Perché il rinoceronte è un efficace simbolo del BRAND RELOADING
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Perché il rinoceronte è un efficace simbolo del BRAND RELOADING
24/02/2025

ARTE

Il Rinoceronte (1515) di Albrecht Dürer è divenuta una delle opere d’arte più famose dell’incisore tedesco: vi raccontiamo come questo soggetto si è trasformato nel simbolo del brand reloading, utilizzato nel 2011 e che sta per tornare in questi mesi.

Quando nel 2011 esce il fortunato volume Brand Reloading (curato da Patrizia Musso, andato in ristampa più volte) come immagine di copertina viene scelta un’illustrazione di un rinoceronte. In particolare, un soggetto molto famoso nella storia dell’arte, tratto, con alcune piccole modifiche, dalla stampa denominata Il Rinoceronte. Si tratta di una xilografia (tecnica d’incisione a rilievo su legni duri, generalmente a scopo di riproduzione a stampa) realizzata dall’artista tedesco Albrecht Dürer nel 1515. Venne creata grazie alla descrizione (corredata da un disegno) inviata all’artista tedesco da un tipografo, che si trovava a Lisbona. Infatti, quest’ultimo aveva visto dal vivo il pachiderma, che venne donato a Manuele I, re di Portogallo, da parte del sovrano del Guajarat (nell’odierno Pakistan), Muzafar II. (FONTE: link)

Il rinoceronte della copertina del volume del 2011 presenta una pelle puntualmente variopinta: una variazione estetica voluta per sottolineare il reloading della figura dell’animale, che può contare sulla sua solidità e allo stesso tempo sulla sua capacità di rinnovarsi senza denaturarsi o scomparire, così come si permette ai brand “di cambiare pelle, trasformando in modo efficace anche i più tradizionali mezzi di comunicazione, senza per questo doverli abbandonare”. (FONTE: Brand Reloading). Il rinoceronte rappresenta uno degli animali più statici e immutabili, ma allo stesso tempo fisicamente forti e veloci del regno animale. Vediamo di analizzarne meglio alcune componenti da un punto di vista storico e artistico.

La storia del rinoceronte

 
Il rinoceronte indiano, denominato Ulisse dai marinai portoghesi, sbarcò al porto di Lisbona il 20 maggio 1515, dopo un viaggio di 120 giorni a bordo di un vascello proveniente dall’Estremo Oriente.

All’arrivo in Europa, il rinoceronte veniva considerato una creatura leggendaria, talvolta reputata inesistente o frutto delle fantasie di scrittori, che veniva rappresentata nei bestiari di epoca medievale e rinascimentale (talvolta all’interno di questi libri veniva anche confuso con l’unicorno). Questo perché l’animale non era presente nel vecchio continente dall’epoca romana, quando venne utilizzato all’interno dei combattimenti con gladiatori o altri animali esotici durante i giochi organizzati negli anfiteatri cittadini.

Nel 1515 il rinoceronte venne scortato per il centro di Lisbona fino al palazzo di Manuele I, dove venne esibito come un trofeo e simbolo della potenza del suo impero. Il re, al fine di offrire alla propria corte dei divertimenti stravaganti, lo fece anche combattere contro un elefante. Questo scontro doveva altresì verificare l’attendibilità delle fonti classiche, tra cui il De rerum natura di Plinio il Vecchio, all’interno del quale si sosteneva che questi due animali fossero nemici naturali.

Successivamente, per mantenere i buoni rapporti con il papato, Manuele I decise di donare l’animale a Leone X. Il rinoceronte venne caricato su una barca diretta a Roma, la quale fece tappa presso Marsiglia, dove l’animale venne visionato anche dal re di Francia Francesco I.

Ripartito dal porto francese il viaggio fu meno felice, in quanto all’altezza di Portovenere, la nave incontrò una violenta tempesta e naufragò. La carcassa del rinoceronte si spiaggiò presso Villefranche-sur-mer, venne recuperata, impagliata e infine inviata nuovamente al Papa.

Attualmente non si conosce l’esatta ubicazione dell’animale impagliato: l’ipotesi più accreditata è che venne distrutta durante il sacco di Roma (1527) ad opera dei lanzichenecchi. In passato, è stata avanzata l’idea che l’animale fosse stato trasferito nelle collezioni naturalistiche fiorentine della famiglia dei Medici (di cui Leone X faceva parte). (FONTE: M. Schiavoni, “Il rinoceronte di Albrecht Dürer”, in L’Esopo, Rivista trimestrale di bibliofilia, n. 21, Milano, Marzo 1989, pp. 25-33.)

