Digital Art Director: quattro chiacchere con Matteo Civaschi
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Digital Art Director: quattro chiacchere con Matteo Civaschi
08/04/2022

DIGITAL
INTERVISTA CON L'AUTORE

Di cosa sono fatti i sogni? Lo abbiamo chiesto ad Matteo Civaschi, autore del libro Digital Art Director e creatore di Shortology.

Di cosa sono fatti i sogni?

 
Ciò che contraddistingue una persona con un sogno ed una persona che lo realizza, è sicuramente la forza di volontà e la voglia di assumersi onori ed oneri per tutto quello che il percorso, fino al raggiungimento dell’obiettivo, richiederà. Non si tratta solo di talento o solo di studio, si tratta prevalentemente di passione che è il motore di tutto, che muove le reazioni impulsive, le scelte azzardate e le decisioni prese al momento giusto.

Se c’è una storia che di passione e di volontà ne è intrisa, è sicuramente quella di Matteo Civaschi, art director milanese, creativo, fondatore di H-57. È l’autore del libro Digital Art Director, edito da Franco Angeli nel Settembre 2021 (per leggere la scheda dedicata al libro presente nella nostra sezione Books, CLICCA QUI).

L’autore di Digital Art Director: chi è Matteo Civaschi?

 
Proprio in onore dell’uscita del nuovo libro, lo abbiamo incontrato ed intervistato e, oltre ad averci raccontato la sua esperienza personale e professionale, ci ha fornito spunti utili per chi intende perseguire il suo percorso, ed anche consigli e strategie e per creare idee vincenti, per potersi distinguere nel mercato del marketing odierno, competitivo e saturo.

Shortology

 
Il primo successo dell’autore è stato Shortology, una rappresentazione sintetica e divertente attraverso poche icone grafiche, di biografie, eventi storici, film, invenzioni, fenomeni di costume e praticamente qualsiasi altra cosa.

Attraverso le sue parole, abbiamo ripercorso la storia di quello che doveva essere solo “un divertimento” ma che, per la sua genialità, si è trasformato in un successo mondiale.

Shortology è nato una decina di anni fa, perché, come spesso accade, i creativi si dilettano e si confrontano attraverso momenti goliardici nei quali ognuno di essi dà sfogo alla propria creatività creando qualcosa di personale. Francesco Guerrera, collega e carissimo amico di Civaschi, decise di aprire un blog di creatività e per popolarlo di contenuti interessanti, si rivolse ad amici e colleghi che rappresentassero per lui un punto di riferimento. L’obiettivo era chiaro: produrre idee per divertirsi, sfogarsi senza vincoli o condizioni.

I veri creativi sanno però, che quando ci si ritrova davanti ad una traccia del genere, assolutamente libera, in realtà si è appena ricevuto il brief più difficile che possa esistere: avere campo libero, non significa che trovare l’idea geniale sia più facile. Con Queste premesse Civaschi, quasi come un viaggiatore verso una meta del tutto sconosciuta, cominciò la ricerca dell’idea perfetta. Da dove partire? Ovviamente ripescando fra i suoi interessi: dal cinema alla tipografia, all’inizio provando ad applicare tipografie iper complesse a poesie, che seppur producevano un effetto magnifico visivamente, l’impegno e il lavoro che richiedevano per la loro realizzazione risultava del tutto eccessivo a discapito del divertimento. Il secondo tentativo, fu poi rappresentato dai francobolli di storie del terrore, di chitarristi, e molto altro, ma anche in questo caso il bellissimo concetto era troppo laborioso.

Next step

 
Divenne fondamentale quindi, trovare qualcosa che fosse il più semplice possibile, da comprendere ma anche da eseguire e replicare, e siccome la storia ci insegna che le buone idee arrivano proprio quando non ci stai pensando, durante una pausa in un locale, sfogliando una rivista, accadde l’inaspettato.  Mentre si imbatteva in una storia molto nota e in voga negli anni 90, ovvero Michael Jakson e il colore della sua pelle che diveniva via via più chiaro nelle sue comparse televisive, gli omini delle toilette di Otto Neurath catturarono l’attenzione di Civaschi. E qui l’illuminazione!  Perché non rappresentare storie complesse in maniera facile e sintetica? E così realizzò la storia precedente utilizzando proprio i simboli degli omini. Da questo momento in poi, è stato un tripudio di infografiche che davano vita a storie complesse di gente famosa trasformandole in poco più che una manciata di simboli. La sintesi e il cinismo sono state le caratteristiche maggiormente apprezzate da Guerrera e dopo essere state lanciate sul blog, queste storie, sono state investite di popolarità e componente culturale che le hanno rese un successo mondiale su blog e riviste del settore.

Ad un certo punto, la voce si sparge fino ad arrivare ad agenti letterali di Londra che, attraverso una mail, proposero a Civaschi e ai suoi collaboratori di farne dei libri. Prepararono 30 storie indicendo una gara internazionale fra editori. Ad una fiera internazionale, avvenne la presentazione ufficiale del progetto, e fra i tantissimi che si erano proposti, stipularono un contratto con Rizzoli.

