Come costruire insieme la nuova normalità: media e comunicazione al servizio dell’impresa
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Come costruire insieme la nuova normalità: media e comunicazione al servizio dell’impresa
22/10/2021

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Come creare una comunicazione contributiva e sostenibile a livello sociale e antropologico, soprattutto nell’epoca in cui stiamo vivendo? Ecco la risposta di Opinion Leader 4 Future.

La nuova normalità comunicativa ricostruita dal progetto Opinion Leader 4 Future di ALMED

In un’epoca in cui la mole di informazioni rischia di essere un ostacolo più che una potenzialità per la creazione di una propria opinione, ALMED – ALTA SCUOLA IN MEDIA COMUNICAZIONE E SPETTACOLO, in collaborazione con Credem, ha dato vita al progetto Opinion Leader 4 Future, che si snoda fra ricerche quali/quantitative su vari campioni di pubblico e la creazione di un Advisory Board ad hoc caratterizzato da un approccio multidisciplinare. Il comitato di esperti è orientato ad alimentare il dibattito a livello nazionale ed internazionale su come creare una comunicazione contributiva e sostenibile a livello sociale e antropologico.

Come dichiarato da Mariagrazia Fanchi, Direttrice dell’Alta Scuola in Media Comunicazione e Spettacolo “la costituzione dell’advisory board rappresenta uno strumento di implementazione del progetto Opinion Leader 4 Future da più punti di vista: non solo garantirà la supervisione scientifica, ma rappresenterà anche un supporto a livello di azioni di networking, public engagement e explotation. Il progetto intende infatti creare strumenti e azioni atti a favorire l’impiego delle conoscenze generate dalla ricerca nelle attività di istituzioni, professionisti, policy maker e singoli cittadini. Le diverse competenze e sensibilità delle esperte e degli esperti riuniti nel Board, consentiranno alla ricerca di sintonizzare al meglio i propri obiettivi con i temi più urgenti e sfidanti dell’agenda sociale, economica, politica e culturale, del nostro Paese e del mondo”.

Come creare una comunicazione contributiva e sostenibile

Lo scorso 22 settembre si è tenuto il primo incontro pubblico dell’Advisory Board, una Open Lecture moderata da Marco lo Conte (Head of Social Media Team il Sole 24 Ore) che ha aperto un dialogo appassionante su Come costruire insieme la nuova normalità. Media e comunicazione al servizio della ripresa”.

Sono stati coinvolti i diversi professionisti che compongono il suddetto comitato: Mariagrazia Fanchi (Direttrice Almed), Chiara Giaccardi (Professore Ordinario di Sociologia, Università Cattolica), Silvio Malvolti (Fondatore Associazione Italiana Giornalismo Costruttivo), Patrizia Musso (Direttrice BrandForum), Giuseppe Scaratti (Professore Ordinario in Psicologia del lavoro, Università di Bergamo), Alberto Stracuzzi (Direttore di Ricerca Eumetra) e Lucio Igino Zanon di Valgiurata (Presidente del Gruppo Credem).

È stata delineata una prospettiva futura sulla comunicazione in generale e di impresa, sia interna sia esterna, improntata sull’umanità e sensibilità del singolo attraverso una rilettura critica di come si sono modificati negli ultimi anni i processi comunicativi, di quali siano le risorse e criticità del flusso dei media, così come la qualità e quantità delle informazioni.

È possibile visionare la registrazione completa dell’evento cliccando su questo LINK.

Le nuove coordinate dello scenario comunicativo

L’agire collettivo è sempre in cambiamento e la comunicazione diviene la chiave di lettura per comprenderne il senso.

Un’indagine ad ampio raggio e su più livelli che ha coinvolto Almed, Credem e anche Brandforum ha permesso di analizzare nel dettaglio come questo processo evolutivo abbia cambiato il nostro modo di vedere le cose, il nostro mindset, permettendo di rendere più profonde ed efficaci le riflessioni attraverso una sensibilità maggiore adatta ai temi più sfidanti di oggigiorno. Una ricerca libera, indipendente e autorevole, per rispondere a una responsabilità sociale, a una cultura diffusa e a strumenti adeguati di valutazione.

Un primo studio ha mostrato come la principale criticità attuale sia la molteplicità di canali grazie ai quali si ottengono notizie: da una parte, infatti, la mole di informazioni rilasciate dai diversi media permette di acquisire diversi punti di vista, dall’altra fa nascere nei fruitori una sensazione di disorientamento da cui deriva una difficoltà nella creazione di un giudizio e opinione personale.

Molte sono le opportunità derivanti dalla mole di informazioni, come la possibilità di acquisire diversi punti di vista, ma da cui deriva anche la fragilità del disorientamento nella creazione di giudizio e opinione. 

La società attuale, nell’epoca Covid, è risultata per i ricercatori coinvolti un grande laboratorio che ha permesso la raccolta di dati, informazioni e la creazione di modelli che rispecchiassero le logiche del processo in evoluzione. Punto di riferimento della ricerca sono stati i giovani che offrono una visione e previsione del futuro, come si trattasse di una sfera magica in grado di mostrarci la direzione verso cui si procede.

