsp;</p>
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	E&rsquo; <strong>Giovanni Ghelardi</strong>, AD del <strong>Gruppo Serviceplan</strong> in Italia, ad entrare nel vivo della mattinata leggendo la lettera aperta &ldquo;Cara marca&rdquo;, in stampa il 5 Settembre 2017 su Il Sole 24 Ore. Passaggio chiave: &ldquo;<em>Cara Marca [&hellip;] sapremo osservarti con il lucido distacco degli analisti e con lo sguardo degli innamorati. Valuteremo la tua forza economica e la tua capacit&agrave; di emozionare. Il tuo corpo e la tua anima. Quante quote di mercato hai conquistato, e quanti cuori</em>&rdquo;.</p>
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	&nbsp;</p>
<p>
	Nel decretare i migliori brand viene infatti svolta un&rsquo; &ldquo;analisi della realt&agrave;&rdquo;, come definita da Sassoli de Bianchi: per questo non si guardano solo dati economici come la quota di mercato, che porterebbero a conclusioni parziali. E&rsquo; necessario, al contrario, adottare un metodo di analisi che combini tra loro elementi di oggettivit&agrave; (dati di mercato) ed emozionali (percezione dei consumatori).</p>
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	&nbsp;</p>
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	<span style="color:#000080;"><strong>Brand e relazione con i consumatori</strong></span></p>
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	&nbsp;</p>
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	Per decretare i Best Brands 2017 sono stati messi al centro i consumatori, intervistandone 4500 e analizzando poi i dati ricavati. Non c&#39;&egrave; una giuria che decreta un vincitore. Il risultato &egrave; dato da un algoritmo esclusivo di Gfk, che coniuga l&#39;effettivo ruolo economico sul mercato ed il cosiddetto &ldquo;share of soul&rdquo;, ovvero la percezione che il brand genera nelle persone.</p>
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	&nbsp;</p>
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	Le interviste per il 2017 hanno coinvolto inoltre 56 aziende e 240 brand selezionati, appartenenti a 38 categorie di prodotti diversi.</p>
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	&nbsp;</p>
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	La metodologia ci viene spiegata meglio da<strong> Silvio Silprandi</strong>, Presidente e Amministratore Delegato <strong>GfK Eurisko Italia</strong>. Nel suo intervento sono stati presentati i risultati dei Best Brands in Germania e in Belgio: <strong>Coca Cola</strong> &egrave; il comune denominatore, a conferma di una strategia di branding riconosciuta vincente dai consumatori europei. Nel 2017, il famoso brand compare al primo posto come Best Product Brand sia in Germania sia in Belgio, ed &egrave; presente anche nella shortlist italiana. Emerge anche come <strong>Samsung</strong> stia conquistando terreno, essendo presente nelle shortlist di tutti e tre i Paesi, contro le 2 di Apple, anche se mai alla prima posizione.</p>
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	&nbsp;</p>
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	<span style="color:#000080;"><strong>Nuovo asset: la parola ai Millennials</strong></span></p>
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	<br />
	I premi Best Brand 2017 abbracceranno 3 aspetti + 1: <strong>Best Corporate Brand </strong>che premia le aziende (pre-selezionate per fatturato, investimenti in adv e valore di capitalizzazione presso la Borsa Italiana); <strong>Best Product Brand</strong> che decreta il successo di un brand e dei suoi prodotti a livello di awareness, di experience (relazioni tra brand e persone) e market share (capacit&agrave; di generare successo sul mercato); <strong>Best Growth Brand</strong> che unisce invece appeal e attrattivit&agrave; del brand alla quota di mercato.<br />
	Da quest&rsquo;anno &egrave; stato introdotto un ulteriore criterio di scelta: la ricerca, condotta per la prima volta in Italia, sui<strong> Best Millennials Brands</strong>.</p>
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	&nbsp;</p>
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	<em>Quali Brand piacciono ai Millennials?</em> Nella ricerca ci si &egrave; interrogati sulla relazione tra brand e i giovani tra 18-34 anni, la cosiddetta &ldquo;Generazione Y&rdquo;, che rispetto alla &ldquo;Generazione X&rdquo; precedente, ha gusti decisamente differenti.</p>
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	&nbsp;</p>
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	Nessuno ancora si sbilancia sui vincitori del 2017, seppure il #food in Italia &egrave; la categoria dominante. Lo scorso anno <strong>Coca Cola</strong> ha trionfato come Best Product e<strong> Ferrero </strong>come Best Corporate. Saranno confermati anche in questa edizione?<br />
	Il verdetto sar&agrave; pronunciato il 15 novembre durante un evento esclusivo, condotto da <strong>Filippa Lagerback</strong>, negli studi Rai di Milano.<br />
	Best Brands ha gi&agrave; all&rsquo;attivo 14 edizioni in Germania, 3 in Cina (4 a dicembre) e 2 in Belgio. Entro il 2018 verr&agrave; ampliato anche a Francia e Russia. In Italia &egrave; approdato nel 2015 destando un significativo interesse tra le aziende del nostro Paese.</p>
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	&nbsp;</p>
<p>
