Un paper dedicato a un interessante caso di branding: strategie, linguaggi e intuizioni che hanno segnato l’evoluzione del brand e della sua comunicazione, con chiavi di lettura utili per comprendere le sfide del brand management.
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Maggio 2005 Live8 per 4 miliardi di persone: quanLive8 per 4 miliardi di persone: quanLive8 per 4 miliardi di persone: quanLive8 per 4 miliardi di persone: quando la solidarietà diventa brand.do la solidarietà diventa brand.do la solidarietà diventa brand.do la solidarietà diventa brand. Di Mario Morales Il mio amor profondo per l'Africa lo conoscete e, tanto per capirci, vorrei iniziare questo mio 'SolletiCom' prevacanziero prendendo in prestito le parole di Ryszard Kapuscinski: 'L'Africa é un oceano. un pianeta a se stante, un cosmo vario e ricchissimo. E' solo per semplificare e per pura comodità che lo chiamiamo Africa. A parte la sua denominazione geografica, in realtà, l'Africa non esiste'. Detto questo che mi pareva giusto preambolo, mi rivolgerei agli uomini che possono fare, ringraziando tutti quelli che pur non potendo fare niente di concreto, spingono con la forza del pensiero, della musica, dell'arte e quindi dell'anima, contro quel portone che apre solo piccoli ed insufficienti spiragli ad una giustizia mondiale che non sta più in equilibrio e rischia di diventare un pericoloso ed inarrestabile boomerang destinato alle nostre singole e grasse teste. I dati sono mostruosi: 50.000 bambini al giorno che muoiono per carenze di normalità. Aspettative di vita delle popolazioni che non superano i quarant’anni, larghe aree geografiche nelle quali l'AIDS contagia oltre il 40% della popolazione attiva. Poi quando guardiamo tutta quella umanità di ogni genere che si muove, s'indigna e sventola in alto il proprio spirito al richiamo dei nuovi idoli iper-mediatici, viene voglia di sperare che ce la si possa fare. Ma d'altra parte c'è anche il rischio che resti tutta una bella fiction e che sia quelli che possono decidere e anche quelli che possono solo manifestare, diventino personaggi ed interpreti e non persone reali che piangono, ridono e s'incavolano di fronte alla sperequazione assoluta di una piccola parte del mondo che fa la 'guerra incivile' contro l'altra parte, quella più grande e più povera. Sempre più grande e sempre più povera. Questo è il rischio che si può correre quando una realtà così intrisa di sangue e di dolore diventa evento mediatico ed essa stessa medium. Un medium grande e forte che però non diventa mai davvero realtà, perché in quanto tale non é sopportabile e quindi, lo si rimuove, delegando agli altri il compito di fare. Peccato che 'gli altri', quelli che potrebbero trovarsi da un giorno all'altro nelle condizioni di non poter più nutrire o curare i propri figli, siamo proprio tutti noi e non siamo così distanti come si crede. Anche perché il terzo mondo ce l'abbiamo anche sotto casa e il dolore non conosce confini, non ha colori o etnie, così come l'intelligenza e l'amore. Quindi penso che sia arrivato il momento di trasformare noi stessi in medium e, in nome della nostra coscienza, cominciare a fare in prima persona…e non solo con la carità o con la presenza simbolica. Come? Parliamone. Buone vacanze e a presto.
Recensione del libro del sociologo Luca Ricolfi, La società signorile di massa, Milano, La nave di Teseo editore, 2019
Mirko Olivieri, Junior Editor di Brandforum.it
Quali dinamiche comunicative scendono in campo quando si tratta di coinvolgere la Generazione Z? Intervista a Francesco Marinelli, Editor in Chief di Scuola Zoo