Da storia a icona dell’arte e della scienza: la xilografia di Dürer

 
La xilografia, datata al 1515 e firmata tramite il proprio monogramma dall’artista tedesco, presenta l’animale ritratto di fianco, imponente e impassibile su un terreno spoglio (si può intravedere solamente un sasso e qualche ciuffo d’erba).

La pelle dell’animale dureriano è simile a un’armatura con placche e segmenti sovrapposti, quasi meccanici. Inoltre, vi è un piccolo “cornetto dorsale” (che venne denominato “cornetto di Dürer” e che scomparve solamente qualche secolo più tardi dalle rappresentazioni dei rinoceronti), al di sopra del collo dell’animale. Questo elemento risulta essere un’imprecisione anatomica, in quanto non presente nella realtà. Altra imprecisione anatomica sono le scaglie presenti sulla pelle dell’animale, che potrebbero riflettere le pieghe presenti sulla pelle del rinoceronte indiano. Secondo alcuni studiosi, invece Dürer avrebbe ritratto l’animale con l’armatura forgiata in occasione dello scontro tra il rinoceronte e l’elefante nella corte portoghese. Infine, l’animale appare con zampe squamose simili a quelle di un rettile e un corpo sproporzionato rispetto alla sua testa. (FONTE: E. Filippi, “Lo strano caso del rinoceronte di Dürer”, in a cura di C. Casarin, Albrecht Dürer La collezione Remondini, Marsilio Editori, Venezia, 2019, pp. 28-35.)

Tutte queste imprecisioni anatomiche vanno a sommarsi alle precedenti e fanno pensare a una errata ripresa del disegno di partenza, oltre a una scarsa (o nulla) conoscenza anatomica della specie animale da parte di Dürer. (FONTE: link)

A corredo dell’immagine è stata posta un’iscrizione che recita. “Il primo maggio 1513 d.C., il potente re del Portogallo, Manuele di Lisbona, portò dall’India questo essere vivente chiamato rinoceronte. Questa ne costituisce un’accurata rappresentazione. Ha il colore della tartaruga maculata ed è quasi interamente ricoperto da squame spessissime. Ha le dimensioni di un elefante, ma ha gambe più corte ed è quasi invulnerabile. Ha un forte corno appuntito sulla sommità del naso che affila sulle pietre. È l’acerrimo nemico dell’elefante. L’elefante ha paura del rinoceronte, quindi, quando i due si incontrano, il rinoceronte carica con la testa tra le gambe anteriori al fine di squarciare il ventre dell’elefante, che non può difendersi. Il rinoceronte è così ben corazzato che l’elefante non gli può fare alcun danno. Si dice che il rinoceronte sia veloce, impetuoso e astuto”

La xilografia venne ristampata in molti esemplari e venne copiata, ottenendo un successo straordinario. Fino al XVIII secolo, nonostante le innumerevoli imprecisioni anatomiche, venne considerata una rappresentazione accurata del rinoceronte, influenzando diversi trattatati scientifici. (FONTE: M.A. Pincinelli, “Gli umanisti e il rinoceronte. Passando per Dürer”, in Renaissance studies Joseph Connors, Tl. 2, 2013, pp. 445-452.)

Ad oggi le copie della stampa sono conservate in diverse istituzioni museali di tutto il mondo, tra cui la Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti, nel Gabinetto delle Stampe e Disegni dei musei Civici Musei di Bassano del Grappa, presso il Metropolitan Museum od Art di New York o il British Museum di Londra. (FONTE: link)

Albrecht Dürer: Il Ponte tra il Rinascimento Tedesco e l’Arte Italiana

 
Albrecht Dürer (Norimberga 1471 – ivi 1528) è stato un incisore e pittore tedesco, considerato il più grande rappresentante dell’arte rinascimentale del Nord Europa. Mise in contatto l’arte delle sue terre con quella dell’Europa meridionale, grazie ai suoi studi scientifici e viaggi nelle corti europee. Le influenze stilistiche con cui entrò in contatto ebbero dei riflessi non soltanto sulla cultura artistica nordica, ma anche sull’arte dello stesso Dürer, che si basa sullo studio dal vero del paesaggio e nei ritratti che spesso erano i soggetti delle sue opere.