	Anche per questa edizione, Best Brands &egrave; patrocinato da UPA, con la presenza di Serviceplan e GfK: <strong>Rai Pubblicit&agrave;</strong>, <strong>System24</strong>,<strong> IGP Decaux</strong>, <strong>ADC Group</strong> in qualit&agrave; di partner.</p>
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		<title>Superbrands e digital: quale valore aggiunto per le aziende?</title>
		<link>https://www.brandforum.it/paper/superbrands-e-digital-quale-valore-aggiunto-per-le-aziende/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Patrizia Musso]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Mar 2019 16:02:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Brand life]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.brandforum.it/superbrands-e-digital-quale-valore-aggiunto-per-le-aziende/</guid>

					<description><![CDATA[<p>Alessandra Olietti, Redattore Senior di Brandforum.it<br />Intervista a tre Superbrands - Che banca!, Sorgenia e RE/MAX - per capire da vicino quali cambiamenti stanno affrontando in seguito all’impatto del digitale.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>
	Il momento di riflessione dedicato all&rsquo;<strong>Impatto del digitale sul valore del Brand</strong>, convegno organizzato da <strong>Superbrands </strong>e <strong>ALMED</strong> (Universit&agrave; Cattolica) &ndash; di cui Brandforum &egrave; stato Media Partner (<a href="http://brandforum.it/papers/1517/l-impatto-del-digitale-sul-valore-del-brand" target="_blank" rel="noopener"><span style="color:#000080;"><u>http://brandforum.it/papers/1517/l-impatto-del-digitale-sul-valore-del-brand</u></span></a>), ci ha spinto a chiedere ad alcuni <strong>Superbrands</strong> (<strong>Che banca!, Sorgenia e RE/MAX</strong>) di guidarci all&rsquo;interno del loro mondo.</p>
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	&nbsp;</p>
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	&nbsp;</p>
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	Qui di seguito ripercorriamo insieme i punti salienti delle interviste rilasciate dai referenti aziendali, per capire da vicino quali cambiamenti stanno affrontando i brand, in seguito all&rsquo;impatto del digitale.</p>
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	&nbsp;</p>
<p>
	<br />
	Ringraziamo per questo <strong>Luca Prina</strong>, Direttore Centrale Marketing e Comunicazione Che banca!, <strong>Simone Lo Nostro</strong>, Direttore Mercato &amp; Ict Sorgenia e <strong>Ermanno Minotti</strong>, Marketing Manager di RE/MAX.</p>
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	&nbsp;</p>
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	&nbsp;</p>
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	<br />
	<strong><span style="color:#000080;">Digital disruption e assetti aziendali</span></strong><br />
	Per avere una visione pi&ugrave; chiara dello scenario nel quale sono immersi i Superbrands in questione, abbiamo voluto comprendere le principali difficolt&agrave; (in riferimento alle strategie di comunicazione) che si trovano a dover affrontare oggi in seguito alla digital disruption.</p>
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	&nbsp;</p>
<p>
	<br />
	Nessuna difficolt&agrave; specifica per <strong>Che banca!</strong>, che come ha dichiarato <strong>Luca Prina</strong> &#8211; <em>Direttore Centrale Marketing e Comunicazione</em>, essendo un brand nato digital centrico e omnicanale concepisce la digital disruption come &ldquo;<em>grande occasione per innovare costantemente in chiave relazionale e rispondere sempre meglio ai bisogni della gente&rdquo;. Essere digitali, oggi, implica anche cogliere costantemente le sfide offerte dalla tecnologia: un approccio che ha permesso a Che banca! di &ldquo;realizzare un ecosistema digitale completo, creando valore reale sia per i consumatori che per gli stakeholder</em>&rdquo;.</p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	<br />
	La <strong>digital disruption come opportunit&agrave; </strong>&egrave; anche alla base dell&rsquo;approccio di <strong>Sorgenia</strong>, che ha dato la possibilit&agrave; al brand di posizionarsi in modo nuovo sul mercato dell&rsquo;energia, tradizionalmente piuttosto statico. Come? Sorgenia ha dato vita ad un nuovo modello di business &ldquo;<em>in cui fossero i clienti stessi a sceglierci, andando sul nostro sito e sottoscrivendo l&rsquo;offerta online: un aspetto non affatto banale, considerando l&rsquo;ambito in cui operiamo, dove la maggior parte dei consumatori considera l&rsquo;energia una pura commodity, indispensabile per la quotidianit&agrave; ma data spesso per scontata</em>&rdquo;, commenta <strong>Simone Lo Nostro</strong>, <em>Direttore Mercato &amp; Ict</em>. Cos&igrave; facendo hanno voluto far nascere un bisogno nei loro potenziali clienti, equiparando l&rsquo;energia a qualsiasi altro bene acquistabile online. La digital disruption, nel caso di Sorgenia, ha permesso al brand di <strong>abbandonare le tradizionali modalit&agrave; di vendita</strong> push (door to door, teleselling), spesso ancora utilizzate nel mondo dell&rsquo;energia.</p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	<br />
