Nel panorama contemporaneo della comunicazione – settore intrinsecamente fluido e incline ad anticipare le trasformazioni socio-economiche – la figura dell’Account Manager in ambito pubblicitario sta vivendo una metamorfosi profonda. Non è più sufficiente interpretare tale ruolo come un semplice ponte burocratico tra cliente e agenzia. Difatti oggi il successo professionale risiede nel saper integrare competenze tecniche verticali con le proprie inclinazioni personali. Questo spostamento riflette il cuore pulsante della cosiddetta Passion Economy, dove l’autenticità e l’entusiasmo individuale diventano i veri elementi di valore.
Ciò che è emerso con forza lo scorso 30 gennaio dalla lezione aperta dal titolo ‘Il ruolo dell’account oggi e domani: soft skill e hard skill emergenti, con un focus sull’adattabilità in un contesto in continua evoluzione tecnologica’ promossa dall’Alta Scuola in Media, Comunicazione e Spettacolo (ALMED) dell’Università Cattolica, in collaborazione con UNA (Aziende della Comunicazione Unite) e il Master in Account e Sales Management (ALMED | Centrimark), è una visione del ruolo profondamente aggiornata. Durante la lezione aperta tenuta dai referenti HR e Account Manager di Havas – nell’ambito del percorso Junior e del Master in Account e Sales Management – è stato sottolineato come la teoria debba necessariamente fondersi con la pratica. In particolare, durante l’incontro sono intervenuti:
Uno dei concetti chiave sottolineato dai referenti è stato: “Non ruoli, ma persone”. Si tratta dunque di una visione che suggerisce come passare da una gerarchia funzionale ad una vera e propria centralità dell’individuo in ambito professionale e non. Solo quando il professionista viene riconosciuto nella sua interezza – e non solo come esecutore di task – si riesce a generare un valore condiviso che può avere un impatto positivo sia sul clima aziendale che sui risultati del cliente. Solo così si può riuscire a creare un ecosistema di talenti che collaborano in modo sinergico, e di conseguenza ottenere risultati misurabili, in termini finanziari, di branding e di wellbeing.
Per navigare con consapevolezza in un ambito che muta costantemente, diventa fondamentale coltivare un set di competenze trasversali, oggi essenziali. Ecco dunque riportate alcune preziose soft skills da tenere a mente:
1. Ascolto (empatico) attivo: non si tratta solo di comunicare. Spesso risulta fondamentale l’ascolto, che significa anche saper decodificare i bisogni inespressi del brand e costruire relazioni basate sulla fiducia reciproca, andando oltre il semplice brief formale;
2. Resilienza e gestione dello stress: in un mercato caratterizzato da richieste vaghe ed incomplete, scadenze serrate e continui mutamenti, la capacità di gestire situazioni complesse in autonomia permette di trasformare le criticità in momenti di vera e propria crescita;
3. Problem solving proattivo: si tratta dell’abilità di individuare soluzioni creative a ostacoli tecnici o relazionali, garantendo in tal modo la fluidità dei processi operativi;
4. Sinergia nel team: serve consapevolezza rispetto all’idea per cui il risultato collettivo supera la somma delle singole parti, facilitando un ambiente di lavoro inclusivo e dinamico.
Sotto il coordinamento della Prof.ssa Patrizia Musso (Direttrice Didattica del Master in Account & Sales Management) e grazie a un lavoro di squadra che ha visto coinvolti ALMED; l’ufficio marketing dell’UC e i referenti di UNA, il confronto ha evidenziato che la formazione di un Account moderno non passa solo dallo studio, ma dal “mettersi in gioco”. Gli studenti dei vari Master e Corsi di Laurea hanno infatti avuto l’opportunità di lavorare in team, per mettere in pratica i concetti presentati e le reali dinamiche di lavoro tipiche del ruolo. Il confronto tenuto da chi ogni giorno contribuisce all’impegno di un’azienda come Havas dimostra che, sebbene la preparazione tecnica sia il presupposto necessario, l’eccellenza risiede nella capacità di trascendere il mansionario tradizionale. La vera sfida per l’Account Manager moderno è dunque coltivare quell’intelligenza emotiva e quella resilienza strategica capaci di trasformare la professione in un autentico presidio di valore, dove l’umanità del singolo diventa il motore d’innovazione.
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Il presente articolo è stato realizzato con la collaborazione di Sofia Rosa Palumbo e Lucrezia Belardinelli, studentesse del corso di Laurea Magistrale in Comunicazione per l’Impresa, i Media e le Organizzazioni Complesse dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.