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TV-fai-da-WEB....
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TV-fai-da-WEB. Storie italiane di micro Web tv,
Giampaolo Colletti, ed. Il Sole 24 ore, Milano 2010

La Tv-fai-da-Web è una tv fatta in casa. Ormai l'antenna non serve più, bastano un computer, una telecamera e una connessione a banda larga. Al resto ci pensano le piattaforme come Mytube, Ustream ecc. che consentono di trasmettere dal proprio canale online contenuti video e audio. Nel giro di pochi anni il numero delle micro web tv è più che quadruplicato. Oggi si contano quasi duecento canali distribuiti in tutta Italia e attecchiti soprattutto lontano dai centri metropolitani. Le micro web tv accendono i riflettori su ciò che accade sottocasa, ma fanno anche il giro del mondo, raggiungendo gli italiani all'estero. Non hanno logiche di business e si autoalimentano, spesso con pochi spiccioli per comprare strumentazioni tecnologiche rigorosamente digitali ma a basso costo. Scarsi i finanziamenti, ma tanta la passione e la volontà!

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Giampaolo Colletti è il maggiore specialista in Italia dei canali online fatti in casa. Fondatore della prima wikipedia sulle nuove forme di Tv Altratv, co-fondatore del primo osservatorio sulle WebTv aziendali promosso dall’Università Bocconi, scrive per Nòva24 e collabora con Wired.

In allegato l'articolo di Rebecca Rabozzi sulla presentazione del libro.

Nuvole di byte....
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Nuvole di byte. Il web 2.0 per la comunicazione nei contesti aziendali.
Alessandro Prunesti, Edizioni della Sera, Roma, 2010

Il Web 2.0 è l’innovativo fenomeno culturale, tecnologico e sociale che ha rivoluzionato Internet, ma non solo. Il Web 2.0 ha cambiato per sempre il nostro approccio comunicativo e relazionale: il flusso della comunicazione non è più unidirezionale, ma partecipativo.

Sfoglia introduzione e prefazione online.

In allegato la recensione di Elisabetta Sala, redazione di Brandforum.it

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Alessandro Prunesti
, dopo la Laurea in Scienze della Comunicazione Istituzionale e d’impresa e un Master Universitario in Economia e Gestione dello Sport presso la facoltà di Economia dell’università di Tor Vergata, svolge attività di ricerca e consulenza nel campo della comunicazione e del marketing, con particolare attenzione al mondo delle nuove tecnologie digitali e dello sport business.

Invertising
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Invertising
Paolo Iabichino, Guerini & Associati, Milano 2009

L’advertising si trasforma e cambia la sua direzione: una vera e propria inversione di marcia della pubblicità, dove la creatività diventa fondamentale per catalizzare l’attenzione del pubblico, non più considerato come un semplice target. In nome della rilevanza, dell’etica e di un rinnovato patto di fiducia tra brand e individui, il dialogo si sostituisce ai monologhi della réclame, la comunicazione diventa conversazione, lo shopping si fa condivisione e la persuasione si trasforma in consenso.

Questo libro è in vendita con la più classica delle formule pubblicitarie: “Soddisfatti o rimborsati”. Nel senso che potrai restituirlo all’editore se delude le tue aspettative.

In allegato una recensione di Patrizia Musso, direttore Brandforum.it

Leggi il primo capitolo online.
Per maggiori informazioni: www.invertising.it

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Paolo Iabichino. Nato nel 1969, è direttore creativo di OgilvyOne, la prima agenzia di marketing one-to-one in Italia. In pubblicità dal 1990, è passato dall’advertising tradizionale alla comunicazione relazionale, incontrando qui la giusta dimensione di uno scrivere più attento al destinatario.
Emozione...
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Emozione Apple. Fabbricare sogni nel XXI secolo
Antonio Dini, IlSole24Ore ed.,Milano, 2008.

Gli appassionati di Apple rimangono ammaliati dal suo fondatore Steve Jobs e si emozionano per i Mac, gli iPod, gli iPhone. Come ha fatto la mela morsicata a diventare uno dei cinque brand più noti al mondo? Qual è il segreto di Apple? Tutto in un libro frutto di sette anni di ricerche e interviste in tutto il mondo per rivelare qual è la vera Emozione Apple.

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Antonio Dini. Giornalista economico e saggista, si occupa di economia digitale e mercati dell'innovazione per il Sole24Ore-Nòva24. Ha iniziato a studiare il fenomeno Apple nel 2001.
Biografie...
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Biografie di oggetti/Storie di cose
a cura di Angelika Burtscher, Daniele Lupo, Alvise Mattozzi, Paolo Volonté, Bruno Mondadori, 2009.