	Cambiando settore di riferimento, anche in <strong>RE/MAX</strong> la digitalizzazione &ldquo;impone&rdquo; la sua presenza: come dichiarato da <strong>Ermanno Minotti</strong>, <em>Marketing Manager di RE/MAX</em>, &ldquo;<em>l&rsquo;&laquo;essere presente online&raquo; &egrave; quello che pi&ugrave; conta in un mondo ormai digitalizzato e connesso costantemente. Una delle principali sfide &egrave; quella di essere coerente a livello comunicativo su tutti i canali online che vengono utilizzati</em>&rdquo;. Un <strong>approccio digitale che non coinvolge solo la comunicazione esterna, ma anche i dipendenti</strong> ai quali sempre pi&ugrave; &egrave; richiesto di sviluppare competenze digitali e utilizzare tecnologie collaborative.</p>
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	&nbsp;</p>
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	&nbsp;</p>
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	&nbsp;</p>
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	<br />
	<span style="color:#000080;"><strong>Digital e nuove professioni</strong></span><br />
	In riferimento proprio alla figura del dipendente, la digitalizzazione ne ha modificato le competenze richieste: &egrave; per questo interessante capire &ndash; nel caso di <strong>RE/MAX</strong> &ndash; come &egrave; cambiato, ad esempio, il ruolo dell&#39;agente immobiliare. <strong>Ermanno Minotti</strong> ha sottolineato che &ldquo;<em>Il digital ha reso pi&ugrave; semplice la vita dell&rsquo;agente immobiliare, tradotto in una maggiore velocit&agrave; nel processo di vendita: gli agenti per esempio possono caricare, gestire e monitorare tutte le azioni di un determinato immobile, gestirne i contatti e pubblicizzarlo sui migliori portali immobiliari in circolazione, nonch&eacute; analizzare i principali trend di mercato</em>&rdquo;.</p>
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	&nbsp;</p>
<p>
	<br />
	Un approccio applicabile a diversi settori, non solo a quello immobiliare, dove <strong>le nuove tecnologie richiedono sempre pi&ugrave; persone dinamiche, flessibili e con competenze soft</strong>, capaci di interfacciarsi con team eterogenei attraverso le piattaforme digital e social.</p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	<br />
	Una digitalizzazione, quindi, che presuppone una <strong>presenza umana sempre pi&ugrave; preponderante all&rsquo;interno delle aziende</strong>, per essere competitivi e stare al passo con i tempi. Paradosso? Con molta probabilit&agrave; no, visto l&rsquo;orientamento &ndash; ad esempio &ndash; di <strong>CheBanca!</strong> che si definisce &ldquo;<strong><em>Human Digital Bank</em></strong>&rdquo;: &ldquo;<em>si va verso una sempre pi&ugrave; stretta interazione tra l&rsquo;universo digitale e il fattore umano: &egrave; l&rsquo;essenza stessa dell&rsquo;omnicanalit&agrave;</em>&rdquo;, commenta <strong>Luca Prina</strong>.</p>
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	&nbsp;</p>
<p>
	<br />
	Non &egrave; pi&ugrave; possibile parlare oggi, infatti, di <strong>mondo off e on line</strong> come due realt&agrave; distinte in quanto si tratta di<strong> due dimensioni che si fondono l&rsquo;una nell&rsquo;altra e si rafforzano vicendevolmente</strong>, per creare valore aggiunto sia al brand, sia all&rsquo;azienda nonch&eacute; ai suoi collaboratori. &ldquo;<em>I risultati che stiamo osservando evidenziano limpidi segnali proprio in questa direzione: l&rsquo;utilizzo di tecnologie digital self per le semplici operazioni quotidiane (ricarica telefonica, bonifico, pagamento bollettini, etc.) e richiesta di intervento umano (chat, call, face to face) per tutte quelle attivit&agrave; pi&ugrave; complesse nelle quali rientra il mondo della gestione dei risparmi e degli investimenti</em>&rdquo;.</p>
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	&nbsp;</p>
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	&nbsp;</p>
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	&nbsp;</p>
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	<br />
	<strong><span style="color:#000080;">Digital e approccio comunicativo</span></strong><br />
	Tra i paradigmi che mutano con la digitalizzazione, troviamo anche la <strong>comunicazione: sempre pi&ugrave; <em>fast </em>e sempre pi&ugrave; <em>instant</em></strong>. Nonostante un approccio che sembra privilegiare il &ldquo;comunicare subito&rdquo; al proprio target, esistono molti brand che mirano a<strong> puntare sui contenuti, la cui costruzione implica tempo, risorse e attenzione</strong>.</p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	Un esempio ci &egrave; fornito da <strong>Sorgenia</strong> che ha scelto un formato capace di prediligere il contenuto (Magazine &quot;<strong><em>Sorgenia Up</em></strong>&quot;): &ldquo; I<em>n un settore complesso come quello dell&rsquo;energy, &egrave; fondamentale essere capaci di raccontare l&rsquo;energia come qualcosa di vicino, quotidiano, che permea la vita di tutti i giorni e pu&ograve; essere declinata in molteplici modi. Il nostro magazine lavora proprio in questa direzione: &egrave; un luogo virtuale di informazione, formazione e intrattenimento in cui l&rsquo;energia viene svelata e raccontata da tutti i punti di vista, perch&eacute; &egrave; qualcosa con cui noi tutti abbiamo e dobbiamo avere a che fare</em>&rdquo;, dichiara <strong>Simone Lo Nostro</strong>.</p>
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	&nbsp;</p>