Secondo il Presidente di Credem dott. Lucio Zanon di Valgiurata le informazioni determinano le nostre scelte. Il problema attuale, quindi, non è rappresentato da una bassa accessibilità di informazioni, come in passato, bensì dalla qualità di quest’ultime. Focus della riflessione diviene, quindi, come comunichiamo e come valutiamo le informazioni, rendendo l’uomo soggetto attivo e non solo passivo nell’impatto comunicativo – ognuno di noi riceve e crea informazioni e fake news, è quindi un dovere sviluppare una sorta di anticorpi verso i meccanismi informativi negativi: conoscere gli interessi, economici e politici, di chi offre un servizio di diffusione di informazione, sviluppando un occhio critico nei confronti di queste.

Espedienti semplici come mettere a confronto la stessa notizia fornita da diversi canali e soggetti, metodo che i professionisti chiamano triangolazione, permette di osservare in anteprima un tratto distintivo del nuovo scenario dell’informazione dettato dalla collaborazione tra chi produce l’informazione e chi la riceve.

La Professoressa Mariagrazia Fanchi sottolinea poi l’importanza di capire come sfruttare i singoli media, soprattutto quelli più recenti, per la buona comunicazione, comprendendo quindi quali opportunità vengono offerte da ognuno di essi.

Linguaggi e toni devono essere modificati per creare un nuovo stile nella comunicazione di notizie. Dalle ricerche svolte, infatti, emerge che i giovani apprezzano molto di più la moderazione del confronto rispetto allo scontro tipico di chi sostiene idee diverse che si sovrastano. Un nuovo modo di comunicare viene quindi annunciato da una maggiore apertura al dialogo, soprattutto online dove si è dimostrato che i toni polemici e orientati allo scontro non sono tipici dei giovani bensì delle generazioni più anziane.

Da un modello trasmissivo a uno generativo

Lo studio della comunicazione avvenuta in epoca di Covid, si è dimostrato essere materia antropologica. Come suggerisce la Professoressa Chiara Giaccardi, mai come prima della pandemia, è emersa la duplice natura e l’ambivalenza della questione dei media: il continuo bombardamento della negatività delle notizie come fonte principale di ansia, confusione e omologazione, fenomeno che prende il nome di infodemia, incontra dall’altra parte i media come ambiente primario nella ricostruzione della normalità e della ripresa.

La presa di coscienza di tale scenario impegna i professionisti a rivedere l’idea di comunicazione e far in modo che essa diventi più generativa e contributiva. Prendersi cura della comunicazione significa passare da un paradigma trasmissivo di dialogo dialettico, che spesso si riduce all’idea di schieramento di opinioni differenti, a un paradigma generativo, caratterizzato da un approccio dialogico, un avvicinamento attraverso la parola di un legame rispetto a due posizioni opposte. Attenzione, sollecitudine e impegno risultano le parole chiave del prendersi cura della comunicazione. “Ciò richiede capacità di ascolto e riconoscimento dell’interdipendenza: non costruiamo relazioni ma siamo relazioni. Il dialogo si prende cura di queste relazioni e dei legami e dalla valorizzazione di questi legami scaturiscono nuove forme di comunicazione”, sottolinea Giaccardi.

Una nuova comunicazione d’impresa

Il Professor Giuseppe Scaratti, illustrando la propria esperienza di ricerca e di intervento nei processi comunicativi all’interno di culture lavorative, propone una nuova idea di management relazionale, riflessivo ed etico. Tale riflessione si basa su tre cardini:

  • Fenomenologia: un’immersione della società di sistemi persuasivi di comunicazione ma superficiali porta una riduzione del dibattito a una sterile contrapposizione tra opinioni diverse. La sfida consiste quindi nel superare queste dinamiche che minacciano il vero senso della conversazione, ovvero la costruzione di significato. In altre parole, la sfida consiste nel diminuire la stupidità comunicativa.
  • Chiave di lettura riflessiva: una lettura orientativa per non essere sovrastati lasciando da parte l’agire strategico e tattico. È quindi una responsabilità la capacità di argomentare le proprie decisioni, costruire quindi un’etica responsiva attraverso il dialogo e un atteggiamento critico.
  • Suggestione prospettica, ricordando Schopenauer e l’arte di aver sempre ragione, si ha la tentazione di cadere nella prevaricazione all’interno delle diversità nella comunicazione, ma mantenendo la giusta distanza può essere permesso il dialogo.

Comunicare per un’azienda è fondamentale, in quanto attraverso la comunicazione si mostra la propria identità e si raggiunge il posizionamento desiderato. È quindi fondamentale tenere conto della gestione della qualità e quantità di informazioni, soprattutto in vista dell’occupazione giovanile e delle fonti sul web (come anche le piattaforme di recensioni dei posti di lavoro).

