Il Novecento in mostra: passeggiare tra Arturo Martini e Andy Warhol con Crédit Agricole Italia
Brand in Italy
Il Novecento in mostra: passeggiare tra Arturo Martini e Andy Warhol con Crédit Agricole Italia
30/01/2025

ARTE

La mostra ‘Da Arturo Martini ad Andy Warhol’ alla Galleria Crédit Agricole Italia di Milano offre un viaggio immersivo nell’arte del Novecento, con opere di grandi maestri e un allestimento sorprendente.

Il 2024 si è concluso, per Milano, con un regalo: dal 25 ottobre al 21 dicembre Crédit Agricole Italia ha aperto le porte di Palazzo delle Stelline, per offrire alla città una mostra dedicata al percorso artistico dei grandi maestri del Novecento italiano e internazionale. La mostra “Da Arturo Martini a Andy Warhol. Il Novecento nelle Collezioni Crédit Agricole Italia” nasce proprio come un dono, pensato dalla banca per i propri clienti, per i dipendenti e i collaboratori, per la città tutta.

Un fil rouge con il passato

 
Non è la prima volta che Palazzo delle Stelline, splendido edificio storico in via Magenta 59, apre i propri spazi all’arte: lo spazio espositivo della Galleria venne inaugurato nel 1987, dalla serie di serigrafie The Last Supper, realizzata dal maestro della Pop Art, Andy Warhol. Una serie di riproduzioni dell’Ultima Cena di Leonardo da Vinci, capolavoro situato nel refettorio di Santa Maria delle Grazie, a pochi passi dal Palazzo, create ad hoc da Warhol per questo spazio espositivo. La mostra organizzata da Crédit Agricole si è inserita, quindi, all’interno di un lungo dialogo tra il Palazzo e l’arte contemporanea, oltre che tra la Galleria delle Stelline e la città di Milano.

La mostra: un cannocchiale tra due cene

 
Proprio una delle serigrafie dell’Ultima Cena di Warhol, quella dominata dal colore fucsia acceso, e oggi gioiello della collezione di Crédit Agricole, è diventata uno dei due capi del cannocchiale lungo il quale si è organizzato il percorso espositivo. La mostra, infatti, è stata pensata come una conversazione, fatta di richiami ora tematici, ora stilistici, senza seguire uno stringente criterio cronologico, tra i maestri del Novecento. Ai capi di essa, come a suggerire il criterio con cui leggere la mostra, ovvero la ragnatela di richiami costruita tra le opere, sono stati posizionati due Cenacoli.

Il primo di essi è la già citata The Last Supper di Andy Warhol. Un’opera dall’anima pop, con la sua estetica fatta di colore omogeneo e brillante e la riproduzione in serie di un’opera diventata icona dell’immaginario collettivo e della pop culture. Il secondo, invece, è il Cenacolo di Alessandro Pomi, del 1931. Un’opera che richiama, forse, la poetica di un altro artista americano, Edward Hopper, con una tavola moderna, borghese, illuminata da una fredda luce artificiale, in un’atmosfera di sospensione temporale, malinconia e mistero.

La collezione

 
Tra queste due cene, lungo il cannocchiale, si trovavano tanti altri maestri dell’arte del Novecento: da scultori come Arturo Martini e Arnaldo Pomodoro, a pittori come Emilio Longoni, Giuseppe Terragni, Renato Guttuso, Emilio Vedova, a grandi maestri dell’arte europea e americana, quali Max Ernst, Daniel Spoerri, Sebastian Matta, Wifredo Lam e William Congdon. Il risultato è stato quello di costruire una splendida passeggiata nella storia dell’arte del secolo scorso, che ne ripercorresse l’anima caleidoscopica, fatta di tante e diverse poetiche e tante e diversissime estetiche.

Una passeggiata tutt’altro che semplice, però, da realizzare: solo dopo un lungo censimento delle oltre 4000 opere presenti in collezione e provenienti da tutta Italia, si è giunti alla scelta della sessantina di opere presenti in mostra. Questa collezione così nutrita è frutto dell’unione dei patrimoni artistici di tutti quei piccoli e medi istituti di credito confluiti sotto il nome e nella realtà di Crédit Agricole Italia.

Comprendendo l’altissimo valore culturale e storico della collezione, Crédit Agricole ha immaginato la mostra come occasione di condivisione di questo enorme patrimonio artistico con i propri clienti e con il pubblico e come omaggio non solo al territorio di Milano e alla sua arte, ma all’Italia intera.