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	<br />
	Un approccio che sembra aver colpito il target del brand che attraverso commenti, richieste di maggiori informazioni e proposte di collaborazione mostra un reale interesse per il magazine.</p>
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	&nbsp;</p>
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	&nbsp;</p>
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	&nbsp;</p>
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	<br />
	<span style="color:#000080;"><strong>Considerazioni conclusive</strong></span><br />
	I Superbrands che abbiamo intervistato ci hanno permesso di comprendere come la digitalizzazione sia entrata in modo preponderante nel mondo del brand da diversi punti di vista, mutandone alcuni aspetti ma al tempo stesso affermandone i valori fondamentali, per permettere loro uno <strong>sviluppo costante e competitivo all&rsquo;interno del mercato</strong>.</p>
<p>
	&nbsp;</p>
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		<title>Il nuovo Customer Journey nel b2b: centralità del contenuto</title>
		<link>https://www.brandforum.it/paper/il-nuovo-customer-journey-nel-b2b-centralita-del-contenuto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Patrizia Musso]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Mar 2019 16:02:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Brand life]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.brandforum.it/il-nuovo-customer-journey-nel-b2b-centralita-del-contenuto/</guid>

					<description><![CDATA[<p>Alessandra Olietti, Redattore Senior di Brandforum.it<br />Analisi delle dinamiche di integrazione tra le strategie di marketing b2b e marketing b2c emerse al BToB  Marketing Forum.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>
	<em>Pu&ograve; esserci integrazione tra marketing business-to-business (che in seguito identificheremo con b2b) e marketing business-to-consumer?</em> Con questo interrogativo si &egrave; aperto il <strong>BToB Marketing Forum</strong>, convegno che ha recentemente avuto luogo a Milano con focus sulle <strong>nuove dinamiche strategiche del business marketing</strong>.</p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	<strong>Giancarlo Cervino</strong> &ndash; Presidente&nbsp; AISM (Associazione Italiana Sviluppo Marketing) ha aperto i lavori sottolineando come, spesso erroneamente, il marketing venga valutato nelle imprese prettamente su leve commerciali: ovvero in termini di ricavi, fidelizzazione clienti, acquisizione nuovi <em>prospect </em>per trasformarli in <em>deal</em>.</p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	In questo scenario, le nuove sfide che la disciplina deve cogliere sono da un lato l&rsquo;internazionalizzazione (creare sinergie per superare gli ostacoli fiscali e continuare ad esportare, ma anche convincere gli investitori esteri ad acquistare in Italia), dall&rsquo;altro pensare sempre pi&ugrave; al lungo periodo mirando a rafforzare il contatto reale con il cliente e integrare il marketing con altre attivit&agrave; aziendali in relazione alle mutazioni di scenario (es. digital, content).</p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	<strong><span style="color:#000080;">Lo stato&nbsp; del marketing b2b in Italia</span></strong><br />
	I risultati del <strong>VI Osservatorio del Marketing&nbsp; b2b in Italia</strong>, presentati da <strong>Niccol&ograve; Zuffetti</strong> &#8211; Marketing Manager CRIBIS, vedono la funzione marketing in azienda come una strategia sicuramente di alto livello, ma con poco contatto reale con il cliente. Inoltre gli elementi fondamentali per l&rsquo;attivit&agrave; di marketing&nbsp; vengono intesi in relazione alle &ldquo;<em>public relations</em>&rdquo; e al sito corporate, ponendo ancora troppa poca attenzione su social selling e mobile marketing, ad esempio.</p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	<br />
	Viste le premesse, secondo Zuffetti, gli obiettivi per il futuro del business marketing riguardano in particolare:<br />
	&#8211; maggior concentrazione sul cliente (inteso non solo come &ldquo;client&rdquo; ma anche come &ldquo;consumer&rdquo;, seppur si agisca in ottica b2b), conseguenza ne &egrave; la necessit&agrave; di avere una conoscenza approfondita del mercato e dei suoi stakeholder (segmentazione);<br />
	&#8211; integrazione tra leve di marketing e resto delle attivit&agrave; in azienda (in particolare Sales e Marketing), con utilizzo virtuoso dei Big Data (aggiornati attraverso un CRM, Lead Management);<br />
	&#8211; investimento pi&ugrave; rilevante nei confronti delle attivit&agrave; di marketing digitale;<br />
	&#8211; lavorare sulla brand reputation agendo sul contenuto (Content marketing) e sulla Customer Experience.</p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	Nell&rsquo;analisi che segue, entreremo quindi nel dettaglio delle scelte strategiche per vedere da vicino gli sviluppi del marketing b2b di alcuni noti brand, emersi durante la tavola rotonda moderata da <strong>Andrea Boaretto</strong> (Founder &amp; CEO, Personalive).<br />
	&nbsp;</p>
<p>
	<img decoding="async" alt="" src="https://s-media-cache-ak0.pinimg.com/originals/9b/80/f2/9b80f248b69f178af4d25d23a1147f71.jpg" style="width: 420px; height: 258px;" /></p>