Le nuove parole chiave del mondo del lavoro, secondo i giovani e futuri lavoratori

Il Direttore di Brandforum, Patrizia Musso, aggiunge all’interno del dibattito ulteriori parole chiave, emergenti dalle ricerche condotte per ALMED sul tema “employer branding e giovani”. Si tratta di empatia e gentilezza: due fattori fondamenti e portanti delle relazioni sociali e comunicative che i giovani dicono di ricercare nei loro futuri luoghi di lavoro. Fattori che si legano indissolubilmente anche a una nuova figura di leader, che i giovani immaginano possa essere inclusiva, gentile, caratterizzata da capacità di ascolto e di dare feedback costruttivi.

Il guadagno secondo questa visione passerebbe in secondo piano; viene invece attribuita maggiore importanza alla possibilità di crescita personale. Il lavoro assume una forte connotazione di luogo capace di costruire relazioni e legami sociali, dove mettere realmente al centro i dipendenti, secondo l’ottica di Employee Centricity.

Anche un efficace approccio slow, ovvero l’opportunità dei brand di dare tempi (di lavoro) adeguati ai lavoratori, è fondamentale nella rivoluzione della comunicazione aziendale così come nelle dinamiche di worklife balance, sentita ancora di più a seguito della sperimentazione dello smartworking imposta dal Covid19. Richieste ed esigenze che non possono essere trascurate visto che nel 2025 ben il 75% della forza lavoro sarà composta da giovani.

L’opportunità di una dinamica aziendale diversa, basata sulle relazioni, anche a distanza, e una leadership costruita su fiducia e tempistiche adeguate sono argomento fondamentale nell’accogliere le nuove generazioni di lavoratori.

Comunicazione, pubblico e Influencer

Da questa tematica l’esigenza di chiarire il ruolo dell’influencer, figure che costituiscono elementi di fiducia consigliando le scelte di vita dei propri seguaci (acquisti, conti, opinioni politiche ecc ecc…). Secondo il ricercatore Alberto Stracuzzi gli influencer vengono visti dal pubblico come consumatori più esperti “con il rischio, legato al funzionamento delle piattaforme social, di polarizzazioni di opinioni e scontri, oltre a quello che la persona presa come riferimento non sia realmente una fonte autorevole”. I social sono infatti strumento di veloce propagazione di fake news in quanto dotati di bassa sensibilità e autorevolezza (a differenza di giornali e quotidiani che sono più controllati), che permettono quindi errori di comunicazione come consigli nutrizionali da parte di persone che non sono nutrizionisti. Sensibilizzando quindi gli influencer è possibile trasformare il punto di debolezza in opportunità.

Un altro problema delle informazioni online è l’algoritmo che mostra sempre lo stesso tipo di notizie nel momento in cui un utente si interessa ad un argomento, con il rischio ulteriore di polarizzazione dell’opinione, e senso di noia da parte del fruitore.

Verso un giornalismo costruttivo

Conoscere bene i media e il come proporre titoli e notizie deve essere il punto di svolta di ogni professionista della comunicazione. Andare oltre rispetto al mero scopo di attirare l’attenzione, con titoli strillati e clickbait, è la nuova missione e dovere del giornalista come filtro e amplificatore di informazioni.

Come afferma Silvio Malvolti, ideatore del primo sito italiano sul giornalismo costruttivo, “i giornalisti non sono opinionisti e nemmeno influencer, hanno il dovere di riportare le notizie in modo più oggettivo possibile ritornando all’alba dell’informazione e della sua nascita, superando le nuove tendenze createsi con la rivoluzione digitale”.

Secondo le ultime ricerche di Eurodap, associazione che si occupa di studiare disturbi di ansia e attacchi di panico, il cattivo giornalismo e le notizie strillate dei massmedia sono la fonte principale di tali disturbi. Questo indica il peso e l’importanza che il settore ha sull’opinione pubblica.

Elaborare un’informazione non comoda, ma raffinata ed elaborata a fondo, significa creare un’informazione di qualità. In un momento di disorientamento dei giovani, dopo due anni di didattica a distanza, può essere una bussola nella creazione di opinione personale che ha bisogno anche del confronto a livello sociale. I mediatori didattici, formati da persone e professori, e gli strumenti digitali come i video, hanno rilevanze e valenze da non sottovalutare nella costruzione di un nuovo paradigma sociale.

Conclusioni

È necessario pensare a una evoluzione comunicativa in diversi campi con obiettivo la generatività sociale. Bisogna terner conto del desiderio, voglia e disponibilità dei più giovani nel considerare la comunicazione come strumento nell’agire politico per dare vita a comportamenti positivi.

La capacità, tipica delle ultime generazioni, di portare contenuti da un canale all’altro, sfruttando tutte le potenzialità dei vari strumenti, permette di raggiungere un’utenza superiore. Ne è un esempio la piattaforma TikTok che, nata come piattaforma ludica, presenta oggi molti contenuti dal valore culturale, istituzionale e giornalistico.

Cogliere l’aspetto positivo della complessità mediatica attuale per una prospettiva futura è lo stimolo che viene lanciato in questo scambio di opinioni dai vari Opinion Leader ai professionisti (attuali e futuri) della comunicazione.

Si ringrazia Alessandra Larva, studentessa CIMO, per aver contribuito alla realizzazione di questo paper.

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