Dürer era il figlio di un orefice ungherese che lavorava a Norimberga, dal quale apprese l’arte orafa. A seguito dei primi studi entrò nella bottega del pittore Michael Wolgemut, iniziando la sua attività come disegnatore e pittore.

Tra il 1490 e il 1494 compì diversi viaggi in Germania, mentre dal 1494 e al 1495 avrebbe compiuto un viaggio a Venezia, come dimostrano alcuni influssi stilistici rilevabili all’interno delle prime incisioni su legno, che poi andranno a comporre il ciclo dell’Apocalisse (15 fogli che riprendono alcuni elementi stilistici italiani, senza però essere completamente pervasi dall’arte della Penisola, come si evince anche dal ciclo di stampe delle Passione). (FONTE: link)

Successivamente, continuò la sua attività come pittore in Germania, affievolendo l’impeto tragico precedente, che cedette il posto a elementi lirici, alla gioia di cose semplici e umili, inserendo altresì elementi naturalistici e sfondi paesaggistici sempre più studiati.

Nei primi anni del Cinquecento, dopo alcuni viaggi nel nord Italia (Venezia, Ferrara e Bologna), tornò a Norimberga dove si dedicò prettamente all’incisione su legno ma anche su metallo (la Deposizione di piccolo formato; la cosiddetta Passione incisa su rame; il volume della Piccola Passione incisa in legno).

Tra il 1512 e il 1519, l’artista entra in relazione con l’imperatore Massimiliano I d’Asburgo e la sua corte, affinando l’incisione a chiaroscuro e tramite punta secca nell’arte, ma allo stesso tempo anche su supporti metallici, come il rame (in questo periodo venne realizzata la stampa Il cavaliere, la morte e il demonio e San Girolamo nello studio e la Malinconia). Alla morte dell’imperatore tedesco, Dürer si recò nei Paesi Bassi dove lavorò sia come pittore sia come incisore e disegnatore, eseguendo sia pale d’altare e ritratti sia disegni a carbone e gesso. Tornato in patria, morì il 6 aprile del 1528 a seguito di una malattia, e venne sepolto presso la chiesa di san Giovanni a Norimberga (dove ancora oggi si trova la sua tomba). (FONTE: link)

E il rinoceronte sta per tornare…

 
Dopo oltre 10 anni, con una nuova curatela di Patrizia Musso, un volume dedicato alle tecniche e best practice del brand reloading, grazie ai contributi di numerosi esperti del settore marketing e comunicazione oltre a saggi di giovani studiosi.

In libreria dal 10 marzo e in pre-order su Amazon e negli store online (es. Feltrinelli, Mondadori…). Per saperne di più stay tuned…

Bibliografia

 

  • Musso (a cura di), Brand Reloading. Nuove strategie per comunicare, rappresentare e raccontare la marca, Franco Angeli, Milano, 2011
  • Schiavoni, “Il rinoceronte di Albrecht Dürer”, in L’Esopo, Rivista trimestrale di bibliofilia, n. 21, Milano, Marzo 1989, pp. 25-33.
  • Filippi, “Lo strano caso del rinoceronte di Dürer”, in a cura di C. Casarin, Albrecht Dürer La collezione Remondini, Marsilio Editori, Venezia, 2019, pp. 28-35.
  • A. Pincinelli, “Gli umanisti e il rinoceronte. Passando per Dürer”, in Renaissance studies Joseph Connors, Tl. 2, 2013, pp. 445-452.

A cura di

Luca Rossi

Redattore Junior
Collabora con Brandforum da marzo 2023

Nel 2023 ha conseguito a pieni voti la Laurea Magistrale in Archeologia e Storia dell’Arte presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, maturando durante il suo percorso di studi alcune esperienze professionali nel settore Artistico e Archivistico. Dal gennaio 2024 collabora con il Master in Digital Communications Specialist di ALMED – Università Cattolica di Milano, dove attualmente è Coordinatore Didattico e Tutor di Stage; da gennaio 2025 è, altresì, Cultore della Materia presso la Cattedra di Storia e linguaggi della pubblicità. Lo appassiona da sempre l’arte, la cultura e la sua promozione, ed è molto incuriosito dal legame tra il mondo artistico e quello della comunicazione.

Dal 2023 collabora con Brandforum.it come Redattore Junior, dove ha contribuito attivamente alla creazione e realizzazione dei paper contenuti nella nuova sezione ARTE, compreso il neologismo Art-vertising.

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