<p>
	Ph. Brandforum.it</p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	<strong><span style="color:#000080;">Multichannel Customer journey nel b2b</span></strong><br />
	Anche in ambito business-to-business serve un <strong>approccio multicanale al marketing</strong>: non basta pi&ugrave;, infatti, pensare di agire facendo leva su una sola piattaforma; serve al contrario una strategia integrata che agisca a livello di sito corporate (creare ingaggio tramite contenuti chiari), a livello di fiere di settore per il contatto con potenziali nuovi clienti selezionati (realmente interessati), e al tempo stesso agire a livello di portali digitali (<strong>social selling</strong>). Perch&eacute; l&rsquo;approccio sia funzionale &egrave; importante preparare la strategia basandosi sull&rsquo;interpretazione corretta dei &ldquo;famosi&rdquo; <strong>Big Data</strong> e degli <strong>analytics</strong> cos&igrave; da targettizzare ogni singolo cliente e fare azioni mirate che si potranno trasformare, con alta probabilit&agrave; in opportunit&agrave; di business.</p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	Un esempio in questo senso ci &egrave; dato da <strong>Ricoh Italia</strong>, azienda che opera in un mercato prettamente b2b che &ldquo;si sta via via trasformando in un mercato flat, caratterizzato da alta competitivit&agrave; e conseguente abbassamento dei prezzi&rdquo; (<strong>Stefano Gelmetti</strong>, Product Marketing Manager). In questo scenario, la strategia adottata dal brand per superare il momento di stagnazione si sviluppa sul rinnovamento dell&rsquo;offerta core, in base alle richieste specifiche dei clienti, e sull&rsquo;introduzione di nuove linee di business che spazino anche al di fuori del proprio DNA per avviare strategie di cross-selling (vendita di servizi aggiuntivi).</p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	Le principali azioni di multicanalit&agrave; messe in atto riguardano da un lato l&rsquo;utilizzo del CRM per segmentare i clienti con utilizzo di nuove variabili al fine di ottenere appuntamenti di qualit&agrave; e vendere i nuovi prodotti lanciati sul mercato; dall&rsquo;altro riguarda l&rsquo;utilizzo della <strong><em>marketing automation</em></strong> (strumenti coordinati da una piattaforma) per supportare l&rsquo;azione dei sales e trasformarla in strategia sempre pi&ugrave; mirata: ovvero migliorare il processo di acquisizione dei clienti. In tutto ci&ograve; &egrave; stato pi&ugrave; volte sottolineato come misurare i risultati in ottica di ROI sia fondamentale per poter agire in modo veloce e funzionale.<br />
	Queste azioni hanno trasformato Ricoh dall&rsquo;essere brand focalizzato sulla vendita di macchine all&rsquo;essere brand che si occupa di vendita integrata di un servizio.</p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	<strong><span style="color:#000080;">Unire contenuti tecnici con contenuti relazionali</span></strong><br />
	<strong>L&rsquo;ascolto dell&rsquo;interlocutore</strong> &egrave; una delle principali tecniche di negoziazione utilizzata sia in ambito b2b sia b2c, questo perch&eacute; in uno scenario odierno caratterizzato da forte frammentazione e competitivit&agrave;, diventa imprescindibile capire le esigenze del proprio cliente, segmentare il mercato e parallelamente analizzare i competitors per poter offrire un servizio che sia il pi&ugrave; possibile allineato con le aspettative degli stakeholder.</p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	<br />
	Un esempio a supporto ci viene fornito da <strong>Enrico Gatti </strong>(Direttore Commerciale Estero, Gruppo Montenegro) che ha raccontato come un brand pu&ograve; essere rilanciato a livello internazionale grazie a una sapiente strategia di ascolto dei consumatori (b2c) per ingaggiare i giusti player (b2b).</p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	<strong>Gruppo Montenegro</strong> ha tra i suoi punti di forza il fatto di avere in portfolio brand (settore spirits &amp; food) molto conosciuti dai consumatori e di essere leader nel mercato italiano con un&rsquo;elevata distribuzione nella GDO. Da questa base solida il brand ha messo in campo una strategia per consolidarsi in Italia (partnership strategiche) e per espandersi a livello internazionale (creare un network virtuoso di distribuzione).</p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	<br />
	Un esempio ci &egrave; fornito da <strong>Polenta Valsugana</strong>, uno tra i pi&ugrave; famosi brand del Gruppo, caratterizzato dall&rsquo;internazionalizzazione. Il prodotto doveva infatti essere rilanciato all&rsquo;interno del mercato americano. Obiettivi? Fidelizzare il cliente finale e non incasellare il prodotto nel settore dell&rsquo;<em>ethnic marketing</em>.</p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	<br />
	Per raggiungere questi <em>goals</em> il brand si &egrave; messo in ottica di ascolto seguendo differenti step: &egrave; partito con una ricerca qualitativa sui consumatori (focus group,&nbsp; moodboard, assaggi e prodotti gratuiti) per capire quale fosse il loro percepito. I risultati ottenuti hanno evidenziato una forte attenzione verso il brand da parte di coloro interessati al mangiare sano, ma anche coloro che si vogliono cimentare in cucina in modo semplice&nbsp; (forte influenza dei programmi culinari come Masterchef). Il brand ha quindi pensato a un&rsquo;azione mirata ad allinearsi alle aspettative dei consumatori. Come? E&rsquo; stato modificato il packaging evidenziando le origini del prodotto (far leva sul <strong>Made in Italy</strong>), la facilit&agrave; nel prepararla e l&rsquo;aspetto biologico.<br />