Circa vent’anni fa, l’antropologo Igor Kopytoff avanzava l’idea che, come gli uomini, anche gli oggetti avessero una propria “biografia”, rivelatrice delle caratteristiche di una società.
Partendo da questa tesi, il volume si interroga sulla vita delle cose, e facendo dialogare ambiti, sguardi e pratiche differenti, descrive il ruolo che esse svolgono nella quotidianità delle esistenze umane e nelle relazioni sociali.
Nella prima parte studiosi di differenti discipline etnologi, filosofi, semiologi, sociologi, storici del design illustrano il concetto di “biografia degli oggetti” attraverso riflessioni e analisi teoriche; nella seconda numerosi designer che hanno partecipato alla mostra “Storie di cose”, tenutasi a Bolzano nell’autunno 2007, di cui viene presentata la documentazione scritta e fotografica - intrecciano le loro storie personali con quelle dei loro oggetti, a testimonianza del concreto rapporto tra il mondo delle persone e quello delle cose.

Gli intramontabili...
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Gli intramontabili
Patrizia Calefato, Meltemi, 2009.

Cosa hanno in comune una borsa Kelly battuta all’asta su eBay, un vinile dei Beatles, la vecchia 500 rimessa a nuovo, ma anche la nuova che la cita nel nome, nei colori e nelle forme, un mobile di design italiano degli anni del boom, un disco degli Abba, i regali di Natale, il jeans, il bikini, la T-shirt, Mina, Jacqueline Kennedy e Grace Kelly?
Sono gli intramontabili, i sempreverdi. Mode, persone, oggetti che restano nel tempo o ritornano, come “vintage”, dopo una fase di relativo oblio, anche se la loro “resistenza” ha talvolta il senso del residuo ottuso e della leggera ossessione, piuttosto che dell’autodifesa attiva. Segni che non solo rimangono nel corso degli anni come “classici”, nel senso più tradizionale della parola, ma si ripresentano, rielaborati sotto forma di citazione visiva, deformati dalla memoria, riciclati e riusati, per dar vita a nuove configurazioni.

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Patrizia Calefato, semiologa, insegna Sociolinguistica, Linguistica informatica e Analisi socio-antropologica del prodotto di moda nell’Università degli Studi di Bari.
YouTube
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YouTube


Jean Burgess e Joshua Green, EGEA, 2009.

YouTube uno è dei più conosciuti e discussi siti di media partecipativi, il più utilizzato su Internet per la condivisione di video. Ma come viene utilizzato? Perchè è così importante? Quali rapporti ha con le più vaste trasformazioni in corso nella cultura, nella società e nell'economia? Sono tanti e diversi i soggetti che partecipano e contribuiscono a YouTube.
YouTube offre l'opportunità di affrontare alcuni dei problemi più
importanti della cultura partecipativa: il differente peso delle diverse voci e forme di partecipazione, le evidenti tensioni fra interessi commerciali e bene collettivo, e la contestazione delle regole etiche e sociali.

Scarica l'introduzione da www.egeaonline.it
Le 22 immutabili...
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Le 22 immutabili leggi del marketing
Al Ries e Jack Trout, L'Età dell'Acquario - Lindau, 2009.

Il mercato è pieno di insidie. E il marketing è una materia in continua evoluzione, perché la società cambia rapidamente e imprevedibilmente. I cicli economici sono instabili. I budget sempre più risicati. Ormai le aziende -grandi e piccole - non possono più permettersi di sbagliare. Secondo Al Ries e Jack Trout è possibile ridurre al minimo gli errori a patto di conoscere e mettere in pratica le «leggi fondamentali» descritte nel libro, elaborate a partire dall'analisi delle strategie di grandi aziende e del tasso di successo/fallimento dei nuovi prodotti.

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Al Ries e Jack Trout sono fra gli strateghi di marketing più conosciuti al mondo, hanno pubblicato numerosi libri che hanno venduto milioni di copie.
Logo Tales
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Facebook

Il social network più usato al mondo, creato nel 2004 da Mark Zuckerberg, era nato per tenere in contatto gli studenti dell'Università di Harvard.
Per questo il suo nome fa riferimento al documento - noto come the face book ('il libro delle facce') tra gli studenti - che veniva fornito alle matricole dell'università per potersi orientare e fare nuove conoscenze all'interno del campus: come negli annuari americani di fine anno, il documento presentava tutti i nomi delle matricole e la loro fotografia.
Il logo di Facebook consiste nel brand name bianco su fondo blu, ma spesso è indicato con la sola lettera 'f'.
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Twitter

Il servizio di social network e microblogging, creato nel 2006 dalla Obvious Corporation di San Francisco, permette a ogni utente di aggiornare la propria pagina con un messaggio di stato della lunghezza massima di 140 caratteri, detto twitter ('cinguettio') o più semplicemente tweet (sempre 'cinguettio'). I tweet che contengono esattamente 140 caratteri vengono chiamati twoosh, contrazione tra tweet e whoosh, parola onomatopeica che indica un fruscio.
Il logo di Twitter è appunto l'animale che cinguetta: un uccellino azzurro, stesso colore del brand name.
Il social network è spesso indicato con la sola lettera 't'.
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Flickr

