Social Dining: l’esperienza gastronomica tra on e offline
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Social Dining: l’esperienza gastronomica tra on e offline
23/09/2013

Alessandra Olietti, Redattore Junior, Brandforum.it
Sono sempre più frequenti i rimandi tra il mondo virtuale e quello fisico, come lo dimostrano le “cene 2.0”, nuovi momenti di condivisione organizzati dai Food Surfers.

A molti di voi sarà sicuramente capitato di partecipare a eventi off line organizzati a partire dalla rete, ma forse solo pochi avranno avuto l’occasione di passare una serata che rientra nel crescente fenomeno del “Social Dining”.

 

Si tratta di una pratica in voga da qualche anno anche in Italia, che consiste nel lancio di cene-evento low cost in location particolari (ristoranti, locali alla moda, spiagge) o anche nelle cucine degli stessi partecipanti.

 

Questi incontri sono solitamente pianificati all’interno di community virtuali che nascono attorno alla passione degli utenti per la cucina: i cosiddetti Food Surfers, appassionati del buon cibo e delle nuove tecnologie che, all’interno dei “social network gastronomici”, condividono le loro due passioni.

 

La community più famosa in quest’ambito è Ploonge (http://www.ploonge.com/beta/). E’ un social network nato nel 2011 sottoforma di start up ad opera di Giorgio Bertolini e Alessandro Coscia con l’obiettivo di creare un network di utenti con il desiderio di organizzare o prendere parte ad eventi di qualunque genere; una sorta di vetrina sociale per conoscere meglio la realtà locale nella quale ci si trova.

 

Sulla stessa onda troviamo Gnammo (http://gnammo.com/), una community nata con l’intento di far condividere agli utenti le proprie abilità e passioni legate al cibo, partecipando o creando nuovi eventi culinari. Come nel caso di Ploonge, chiunque può iscriversi alla community dagli appassionati di cucina ai cuochi professionisti; una volta entrato nel network, ognuno avrà poi il compito di gestire e aggiornare il proprio profilo pubblico, con informazioni personali ma anche con resoconti degli eventi a cui ha partecipato o ha organizzato.

 

Altri siti simili sono:
Indovina chi viene a cena (http://www.indovinachivieneacena.it/menu/); Kitchen Party (http://www.kitchenparty.org/it/kitchenparty_results.php) e NewGusto (https://newgusto.com/)


Potremmo classificare queste “community gastronomiche” come realtà a cavallo tra l’on e l’off line: come tutti i social permettono di creare network e di conoscere persone nuove che condividono interessi simili; parallelamente gestiscono gli invitati, raccolgono le quote di partecipazione e le inviano agli organizzatori, oltre a fornire i coupon di partecipazione all’evento. Inoltre favoriscono il ritorno all’interazione face-to-face mettendo in gioco la possibilità di fare nuove conoscenze ad una cena informale, invece che sui social network.

 

I casi qui segnalati, in particolare, consentono ai Food Surfers di sfruttare le nuove community gastronomiche per promuovere degli incontri culinari tra sconosciuti o per parteciparvi in prima persona allargando il proprio network di conoscenze in varie città italiane (le modalità di iscrizione e prenotazione sono facili); allo stesso tempo permettono di coltivare due passioni alla base del Social Dining, quella per la cucina (in costante crescita) e per la creazione di comunità ibride (dove si mixano amici reali e contatti virtuali).

 

Il Social Dining è un esempio pratico di come oggi sempre più media on line mirino a veicolare esperienze che sconfinino nell’off line, con continui rimandi tra le due realtà perché si possano arricchire e influenzare a vicenda. Così facendo gli utenti sono i protagonisti di una lettura non sequenziale della realtà, ma sfaccettata e ipertestuale dove ognuno si crea il proprio percorso di senso. Una dinamica che (come vedremo nelle prossime settimane su Brandforum.it) mette anche in gioco e modifica la dimensione temporale delle relazioni sia fra le persone, sia fra gli utenti e i brand.

 

I Social Network si dimostrano, allora, utili spazi di condivisione tra il reale e il virtuale. Del resto il mondo social, ormai si sa, è un grande spazio per raccontare, raccontarsi e per ascoltare le storie narrate dalla rete dei nostri contatti, ampliando la nostra percezione della realtà e di noi stessi. E’ per questo che i Social Media sono stati definiti “Estensione del Sé” (si veda al proposito il volume Brand Reloading) proprio perché si trasformano in mezzi per permettere agli utenti di esprimere la propria personalità e instaurare nuove relazioni.

 

 

 

A cura di

Alessandra Olietti

Redattore Senior 

Project Manager Eventi

Collabora con Brandforum da gennaio 2012

Forte interesse per la scrittura sul web e sui social, nonché per il mondo del brand, in particolare per le strategie comunicative applicate al business turistico. Su questa tematica nel 2018 ha scritto un libro per FrancoAngeli - "Turismo digitale. In viaggio tra i click" - con Patrizia Musso.

Dal giugno 2015 collabora nell'organizzazione di Slow Brand Festival, un appuntamento annuale - ideato dal Direttore di Brandforum - dedicato alle riflessioni sul fenomeno Slow in Italia. 

Si è laureata con lode presso l’Università Cattolica di Milano con una tesi magistrale sulla comunicazione aziendale attraverso gli spazi, riletta alla luce delle teorie dei media digitali e del marketing esperienziale. Attualmente è Docente a contratto presso il medesimo ateneo, nonché formatore e consulente aziendale

In Università Cattolica è inoltre Career Adviser (CIMO. Comunicazione per le imprese,i media e le organizzazioni complesse) e Coordinatore dell'International Master in Cultural Diplomacy.

Oltre alle attività accademiche, si occupa di Coordinamento Media e Marketing per Alchemilla Cooperativa Sociale  in relazione al progetto "Artoo. L'arte raccontata dai bambini", una start up innovativa che propone un modo nuovo di avvicinarsi all’arte, promuovendo l'autoralità e il protagonismo culturale dei bambini anche in età prescolare.

Nel tempo libero cucina, legge e appena può scappa tra i monti.

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