	A ci&ograve; si &egrave; naturalmente aggiunta una <strong>nuova negoziazione commerciale</strong> che ha previsto di cambiare Buyer come interlocutore: i Sales di Polenta Valsugana del mercato statunitense hanno dovuto&nbsp; indirizzarsi verso Buyer del settore&ldquo;pasta e riso&rdquo;, essendo questo il segmento della GDO dove i consumatori si aspettavano di trovare il prodotto a scaffale.</p>
<p>
	Lato contenutistico, invece, si &egrave; deciso di puntare sulla <strong>comunicazione social</strong> (Instagram,&nbsp; Facebook e&nbsp; YouTube con ricette diverse ogni settimana) e su una pi&ugrave; stretta collaborazione con organizzazioni &ldquo;<em>healthy</em>&rdquo; per abbracciare pi&ugrave; segmenti di mercato che apprezzavano il prodotto.</p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	<span style="color:#000080;"><strong>Centralit&agrave; del contenuto?</strong></span><br />
	Pu&ograve; forse sembrare paradossale ma oggi <strong>sempre pi&ugrave; marchi del settore b2b si focalizzano sulla creazione di contenuti strategici </strong>per coinvolgere l&rsquo;audience, informare e attirare possibili prospect, generare leads e aumentare la brand awareness. Un esempio ci viene proposto da <strong>Biesse Group</strong>, dove &ndash; come sottolineato da <strong>Raphael Prati</strong> (Global Marketing Director) &ndash; il &ldquo;contenuto creato dall&rsquo;azienda deve diventare centrale per il marketing&rdquo;. Ma come fare?</p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	<br />
	<strong>I brand b2b adottano pratiche di storytelling</strong> (come per il marketing b2c) per raccontare attraverso vari strumenti il loro mondo ai clienti (sito web, e-mail marketing, newsletter): vengono coinvolti gli stakeholder, i fornitori, cos&igrave; come i dipendenti dell&rsquo;azienda (House Organ); si incrementa, inoltre, l&rsquo;utilizzo dei social network anche a livello della forza vendita per offrire servizi cross channel&nbsp; (es. mettere a disposizione video delle fiere di settore).<br />
	In questo scenario mutevole il brand diventa partner strategico e <strong>l&rsquo;impresa si trasforma in una media company</strong>: per fare tutto questo, &egrave; necessario investire tempo nella creazione di contenuti rilevanti, nella scelta del corretto mezzo per&nbsp; veicolare il contenuto giusto al cliente giusto (buyer nel b2b, consumatore finale nel b2c), ma anche nel momento giusto in base a quello che ha fatto, che sta facendo e che far&agrave; (predictive content).</p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	<strong><span style="color:#000080;">B2b e b2c sempre pi&ugrave;&nbsp; integrati?</span></strong></p>
<p>
	Chi conosce il mondo del marketing sa che le tendenze di settore, solitamente, vengono adottate prima&nbsp; nell&rsquo;ambito b2c per passare poi al b2b, con conseguente allungamento dei&nbsp; tempi di sedimentazione nel b2b.<br />
	Ultimamente, per&ograve;, confermato anche da quanto emerso al <strong>BtoB Marketing Forum </strong>si &egrave; potuto notare come queste due facce della stessa medaglia siano sempre pi&ugrave; integrate tra di loro.</p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	<img decoding="async" alt="" src="https://s-media-cache-ak0.pinimg.com/originals/c8/ca/a8/c8caa8e811bf401791d5d2fc985b5d90.jpg" style="width: 420px; height: 315px;" /></p>
<p>
	Ph. Brandforum.it</p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	La posizione &egrave; supportata anche dalla tesi enunciata in chiusura dal Professor <strong>Franco Giacomazzi</strong> (Presidente Comitato Scientifico AISM) che ha parlato di Impresa <strong>b2b2c</strong>.<br />
	Si tratta di un nuovo modello strategico in cui l&rsquo;aspetto &ldquo;business&rdquo; e &ldquo;consumer&rdquo; si influenzano reciprocamente. Sono sempre di pi&ugrave; quelle realt&agrave; che progettano servizi o prodotti per il consumatore finale, ma li veicolano attraverso intermediari business. Per fare questo &egrave; fondamentale utilizzare un <strong>approccio integrato e multicanale</strong> tra le due dimensioni. Risulta pertanto virtuoso poter diffondere la cultura di marketing in senso ampio, intesa come elemento strategico per poter fronteggiare la competitivit&agrave; attuale sempre pi&ugrave; forte tra le imprese sia a livello di mercato consumer, sia business.</p>
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		<title>Corporate Social Responsibility 2.0: il caso Apple</title>
		<link>https://www.brandforum.it/paper/corporate-social-responsibility-2-0-il-caso-apple/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Patrizia Musso]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Mar 2019 16:02:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Brand life]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alessandra Cucchiaro, Network di Brandforum.it<br />Sotto la guida di Tim Cook, il colosso californiano unisce la sua tecnologia a varie iniziative di CSR, sviluppando alcuni progetti che lo portano a diventare un’azienda sempre più “slow”.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>