Il nome del famoso sito web di photosharing, sviluppato nel 2002 e lanciato nel 2005, viene dalla parola inglese flicker, che indica lo 'scintillio' di una fiamma o il 'tremolio' di uno schermo. La scomparsa della lettera 'e' è dovuta a un'esigenza pratica: sembra, infatti, che il dominio 'flicker.com' fosse già stato preso e il Gruppo Yahoo! dovette sceglierne un altro. La pronuncia, tuttavia, rimane invariata.
Il brand name è scritto in blu con la 'r' in rosa; anche se viene spesso indicato solo con 'fr', Flickr è rappresentato da un logo con due sfere, una blu e l'altra rosa.
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Labello

Il famoso burrocacao della Beiersdorf, inventato dal Dr. Oscar Troplowitz, fu lanciato sul mercato nel 1909.
Dopo essere stato diffuso in alcuni paesi come "Nivea Lip Care", oggi è noto in tutto il mondo come Labello.
Il suo nome deriva dall'unione di due parole latine: labium (labbra) e bellus (bello). L'obiettivo dell'azienda è sempre stato, infatti, proprio quello di 'donare labbra bellissime' alle proprie consumatrici.
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Eucerin

L'unguento scoperto agli inizi del Novecento dal Dr. Isaac Lifschütz era stato pensato inizialmente per il campo medico.
Non necessitando di un marchio, il prodotto fu inizialmente identificato con il nome dell'azienda: "Paul Beiersdorf & Co.". Raccomandato a lungo dai medici dopo interventi chirurgici, dagli Anni '60 la crema "pH5-Eucerin" iniziò a essere utilizzata anche per curare mani secche e screpolate.
Il marchio Eucerin venne lanciato ufficialmente nel 1996 per indicare un'intera linea di prodotti dermatologici.
Il nome è composto dal prefisso greco eu- (bene) e dalla parola "cera": significa appunto 'buona cera'.
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Nivea

Il nome della crema cosmetica inventata nel 1911 dal Dr. Oscar Troplowitz deriva dall'aggettivo latino niveus, che significa "nevoso".
La scelta probabilmente deriva dal colore bianco della crema, ma voleva anche suggerire la sensazione di freschezza data dal prodotto.
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Dove

La famosa marca di prodotti per la cura del corpo e della pelle è nata negli Stati Uniti nel 1957. Il primo prodotto è stato la Dove Cream Bar, una "barra detergente" con proprietà idratanti, diversa dalle normali saponette, lanciata in Italia nel 1989.
Il brand name (in italiano "colomba") richiama candore, purezza, bellezza e rimanda anche al colore bianco della 'crema' contenuta nei prodotti Dove.
Nel logo è rappresentata la silhouette di una colomba, di colore dorato.
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AVIS

Il nome della compagnia di noleggio automobilistico si potrebbe prestare a una duplice interpretazione.
Potrebbe essere l'acronimo di "All Vehicles Instantly Supplied" (tutti i veicoli forniti all'istante) oppure derivare dalla parola latina avis (uccello), con riferimento alla velocità del servizio offerto e alla possibilità di coprire grandi distanze.
In realtà, è semplicemente il cognome del fondatore, Warren Avis, che nel 1946 aprì presso l'aeroporto di Detroit il primo ufficio della compagnia "Avis Airlines Rent A Car System".

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Esso

Il marchio esiste fin dal 1911 e trae origine dalla pronuncia inglese delle iniziali del nome originale dell'azienda, la "Standard Oil Co." (ESS-O).
In seguito l'azienda si divise e il marchio fu utilizzato dall'azienda petrolifera del New Jersey Exxon, oggi - in seguito a una fusione - gruppo ExxonMobil.

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Q8

Negli Anni '80 la compagnia petrolifera "Kuwait Petroleum International Ltd." scelse di pubblicizzare il proprio nome in modo accattivante. Nacque così il nome "Q8" che, pronunciato in inglese (Q-eight) suona come Kuwait, il paese di origine degli azionisti.
Il marchio, noto come "Q8 sails logo", venne creato dal grafico londinese Wolff Olins.
Ispirato alle storiche dhow, le tradizionali imbarcazioni arabe, il logo è composto da due vele colorate: il giallo rappresenta il deserto, il rosso il sole e il blu il mare.

3D Branding
Events
07-03-2010
"Panorami del contemporaneo" di Eleonora Fiorani

La II edizione del libro verrà presentata martedì 9 marzo 2010 alle ore 19.00 presso la FONDAZIONE MUDIMA (via Tadino 26, Milano).
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