Chiara Ferragni e il “vestito senza vergogna”: il reloading dell’arte attraverso il mondo fashion
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Chiara Ferragni e il “vestito senza vergogna”: il reloading dell’arte attraverso il mondo fashion
09/03/2023

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ARTE

L’Influencer italiana più famosa al mondo, nella prima serata del Festival di Sanremo, ha indossato un vestito con uno spiccato richiamo artistico: un vero e proprio reloading dell’arte attraverso la moda, che si fa portatore di valori ed emozioni.

Oltre ad averci regalato diversi spunti a tema pubblicitario, il Festival di Sanremo è stato veicolo di molteplici significati attraverso la moda e il vestiario sia dei presentatori, sia degli artisti in gara (abbiamo discusso di questo tema all’interno del nostro recente paper “Sanremo 2023: meno circo e più Fashion Week. Intervista a Ludovica Montefusco”).

Una figura che ha fatto decisamente discutere per la sua presenza come co-conduttrice è stata senza dubbio Chiara Ferragni, che, durante le due serate in cui affiancava Amadeus e Gianni Morandi, ha utilizzato gli abiti che indossava come portatori di un messaggio (valoriale ed emozionale, sebbene creando opinioni contrastanti nel pubblico).

Durante la prima serata della 73° edizione del Festival, infatti, l’Influencer ha sfoggiato il famoso “vestito senza vergogna”, il cui tessuto ricamato riproduceva il corpo nudo dell’Influencer.

Il vestito senza vergogna: un reloading del dipinto di Lucas Cranach il Vecchio

 
L’outfit, che prende ispirazione da un’idea per la collezione primavera/estate 2018 di Maria Grazia Chiuri, Stilista e Direttrice Creativa di Dior, aveva come obiettivo quello di “riportare l’attenzione sui diritti delle donne, del loro corpo e su come il disporre del corpo femminile dalle stesse sia, purtroppo, ancora considerato discusso e discutibile” (come possiamo leggere sul post dedicato pubblicato dall’Influencer).

Inoltre, nel medesimo post, Chiara Ferragni mette a confronto il suddetto vestito con un dipinto rappresentante Eva, la prima donna indotta a provare vergogna per il suo corpo, realizzato dall’artista Lucas Cranach Il Vecchio e attualmente conservato al Kunsthistorisches Museum di Vienna.

Questo perché, dopo aver mangiato del frutto dell’albero proibito (commettendo, quindi, il Peccato Originale), lei e Adamo scoprirono di essere nudi, fatto che provocò vergogna nei due progenitori (che subito cercarono di coprirsi).

Immagine 1 – A sinistra: Abito indossato da Chiara Ferragni nella prima serata del 73° Festival di Sanremo. A destra: Lucas Cranach il Vecchio, Eva, Vienna, Kunsthistorisches Museum, 1510-20 (Fonte delle immagini: LINK).

Come Adamo ed Eva, la stessa Chiara Ferragni, nelle foto pubblicate, tiene in mano un frutto. Questo gesto permette di metterla a confronto con la progenitrice stessa: al contrario di Eva, però, Chiara non cede alla vergogna. Vuole anzi denunciare tutti gli atti di violenza sia fisica, sia morale contro le donne che hanno il coraggio di amare il proprio corpo così com’è, senza vergognarsene.

Il raffronto tra il vestito di Dior e la tavola viennese pone in primo piano il problema della nudità nella società contemporanea, come anche nell’arte del passato: se la nudità, di fatto, è sempre stata disapprovata dalla morale e dal pudore comune, al contrario nell’arte è sempre stata accettata, fin dall’antichità.

Breve excursus sul nudo nell’arte

 
Le prime raffigurazioni di persone nude risalgono all’epoca romana: sono pervenute soprattutto sculture, in quanto non sono sopravvissuti molte opere pittoriche del periodo. Successivamente, troviamo molti dipinti e sculture risalenti al periodo medievale e specialmente al Rinascimento: da questi anni in avanti, infatti, moltissime opere d’arte iniziarono a vedere come protagonisti soggetti nudi.

In quest’ultimo periodo, il nudo costituiva il recupero dello stile e del gusto “antico”, che cominciava a riemergere attraverso alcune sculture, recuperate tra il Quattrocento e Cinquecento, grazie ai primi “scavi archeologici”.

Inoltre, la rappresentazione del corpo umano era legata allo studio anatomico rinascimentale, che si avvaleva della scienza prospettica (basata sullo studio matematico e geometrico), che veniva applicata alla proporzione umana.

Per di più, come viene riportato all’interno del saggio “Centralità del nudo dal Quattrocento al manierismo” di Marco Bussagli (inserito nel volume Il nudo. Eros, Natura, Artificio del 2019), il nudo divenne rafforzamento dell’idea umanistica che l’uomo fosse al centro dell’universo e considerato come “misura di tutte le cose”.