	<span style="color:#000080;"><strong>La CSR si sposa con le tecnologie 2.0 nell&rsquo;era della globalizzazione</strong></span></p>
<p>
	<br />
	La Corporate Social Responsibility &egrave; un concetto innovativo e in costante sviluppo. Negli ultimi anni ha acquistato particolare importanza tra le grandi aziende multinazionali, che hanno cominciato ad avvicinarsi sempre di pi&ugrave; al concetto del &ldquo;buon cittadino&rdquo;.</p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	Sotto questa prospettiva, <strong>l&rsquo;azienda &egrave; vista come un soggetto economico che aiuta a migliorare la qualit&agrave; della vita della societ&agrave; in cui &egrave; immersa</strong>, sottoponendosi a nuovi criteri di giudizio da parte del pubblico. Il confine tra quello che viene considerato profit, no-profit e pubblico &egrave; sempre pi&ugrave; effimero. Sempre pi&ugrave; aziende private mostrano interesse verso ambiti sociali, anche perch&eacute; spesso questi rappresentano notevoli opportunit&agrave; di business.</p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	<br />
	Un aspetto particolarmente interessante della CSR nell&rsquo;era della globalizzazione &egrave; il suo <strong>incontro con il web 2.0</strong> e le nuove tecnologie, che hanno rivoluzionato il modo in cui essa viene comunicata al pubblico.&nbsp; In che modo? In un contesto di &ldquo;<em>knowledge sharing</em>&rdquo;, da un lato i consumatori hanno a disposizione molti pi&ugrave; mezzi per cercare informazioni riguardanti un&rsquo;azienda, dall&rsquo;altro le imprese utilizzano strumenti tecnologici per comunicare le loro strategie di CSR 2.0 al pubblico (il sito corporate, il blog aziendale, le App e i social networks).</p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	<br />
	<strong><span style="color:#000080;">L&rsquo;approccio di Apple alla CSR 2.0: la collaborazione con il WWF e il progetto &ldquo;Apps for Earth&rdquo;</span></strong><br />
	Tra le grandi aziende che negli ultimi anni si sono via via avvicinate al mondo della CSR 2.0 troviamo Apple, colosso internazionale nel settore informatico e tecnologico. Il brand, infatti, non si &egrave; concentrato solo sui profitti e sullo sviluppo di nuovi prodotti, ma anche sullo <strong>sviluppo di numerosi progetti a sfondo filantropico</strong>. L&rsquo;azienda californiana si sta dimostrando sempre pi&ugrave; devota alla societ&agrave; e all&rsquo;ambiente che la circondano, soprattutto da quando &egrave; cominciata la leadership di <strong>Tim Cook</strong> nel 2011.</p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	Tra gli ambiti in cui l&rsquo;azienda sta dimostrando sempre pi&ugrave; interesse troviamo:<br />
	&#8211; l&rsquo;<strong>ambiente</strong>: Apple sta promuovendo numerosi progetti per ridurre l&rsquo;impatto ambientale causato dalla produzione dei suoi prodotti;<br />
	&#8211; la <strong>salute dei dipendenti</strong>: sia quelli che lavorano direttamente per Apple, sia soprattutto quelli che lavorano nelle fabbriche asiatiche scelte dall&rsquo;azienda come fornitori;<br />
	&#8211; la <strong>salute del consumatori</strong>, eliminando la presenza di materiali tossici all&rsquo;interno dei prodotti e prendendosi cura della loro salute tramite il progetto &ldquo;Health&rdquo;.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	Tra questi ambiti, <strong>l&rsquo;ambiente &egrave; probabilmente quello in cui l&rsquo;azienda si dimostra essere pi&ugrave; impegnata</strong>. Grazie a diverse collaborazioni con il <strong>WWF</strong>, infatti, Apple dimostra gi&agrave; da qualche anno il suo impegno concreto per proteggere l&rsquo;ambiente e per trasformarsi quindi in una azienda sempre pi&ugrave; &ldquo;green&rdquo;.</p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	Nel 2015, &egrave; stato siglato un <strong>accordo tra Apple e il WWF</strong> a favore della protezione delle foreste in Cina: i progetto, di durata quinquennale, prevede la gestione responsabile di un milione di acri di foreste cinesi, in modo da poter permettere a Apple di produrre carta e altri materiali necessari al packaging dei prodotti con risorse ecologicamente sostenibili.</p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	<br />
	Possiamo quindi affermare che l&rsquo;inizio della leadership di Tim Cook sia stato il punto di partenza per i grandi cambiamenti a cui Apple sta andando incontro in ambito CSR? Diciamo che i presupposti ci sono e tendono a concretizzarsi sempre di pi&ugrave;. A riprova di questo, un altro progetto che Apple ha sviluppato a favore dell&rsquo;ambiente &egrave; &ldquo;<strong>Apps for Earth</strong>&rdquo;, iniziativa lanciata nell&rsquo;aprile del 2016 sempre in accordo con il WWF.</p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	Il progetto &egrave; stato sviluppato in occasione della &ldquo;<strong>Giornata mondiale della Terra</strong>&rdquo; del 2016 e ha avuto una durata di due settimane. Durante questo periodo, chiunque possedesse un device Apple ha avuto la possibilit&agrave; di prendere parte all&rsquo;iniziativa sfruttando al massimo le potenzialit&agrave; del suo device. Per l&rsquo;occasione sono state infatti ridisegnate 27 App grazie all&rsquo;aiuto di 24 programmatori. Gli utenti hanno potuto fare le loro donazioni al WWF comprando le App incluse nella categoria &ldquo;<em>Combat Climate Change</em>&rdquo; oppure attraverso acquisti In-App. Alcune tra le pi&ugrave; celebri App che hanno preso parte al progetto sono state ad esempio &ldquo;<em>Angry Birds 2</em>&rdquo;, &ldquo;<em>Candy Crush Soda Saga</em>&rdquo; e &rdquo;<em>Cooking Dash</em>&rdquo;.