Slow thinking, fast moving
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04/05/2026

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Oggi si festeggia la Giornata Mondiale della Lentezza: ne parla Gherardo Magri, vincitore nel 2018 del titolo Slow Boss.

L’amica Patrizia Musso, che mi ha indicato e poi portato sulla strada dello slow attraverso il suo osservatorio culturale sul branding (brandforum.it), ingaggiandomi a partecipare al concorso Slow Boss nel 2018, ci fa riflettere sul concetto in occasione della Giornata della Lentezza che quest’anno cade proprio oggi, lunedì 4 maggio.

Immagine 1 – Gherardo Magri ritira il premio Slow Boss 2018 allo Slow Brand Festival del medesimo anno.

La parola slow l’avevo sempre associata in modo spontaneo al grande movimento “Slow Food”, fondato da Carlin Petrini nel 1986. Diventato un fenomeno mondiale, conta oltre 150.000 soci in 150 paesi. Lo spunto gli era venuto nel vedere la bassa qualità del cibo distribuito alle Feste dell’Unità, si era chiesto perché non si prendessero cura di una parte essenziale del buon vivere: il mangiare bene. Successivamente è stato visto anche come l’antagonista del Fast Food, vero junk food di successo di quegli anni. Il concetto slow è ovviamente più largo, lo si può applicare in tanti settori, anche in quello manageriale. Ho visto troppi colleghi correre, correre, correre senza mai fermarsi per riflettere. E’ un grosso errore, bisogna capire quando devi essere veloce e quando devi andare piano. Il segreto è la gestione del tempo, non il dogmatico approccio di fare tutto in fretta. Elaborando il concetto, ritengo che la velocità debba essere usata in questi casi, semplificando al massimo: nel raccogliere le informazioni, nell’agire quando hai un piano sicuro in mente e nel raccogliere i feedback. Devi invece prenderti il tuo tempo: nell’ideare un piano con i pro e contro, nell’interpretare gli errori commessi, nel valutare le iniziative. Bisogna usare entrambe le due velocità anche nelle fasi intermedie, la flessibilità è un requisito indispensabile.

“Slow” è una parola che nelle aziende è vissuta prevalentemente come un rallentamento pigro, come un segno negativo di chi si vuole prendere tempo perché indecisi, come fosse una debolezza. Si preferisce un approccio alla “facite ammuina”, il famoso invito che i comandanti facevano alla ciurma sui bastimenti regi ai tempi del Regno delle Due Sicilie quando un’autorità veniva a fare una visita o un’ispezione. Vi riporto fedelmente la traduzione in italiano del testo originale in napoletano «All’ordine Facite Ammuina, tutti coloro che stanno a prua vadano a poppa e quelli a poppa vadano a prua; quelli a dritta vadano a sinistra e quelli a sinistra vadano a dritta; tutti quelli sottocoperta salgano sul ponte, e quelli sul ponte scendano sottocoperta, passando tutti per lo stesso boccaporto; chi non ha niente da fare, si dia da fare qua e là».

Insomma, un gran daffare apparente per non concludere nulla. Dalla mia lunga esperienza di 44 anni in tante aziende, vi posso garantire che ho visto tanti esponenti di questa filosofia. Ecco perché, oggi più di ieri, visto i tempi di continui e repentini cambiamenti bisogna usare il cervello per capire, riflettere e impostare. Saltano gli schemi precostituiti, le regole che hai usato in passato non servono più, hai davanti qualcosa che non hai mai visto, spesso non ci sono riferimenti, devi concentrarti sulle tue capacità intellettuali e analitiche, devi saper rischiare, devi aver coraggio di innovare. Ma tutto questo deve venire anche da momenti slow, dove il tempo si ferma e devi raggruppare tutti i segnali che ti sono arrivati, con pazienza e sagacia, farti un quadro globale della situazione e poi elaborare delle proposte.

Qualcuno predica la sperimentazione sempre – sono i protagonisti della nuova era digitale -, dove i fallimenti possono essere considerati dei successi perché ti portano poi a soluzioni impensabili. Vero, ma non vale in ogni situazione e poi anche per sperimentare devi comunque averci pensato. Provarci non è contrario a un pensiero slow, anzi lo puoi fare addirittura con maggiore consapevolezza.

La mia filosofia di “Azienda Umana”, modello ispirazionale di leadership che ho creato e praticato in azienda non può prescindere dall’adottare una modalità slow quando serve, è un ingrediente fondamentale per ottenere successi di business e armonia organizzativa.

A cura di

Gherardo Magri

Dopo 44 anni di carriera aziendale, maturata attraverso 8 diverse esperienze in 7 grandi multinazionali - partendo da Nabisco, Fisher-Price, Philips (due volte), Fiat Auto, Blu, Candy e Vaillant - azienda in cui negli ultimi 15 anni come Amministratore Delegato - oggi sono Chief Happiness Officer di Azienda Umana ®, la mia società di consulenza in cui sono attualmente impegnato in attività di mentoring, public speaking e training.

Vincitore del premio Slow Boss 2018 (v. http://www.businesspeople.it/People/Protagonisti/Gherardo-Magri-Slow-Boss-2018-105904)

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