Le tavole rappresentanti Adamo ed Eva di Lucas Cranach il Vecchio

 
Tornando al dipinto citato da Chiara Ferragni nel post del 7 marzo, è possibile notare come esso sia legato a un’altra tavola di Lucas Cranach. In questa raffigurazione viene rappresentato Adamo: tradizionalmente, infatti, i due progenitori sono sempre dipinti insieme, anche nello stesso quadro. Le due tavole sono datate tra il 1510-20, e presentano la firma del maestro (ovvero un’incisione che raffigura un dragone alato).

Di questo soggetto esistono diverse copie conservate presso stesso museo viennese e databili al 1520 circa, ma vi è inoltre un dittico (risalente al 1528) presente nella Galleria degli Uffizi a Firenze.

Immagine 2 – A sinistra: Lucas Cranach il Vecchio, Adamo ed Eva, Vienna, Kunsthistorisches Museum, 1510-20. A destra: Lucas Cranach il Vecchio, Adamo ed Eva, Firenze, Uffizi, 1528.

Inoltre, l’iconografia delle due tavolette permette di evidenziare un gusto cinquecentesco: infatti, in questo secolo cambiò il modo di dipingere l’iconografia di Adamo ed Eva.

Come si può vedere nei due esempi sopra citati, i personaggi si trovano posti ai lati dell’albero del bene e del male, con un frutto in mano, nell’atto appena precedente al Peccato Originale (in quanto non hanno ancora mangiato la mela in queste rappresentazioni).

Al contrario, nel secolo precedente i progenitori erano spesso raffigurati nel momento successivo al Peccato stesso, nel momento in cui venivano cacciati dal Paradiso Terrestre. Un esempio di questa iconografia quattrocentesca si può ravvisare nella Cacciata dei Progenitori di Masaccio, che venne affrescata presso la Cappella Brancacci a Firenze.

Approfondimento sull’artista: chi era Lucas Cranach Il Vecchio?

 
Quest’opera d’arte è stata attribuita a Lucas Cranach Il Vecchio (1472-1553), un pittore e incisore tedesco del XVI secolo.

Come possiamo leggere sul sito dell’Enciclopedia Treccani, Cranach è nato nella città di Kronach (dal quale deriva il suo nome) e, dopo un viaggio in Austria, divenne il pittore di corte di alcuni Principi Elettori tedeschi e amico di Martin Lutero, di cui realizzò un ritratto.

Immagine 3 – Lucas Cranach Il Giovane, Ritratto di Lucas Cranach Il Vecchio, Firenze, Uffizi, 1550.

Le sue opere, replicate in diversi esemplari dai maestri della sua bottega (tra cui i figli Hans e Lucas Il Giovane), si trovano nelle collezioni dei musei di tutta Europa. I lavori del maestro presentano uno stile borghese, aggraziato e talvolta scurrile. Inoltre, i dipinti dell’inizio del Cinquecento si distinguono per gli ampli paesaggi, dal gusto idilliaco e dal colore caldo delle composizioni, mentre i suoi nudi appaiono sensuali, ma allo stesso tempo manierati.

I soggetti delle sue opere presentano sia ritratti di persona (per esempio quello di Martin Lutero), ma anche scene sacre (come, per esempio, le raffigurazioni di Adamo ed Eva, di cui rimangono diverse copie) o di ispirazione mitologico/antiquaria (per esempio le tavole rappresentanti Venere, Lucrezia o il Giudizio di Paride).

Immagine 4 – Da sinistra a destra: Lucas Cranach il Vecchio, Ritratto di Martin Lutero, Milano, Museo Poldi Pezzoli, 1529. Lucas Cranach il Vecchio, Tre Grazie, Collezione privata, 1530.  Lucas Cranach il Vecchio, Crocefissione e conversione del centurione, Washington, National Gallery, 1536 circa.

Conclusioni

 
La scelta dell’Influencer di indossare un abito simile, affrontando un tema attuale come quello della nudità (con i relativi riferimenti alla cultura storica e artistica), ha senza dubbio una finalità: veicolare un messaggio positivo (in questo caso specifico, quello di non vergognarsi del proprio corpo). A nostro avviso questa soluzione adottata da Chiara Ferragni potrebbe anche rientrare in un piano volto ad aumentare la conoscenza del patrimonio culturale e storico-artistico, sulla falsa riga di quanto già fatto con la Galleria degli Uffizi a Firenze.

Questa sorta di reloading del dipinto rappresenta un modo innovativo di approcciarsi al mondo della cultura: staremo a vedere se nel prossimo futuro usciranno altri esempi di reloading legati al mondo storico-artistico… Stay tuned!

Si ringrazia Luca Rossi, studente del Corso di Laurea Magistrale in Archeologia e Storia dell’Arte dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, per aver contribuito alla realizzazione e alla stesura di questo paper.

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