&nbsp; I risultati del progetto, annunciati qualche mese dopo alla &ldquo;<em>Apple Worldwide Developers Conference</em>&rdquo;, hanno dimostrato che la campagna &ldquo;Apps for Earth&rdquo; ha<strong> riscosso un successo estremamente positivo tra il pubblico</strong>, riuscendo a raccogliere e a donare al WWF pi&ugrave; di 8 milioni di dollari.</p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	Questo dimostra come il progetto sia riuscito a <strong>risvegliare negli utenti l&rsquo;interesse per la conservazione dell&rsquo;ambiente </strong>e pi&ugrave; in generale per il lavoro svolto dal WWF. &ldquo;Apps for Earth&rdquo; ha infatti dato agli utenti la possibilit&agrave; di fare le loro donazioni in modo attivo, ma soprattutto divertente e diverso dal solito, sfruttando gli strumenti del web 2.0 e i contenuti creati ad hoc nelle loro App preferite.</p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	<br />
	<strong><span style="color:#000080;">I risultati del progetto e le attivit&agrave; previste per il 2017</span></strong><br />
	I risultati positivi che questo progetto ha raggiunto ci aiutano a mettere in luce i vantaggi che gli strumenti tipici del web 2.0 apportano alle iniziative di CSR. Notevole importanza &egrave; riservata alle App, considerate il simbolo della nuova generazione di cellulari: gli smartphone. Sono facili da usare, intuitive, veloci e sono uno strumento tecnologico che tutti noi usiamo quotidianamente o quasi.&nbsp;&nbsp;</p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	<br />
	Nel caso di Apple, <strong>il consumatore si sente coinvolto e riconosce nella tecnologia offerta lo strumento che gli permette di partecipare in prima persona ad iniziative a sfondo filantropico</strong>, e di avere quindi la consapevolezza di aver fatto &ldquo;qualcosa di buono&rdquo;. Anche i social network come Facebook e Twitter, su cui la campagna &egrave; stata promossa grazie alla diffusione di post e tweet, sono uno strumento estremamente veloce e caratterizzato dall&rsquo;immediatezza con cui viene diffuso un messaggio e dalla grande copertura di pubblico che esso riesce a raggiungere, requisito fondamentale per un progetto della durata di appena due settimane. &ldquo;Apps for Earth&rdquo; non &egrave; certo l&rsquo;unico progetto che Apple ha sviluppato in ambito CSR.</p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	Per il 2017, infatti, &egrave; prevista la fine dei lavori e quindi l&rsquo;apertura della nuova sede dell&rsquo;azienda chiamata &ldquo;<em><strong>Apple Campus 2</strong></em>&rdquo;, situata sempre a Cupertino. L&rsquo;edificio sar&agrave; <strong>alimentato da energia 100% rinnovabile</strong> ed &egrave; stato presentato da Tim Cook come &ldquo;<em>l&rsquo;edificio pi&ugrave; verde sulla terra</em>&rdquo;.&nbsp; Tra i progetti in corso d&rsquo;opera troviamo anche &ldquo;Apple Energy&rdquo;, la consociata a cui Apple ha dato vita con l&rsquo;obiettivo di rivendere in America l&rsquo;energia prodotta in eccesso dai pannelli solari che essa possiede in California e Nevada. Una volta ottenute tutte le autorizzazioni necessarie per vendere questa energia ai privati, Apple sar&agrave; uno dei maggiori investitori nel campo energetico al di fuori delle societ&agrave; che lavorano in questo particolare settore.&nbsp;</p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br />
	<strong><span style="color:#000080;">Riflessioni conclusive</span></strong><br />
	Concludendo, possiamo individuare tre vantaggi principali che la comunicazione di progetti di CSR 2.0 porta alle aziende quali: un minor distaccamento gerarchico tra azienda e consumatore; la formazione di grandi pubblici collegati tra loro da interessi comuni e un forte attivismo online da parte dei consumatori.&nbsp;</p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	Facendo una riflessione finale sull&rsquo;approccio 2.0 di Apple nei confronti della CSR, possiamo quindi dire che il gigante della tecnologia californiano sembra aver trovato la direzione giusta per avvicinarsi sempre di pi&ugrave; a quella che pu&ograve; essere definitiva una &ldquo;<span style="color:#000080;"><strong>Slow Factory</strong></span>&rdquo;, un&rsquo;azienda che presta molta attenzione alle persone con cui interagisce e all&rsquo;ambiente intorno a s&egrave;, ma che sa perfettamente come far combaciare questi aspetti pi&ugrave; &ldquo;Slow&rdquo;, con quelli pi&ugrave; &ldquo;Fast&rdquo;, tipici di un colosso nel campo della tecnologia.</p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	&#8212;</p>
<p>	<strong><span style="color:#000080;">Alessandra Cucchiaro</span></strong>: neolaureata in Scienze Linguistiche e Letterature Straniere presso l&rsquo;Universit&agrave; Cattolica di Milano, curriculum Esperto Linguistico d&rsquo;Impresa.<br />
	&nbsp;</p>
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