“Una lunga storia d’amore”: Manifatture Teatrali Milanesi e la sfida della Gen Z
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“Una lunga storia d’amore”: Manifatture Teatrali Milanesi e la sfida della Gen Z
07/07/2026

EVENTI

Cinquant’anni di storia e una nuova sfida: portare a teatro anche una generazione cresciuta sullo schermo. La nuova comunicazione di MTM per la stagione 2026/2027 mette al centro i giovani e trasforma il teatro nel luogo privilegiato per l’incontro e l’interazione offline.

Una nuova strategia per una nuova generazione

 
Come si convince un ventenne a scegliere di passare una serata a teatro, in un mondo dominato da Netflix, social network e contenuti on demand? È questa la domanda che sembra attraversare la nuova stagione di Manifatture Teatrali Milanesi (MTM), il polo di produzione teatrale multisala milanese. Una risposta è emersa durante la colazione stampa dello scorso 24 giugno, in occasione della presentazione della stagione teatrale 2026/2027 che celebra i 50 anni del teatro e si intitola, a tal proposito, “Una lunga storia d’amore”.

Tra dati di crescita, nuovi progetti e riflessioni, il filo conduttore della conferenza è apparso subito evidente: costruire un teatro capace di dialogare con le nuove generazioni attraverso esperienze, relazioni e partecipazione. Anche l’intervento dell’Assessore alla Cultura del Comune di Milano, Tommaso Sacchi, va in questa direzione. Definendo il teatro “specchio dell’identità della città”, Sacchi sottolinea la necessità di considerare i giovani non come un pubblico da rincorrere ma come soggetti da coinvolgere, ribadendo il ruolo del teatro come istituzione culturale capace di generare un impatto sociale oltre che artistico.

Figura 1 – “Colazione stampa” di Manifatture Teatrali Milanesi (Immagine di Gianluca Marciello)

Obiettivo Gen Z: nasce il “social theatre”

 
Il momento della conferenza più rilevante rispetto al tema arriva con l’intervento di Susanna Russo, Community Manager di MTM, che parte da una riflessione tanto semplice quanto efficace: il teatro deve cambiare il proprio modo di parlare ai giovani, oppure rischia di diventare sempre meno rilevante per loro.

La fascia tra i 25 e i 40 anni, che comprende i più giovani Millennials e la Gen Z adulta, è cresciuta tra pandemia, isolamento e relazioni sempre più mediate dagli schermi. Questa generazione convive con sentimenti di solitudine, ansia per il futuro e difficoltà nel creare nuovi legami. Proprio per questo, oggi, rappresenta uno dei pubblici più difficili da portare a teatro.

Tuttavia, i dati dimostrano che in loro cresce il desiderio di partecipare a esperienze dal vivo che favoriscano incontri autentici e dopo anni di connessioni digitali, sempre più persone cercano occasioni per conoscere nuove persone e sentirsi parte di una comunità. È in questo contesto che si sono diffusi format come le social dinner, book club e running club, in cui l’attività diventa un pretesto per creare relazioni (https://www.eventbrite.com/blog/press/newsroom/eventbrites-inaugural-social-study-report-reveals-the-reset-to-real/).

MTM sembra proprio aver intercettato questo trend e, nel tentativo di trovare una soluzione a questo bisogno, nasce “In Real Life. Teatro d’Incontri”. Il progetto si inserisce nel filone delle social dinner sotto forma di “social theatre”: perfetti sconosciuti si ritrovano a tavola, rompono il ghiaccio, costruiscono una prima connessione e solo dopo condividono l’esperienza dello spettacolo in sala.

“Ti raccomando” e l’ibridazione tra nuove e passate visioni artistiche

 
MTM ha pensato anche a un progetto speciale dedicato alla nuova generazione di artisti intitolato “Ti raccomando”, illustrato dal giovane direttore artistico Filippo Renda, che rappresenta la terza generazione presente all’interno di questa organizzazione. Lo stesso Gaetano Callegaro, fondatore e presidente di MTM, durante l’evento ha più volte fatto cenno all’importanza del tema del ricambio generazionale. Per lui il teatro cresce quando lascia spazio ai giovani e quando accetta di contaminarsi con esperienze e punti di vista differenti. “Non aver timore di aprirsi agli altri”, afferma, “perché l’ibridazione non provoca peggioramento, ma miglioramento” (https://www.instagram.com/cimo_unicatt?igsh=cW1hOWgwYndtMHpj).

D’ora in poi, quindi, attraverso il sito di MTM, giovani artisti e compagnie potranno proporre direttamente i propri progetti e fissare un incontro con la direzione artistica. Il titolo gioca ironicamente sul concetto della “raccomandazione”, ma il significato è l’esatto opposto: rendere il teatro più aperto, trasparente e accessibile a tutti, anche senza una rete intricata di conoscenze.

Figura 2 – “Colazione stampa” di Manifatture Teatrali Milanesi (Immagine di Gianluca Marciello)

Il teatro come luogo del tempo sospeso

 
Tra le frasi che meglio sintetizzano la visione della nuova stagione di MTM c’è quella pronunciata dal Direttore Artistico Filippo Renda in risposta ad alcune domande che gli abbiamo posto dopo la conferenza. In merito alla competizione tra il teatro e le piattaforme di streaming e i social, risponde: “Il teatro non compete e non deve farlo” (https://www.instagram.com/cimo_unicatt?igsh=cW1hOWgwYndtMHpj).

Per Renda, scegliere di andare a teatro “significa prima di tutto scegliere di uscire di casa”. È un gesto che interrompe la routine digitale e restituisce valore alla presenza. Ancora più significativa è la definizione che dà del teatro: “il luogo del tempo sospeso”. Un luogo in cui è possibile fare esperienza del “mistero” e di “tutto ciò che non è immediatamente visibile” in un’epoca in cui tutto sembra dover essere veloce, misurabile e costantemente accessibile.

Forse è proprio questa la risposta alla domanda iniziale. Manifatture Teatrali Milanesi non cerca di convincere i giovani a preferire una forma d’arte ad un’altra, un mezzo digitale ad un’esperienza fisica e, soprattutto, non cerca di entrare in competizione. Sceglie, invece, di valorizzare ciò che rende il teatro unico, ovvero l’incontro, la condivisione e la possibilità di vivere dei momenti che nessuno schermo può replicare.

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Il presente articolo è stato realizzato con la collaborazione di Gianluca Marciello, studente del corso di Laurea Magistrale in Comunicazione per l’Impresa, i Media e le Organizzazioni Complesse dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

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