Slow spot digitali: il caso Wind
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Slow spot digitali: il caso Wind
03/09/2014

Daniela Compassi, Redattore Senior di Brandforum.it
Nascono per il web e hanno una durata maggiore rispetto ai tradizionali spot televisivi, sono gli slow spot digitali la nuova frontiera dell’intrattenimento brandizzato online. Anche l’Italia si sta allineando a questa tendenza; andiamo a scoprire il caso Wind.

Negli ultimi tempi sempre più brand stanno sperimentando un nuovo modo di fare comunicazione sul web caratterizzato dalla dilatazione dei tempi di contatto empatico con il pubblico e la “lentezza” come nuova forma di intrattenimento brandizzato.

 

Parlare di “lentezza” ai tempi di internet sembra alquanto paradossale eppure attraverso nuove finestre digitali, fra tutte YouTube e le nuove piattaforme social, si stanno moltiplicando i casi di spot caratterizzati da una temporaneità slow in grado di mettere al centro delle dinamiche comunicative la brand storytelling e la dimensione di heritage del brand stesso fino a creare dei veri e proprio cortometraggi digitali brandizzati.


Se fino a poco tempo fa questo innovativo modo di comunicare era ad appannaggio dei grandi marchi della moda e del lusso, più inclini a costruire storie accattivanti intorno a oggetti del desiderio quali borse, profumi, gioielli e auto costose; oggi diversi brand stanno percorrendo, con discreto successo, questa nuova strada.
 

Non ultimo il caso della campagna web che Wind ha lanciato per promuovere il messaggio che “a volte, per comunicare davvero, la tecnologia non è tutto”. Con questo slow spot Wind invita tutti a stare più vicini, ammettendo che la tecnologia è potente ma non onnipotente: ci sono cose che non si possono dire per telefono, attraverso uno schermo, o con una mail.


Affrontare un tema così importante e universale per una compagnia telefonica che fa della mobilità e della capacità di connettere attraverso la rete persone fisicamente lontane è un azzardo anche per chi ha alle spalle un passato solido. Parlare al grande pubblico della rete della filosofia e dell’etica di un brand senza cadere nell’oblio della banalità non è cosa semplice; Wind ha deciso di farlo percorrendo la strada del cortometraggio brandizzato, un piccolo pezzo di cinema destinato a un campo di battaglia molto particolare e molto più ampio dello spazio televisivo.


Il cortometraggio proposto da Wind (VEDERE NOTA A FONDO PAGINA PER I NUMERI OTTENUTI DAL VIDEO*) ha come protagonista un uomo; nelle azioni di ogni giorno rivive momenti del passato: ricordi di lui da bambino, quando giocava col padre. I primi baci. Le prime esperienze di guida. E suo padre, ad accompagnarlo in ogni momento. L’uomo cerca più volte di mettersi in contatto col padre: con il cellulare, con una mail. Non riesce mai, però, a completare l’azione. Ha bisogno di un contatto più autentico. Allora decide: si mette alla guida e viaggia verso la casa dei suoi genitori. Deve incontrarlo, deve abbracciarlo.
 

Il video (in alcune scene di difficile interpretazione ndr) si chiude con la sovrapposizione tra un flashback, dove si rivede, bambino, in acqua col padre e la realtà, quando vede nuotare in mare un uomo: è suo padre. Lo raggiunge in acqua, i due cominciano a parlare, e il video si chiude con una frase emblematica, che racchiude perfettamente il messaggio che Wind vuole comunicare: “A volte, per comunicare davvero, la tecnologia non è tutto.”  


Come Wind altre compagnie telefoniche e assicurative internazionali, soprattutto asiatiche, hanno cavalcato l’onda del sentimento per lanciare un messaggio profondo attraverso la strategia dello slow spot online. Molto cliccati in Rete, anche in Italia, il filmato pubblicitario della TrueMove H "Giving" e quello della Thai Life Insurance "Silence of Love".

 

Realizzati con lo stesso mood, altri filmati di regia asiatica, che si stanno diffondendo in maniera virale su molti social network.

Consigliamo:

 

BERNAS | Family Reunion Dinner 

 

Daniel Yam | Gift

 

 

Lo scorso 30 luglio anche una famosa etichetta di whisky scozzese, Johnnie Walker, ha utilizzato la strategia del cortometraggio brandizzato per lanciare sul mercato l'ultimo distillato, il Blue Label.

 

Protagonisti di questo slow spot in pieno stile hollywoodiano due volti noti del grande schermo: gli attori Jude Law e Giancarlo Giannini. Lo short film intitolato ‘The Gentleman’s Wager’ racconta la storia di una barca che non è possibile comprare e una scommessa tra due uomini che lottano per la crescita personale attraverso la ricerca di un’esperienza unica e rara; un ballo al centro del cortometraggio e il bicchiere di whisky a fare da filo conduttore.


Anche questa volta la rete è stata scelta come ospite di un progetto perché sempre più e sempre meglio “frequentata”, perché ben si presta per una storia che va oltre i 30 secondi creando intrattenimento, perché lascia il tempo di riflettere, perché l’ambizione è stata proprio quella di proporre una narrazione che si fa scegliere e non si impone come invece capita agli spot tradizionali.


Scegliere di realizzare uno slow spot per il web vuol dire fare comunicazione in modo contemporaneo e innovativo, con la consapevolezza che un brand non può più vivere di sola televisione. In Italia è un’operazione che si pone l’obiettivo di raggiungere un pubblico più ampio e anche più giovane rispetto a quello che frequenta la televisione; ma la domanda sorge spontanea: il pubblico italiano è pronto ad affrontare il cambiamento in chiave slow della comunicazione? Siamo davvero pronti ad abbandonare il caro e vecchio format televisivo per approdare sulla rete o sarà il cortometraggio nato esclusivamente per il web ad adattarsi, col tempo, all’adv tradizionale approdando sul piccolo schermo?

 

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(*) TUTTI I NUMERI OTTENUTI DALLO SLOW SPOT Wind, CLICCARE QUI (aggiornamento 9 settembre 2014)

 


 

A cura di

Daniela Compassi

Redattore Senior
Responsabile Ufficio Stampa

Giornalista pubblicista, PR e blogger, collabora con Brandforum.it da gennaio 2012

Nutre da sempre un forte interesse per il mondo comunicazione e della pubblicità tanto da farne una professione a 360°

Dopo la laurea specialistica in Sociologia conseguita nell’aprile 2010 presso l’Università Cattolica di Milano con un elaborato sulla comunicazione di impresa incentrato sugli ‘spazi parlanti’, entra come redattore in Pubblicità Italia e vi rimane fino alla fine nel 2011. Durante gli anni dell’Università lavora in diversi uffici stampa milanesi maturando un'esperienza tale che le permetterà nel 2012 di avviare un'agenzia di pubbliche relazioni che porta il suo nome.

Da 2011 è cultore della materia presso la cattedra di Storia e linguaggi della pubblicità, Università Cattolica di Milano.

Ha due grandi passioni: la scrittura e la cucina, che coltiva dal 2014 attraverso il blog www.lovelifelunch.it

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