Tra comunicazione, diritto e arte

 
Oltre alla difficoltà legata al censimento delle opere della collezione e alla selezione dei pezzi da esporre al pubblico in galleria, un grande scoglio affrontato dalla Banca è stato quello del copyright. Trattandosi di opere d’arte contemporanea, create da maestri del secolo appena precedente al nostro, per la maggior parte dei casi i diritti sulle opere risultavano ancora attivi e in mano all’autore o ai familiari dello stesso.

Questo ha rappresentato un ostacolo difficile da aggirare, soprattutto per la promozione della mostra stessa. Come incuriosire lo spettatore, infatti, senza mostrare neanche un piccolo dettaglio del contenuto dell’esposizione? Da un lato, per la creazione di una locandina accattivante, che stuzzicasse la curiosità dello spettatore, comparendo in punti strategici di Milano, si è scelta proprio una dei protagonisti della mostra: la serigrafia The Last Supper di Andy Warhol, della quale la Banca ha acquisito i diritti.

Dall’altro lato, le restanti immagini utilizzate per la promozione sono state immagini delle opere libere da copyright e immagini a campi lunghi, che suggerissero la struttura a cannocchiale della mostra e la ricchezza di opere presenti in galleria.

Il binomio banca e arte: perché investire nella cultura paga

 
La mostra ha avuto grande successo, tanto da portare al rinvio della sua chiusura (spostata dal 14 al 21 dicembre 2024). Nonostante non sia la prima volta che Crédit Agricole apre le porte delle sue collezioni al pubblico, né la prima volta che si vede un brand operante in settori differenti da quello culturale investire tempo e risorse nella cultura, ci si potrebbe ancora chiedere cosa porti una banca a organizzare una mostra d’arte contemporanea, del tutto gratuita, per giunta.

La risposta si trova nello stesso comunicato stampa con cui Crédit Agricole ha annunciato l’apertura della mostra: l’inaugurazione della mostra rientra all’interno di un ben più ampio piano di valorizzazione del patrimonio artistico corporate e vuole essere occasione di omaggio e promozione della cultura in tutti i territori italiani di insediamento della Banca. La mostra, apprezzata tanto da clienti e visitatori esterni, quanto dai dipendenti di Crédit Agricole, è un ottimo esempio di come un’azienda possa lavorare.

Crédit Agricole è una realtà bancaria francese sbarcata su suolo Italiano e attraverso un lungo processo di acquisizione di piccoli e medi istituti di credito ben radicati sul territorio. La scelta di cambiare nome, a partire dal 2020, in Crédit Agricole Italia, senza più indicare, annessi al nome brand francese, anche i nomi dei precedenti istituti di credito Italiani, è una scelta coraggiosa, che segna una nuova era per l’Azienda. La mostra organizzata a Milano, per questo, si presenta come un ottimo modo, da un lato, di aumentare la brand awareness di Crédit Agricole Italia su suolo milanese e italiano. Dall’altro, un modo per omaggiare il patrimonio derivante dall’acquisizione dalle banche italiane e richiamare tutte quelle realtà confluite nel brand; realtà a cui il mercato italiano era particolarmente affezionato.

Infine, un ultimo particolare aspetto riguarda la sostenibilità sociale. Per un buon brand, oggi, gli obiettivi da perseguire non devono e non possono più essere solo quelli di una sostenibilità economica, ma sempre più legati anche alla creazione di valore nella sfera sociale e ambientale. Questa mostra è un ottimo esempio di creazione di valore culturale, artistico e relazionale sia per i clienti, che per i dipendenti, che per la città di Milano intera.

—

Il presente articolo è stato realizzato con la collaborazione di Maddalena Ortolani, Elena Penazzi, Sofia Sicolo, Denisse Segura Tupac Yupanqui e Emanuele Todisco, studenti del corso di Laurea Magistrale in Comunicazione per l’Impresa, i Media e le Organizzazioni Complesse dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

A cura di

Ti potrebbe interessare anche...

Cinquant’anni di storia e una nuova sfida: portare a teatro anche una generazione cresciuta sullo schermo. La nuova comunicazione di MTM per la stagione 2026/2027 mette al centro i giovani e trasforma il teatro nel luogo privilegiato per l’incontro e l’interazione offline.
Oggi il cibo non è più solo nutrizione, ma anche identità, estetica ed esperienza sociale. Dal talk “Dal bisogno al piacere (e ritorno)” promosso da Elle e Men's Health all'interno dell'evento ReNest organizzato da Nestlé Italia, nasce una riflessione su come branding, media e consumi stiano trasformando il rapporto con l’alimentazione, con Daniela Compassi, Iginio Massari e Roberto Valbuzzi.