Less is more

 
Semplice, divertente e irriverente sono le parole che descrivono al meglio l’idea di Shortology secondo l’autore. Oltre le storie nel libro, le instant, (Shortology digitale) sono una tipologia di formato fra i più apprezzati dal pubblico, esse hanno il vantaggio di essere immediate, essendo sempre sul pezzo ma senza stancare o appesantire la comunicazione. Non è facile definire le linee guida del successo o le best practice applicate nella scelta, invenzione e realizzazione di un contenuto, in un caso piuttosto che in un altro che hanno contribuito al successo del libro e delle sue successive evoluzioni digitali, ciò che è certo, e l’autore lo sottolinea più e più volte, è che alla base di tutto vi deve essere un concetto semplice, non banale ma facile da comprendere: “Se una cosa è semplice e la capiscono tutti, TUTTI, è già una risposta. Se devono capirla in pochi, non diventerà mai un concetto di successo, certamente l’idea potrà essere raffinata, strutturata, innovativa, ma se difficile, non avrà successo.” Dalle parole di Civaschi, si comprende che l’essenziale per far sì che una buona idea possa essere condivisa, è che essa sia capita da tutti. Più un concetto è macchinoso ed elaborato ricco di dettagli e significati intrinsechi più settorializzerà il pubblico che lo apprezzerà, restringendolo ad una nicchia. Al giorno d’oggi il tempo di fruizione di qualsiasi cosa si è ridotto a dismisura al punto che difficilmente gli utenti hanno tempo e modo di sviscerare contenuti difficili seppur creativamente brillanti. Quindi semplicità, divertimento e ironia che da sempre porta all’aggregazione spontanea degli individui, la risata il sorriso, accanto alla provocazione, sono le fondamenta non solo di Shortology ma di quelle che per l’autore possano costituire reali idee di successo.

Dai simboli alle parole

 
Shortology racconta storie di personaggi e molto altro attraverso rappresentazioni visive e sequenze di icone. Negli anni a seguire alla pubblicazione del primo libro, man mano che la vita professionale seguiva il suo corso e le sue evoluzioni, nasceva nell’autore l’esigenza di fare qualcosa di più, di dare di più e così nacque Cortology. Questo libro è composto da test con domande scritte divertenti e attraverso la compilazione di queste ultime, è possibile delineare la personalità di chi risponde. Cortology è un prodotto che lega icone a contenuti scritti ma non presenta testi propriamente narrativi. Grazie a Franco Angeli Editori, Civaschi, ha avuto la possibilità di affacciarsi per la prima volta all’editoria vera e propria, producendo per la prima volta contenuti informativi e descritivi affiancati da esempi reali e concreti, visibili attraverso QR code. Questa scelta, per rendere l’esperienza dinamica catturando anche l’attenzione di quei lettori che a belle frasi preferiscono dimostrazioni. In questo modo, l’autore, è riuscito a trasmettere non solo le informazioni utili ma anche a colorare le pagine permeandole di personalità e autenticità evitando l’effetto troppo autoritario/tecnico di libri del genere. Oltre a definizioni e concetti, ci ha raccontato che ciò che per lui era importante diffondere e trasmettere fosse la passione, la fame di conoscere e sperimentare, affinché chi desidera intraprendere questa professione possa prendere ispirazione e acquisire maggior consapevolezza dei propri sogni attraverso il suo percorso.

Art Director: sperimenta le tecniche, allena le attitudini, trova uno stile

 
In conclusione, il successo non si può definire come un percorso lineare e continuo, né tanto meno si è certi che se un’idea ha avuto buona riuscita, tutte quelle a seguire l’avranno. Come ci consiglia Matteo Civaschi la chiave sta nel tentare, nel fare e rifare, testare e avere sempre fame di ricercare la novità, la miglioria unendola all’audacia del non temere il fallimento. Se c’è una cosa che come un mantra ci ha ripetuto durante la nostra chiacchierata è di non aver paura di mettersi alla prova, solo con impegno, intuizione, ambizione e molta determinazione è possibile attrarre a sé la fortuna, non quella occasionale, fortuita, ma quella che si costruisce attraverso l’attitudine propositiva di non lasciarsi sfuggire nessuna occasione, perché, qualunque occasione potrebbe essere quella giusta:

“Alla fine di tutta questa esperienza sapete cosa mi viene da dire? Se mi chiedessero qual è il segreto, la meccanica per fare un contenuto di successo, che funzioni al 100%? Io risponderei non lo so. La verità è che alla fine, e forse è proprio questa la nostra fortuna, io non ho una risposta a questa domanda. Posso solo intuire, ma c’è un grosso mistero su cosa funzioni sulle persone oppure no. L’unica certezza che ho, è che occorre tentare in continuazione, non mollare, produrre e fare per riuscire. L’insicurezza secondo me è la chiave del successo perché fa sì che si abbia sempre fame di stupire, di fare una cosa migliore di quella che si è fatta in precedenza, bisogna sempre mettersi alla prova per questo ogni giorno vivo come se fossi a 20 anni fa. In ogni cosa che faccio devo sempre dimostrare tutto d’accapo, sempre provare.”

A chiunque ami la comunicazione e la creatività, agli art director, ai social media manager ma anche a tutti coloro che davanti ad una bella pubblicità ed una pubblicità brutta, riescono a coglierne le differenze. A chi ama questo mondo e senza dubbio vuole farne parte, questo è il lettore ideale di Digital Art Director e anche di questo articolo.

Si ringraziano Luca Groff e Alessia Antonante, studenti CIMO – Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, per aver collaborato alla realizzazione e alla stesura di questo paper.

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